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Veneto. Visite, tempi d’attesa dimezzati per legge. Licenziati i manager che non li rispettano. Nuove classi di priorità: «Più esami di notte e la domenica». I sindacati: «Impensabile senza risorse»

La riduzione delle liste d’attesa diventa legge. Ieri in consiglio regionale, nell’ambito del Collegato alla Stabilità, è stato approvato il piano della Regione sul contenimento dei tempi che intercorrono fra la prescrizione del medico di base e l’erogazione della prestazione specialistica: lo scopo è di dimezzare i giorni che occorre aspettare per visite ed esami che, pur non essendo urgenti, vedono lunghe code nell’accesso.

I direttori generali che non assicureranno il mantenimento di questi obiettivi potranno essere rimossi dal governatore Luca Zaia, ma l’opposizione consiliare e pure i sindacati sanitari sono critici nei confronti del provvedimento, in quanto non prevede un nuovo aumento di risorse.

L’articolo 35 così licenziato, grazie ai 24 voti favorevoli della maggioranza (contrarie le minoranze, ad eccezione degli astenuti Andrea Bassi, Pietro Dalla Libera e Marino Zorzato), sostanzialmente recepisce il progetto di legge presentato da Zaia subito dopo la sua rielezione e da allora giacente in commissione Sanità. Il testo è basato su una rimodulazione dei tempi massimi previsti per le classi di priorità che il medico prescrittore ha l’obbligo di specificare insieme al sospetto diagnostico. Ma mentre le prestazioni U (urgente) e B (breve attesa) continueranno a dover essere svolte, rispettivamente, entro 24 ore dalla presentazione ed entro 10 giorni dalla prenotazione, l’attesa scenderà per le D (differita) da 60 a 30 giorni e per le P (programmabile) da 180 a 60/90 giorni a seconda delle indicazioni del medico che le prescriverà.

Le aziende sanitarie e ospedaliere potranno garantire questi servizi anche tramite i centri privati accreditati. Almeno il 90% delle prestazioni, però, dovrà essere erogato entro le soglie appena introdotte, mentre solo il restante 10% potrà essere effettuato con un lieve ritardo: entro i successivi 10 giorni per la categoria B, entro i successivi 30 per le altre. Slittamenti che invece non saranno tollerati per le urgenze, che anzi comporteranno l’avvio di percorsi di presa in carico da parte dello specialista, il quale dovrà prescrivere da sé eventuali altri approfondimenti, senza rinviare il paziente al medico di famiglia.

Per favorire questo meccanismo, il Cup diventerà un Centro di prenotazione unico per ogni nuova Usl provinciale. Sarà inoltre possibile segnalare eventuali criticità al numero verde attivato dalla Regione e i direttori generali dovranno assicurare almeno un giorno alla settimana per il ricevimento degli utenti. Rispetto ai dg, la proposta originariamente varata dalla giunta prevedeva la loro decadenza automatica in caso di «reiterato mancato rispetto di quanto previsto», così come l’immediata revoca dell’accreditamento istituzionale agli erogatori privati, in presenza di loro disservizio. Le perplessità dell’opposizione, però, hanno indotto la maggioranza a levare questi automatismi, rinviando al presidente Zaia (sulla base di regole che saranno definite dalla giunta) la facoltà di rescindere il contratto con il manager inadempiente, in quanto il rispetto dei tempi di attesa è stato fatto rientrare fra gli obiettivi dell’incarico.

Domanda: come riuscirà la Regione a concretizzare questo piano, tanto atteso dai pazienti quanto inattuato negli anni? «Armonizzando la filiera sanitaria — risponde l’assessore di comparto Luca Coletto — in modo tale da rendere sempre più efficace l’apertura degli ospedali fino alle 23 per almeno tre giorni alla settimana e dalle 8 alle 12 alla domenica e nei festivi, anche grazie ai 20 milioni stanziati all’inizio dell’anno». Ma la minoranza dissente: «Se non si aumentano fondi e personale — chiede il dem Stefano Fracasso — come può un’azienda accelerare le prestazioni?». Non può, replica Luigi Dal Sasso, segretario regionale del sindacato dei medici Cimo: «Zaia può anche minacciare di far scoppiare la bomba atomica, ma senza le necessarie risorse non possiamo fare di più, altrimenti l’avremmo già fatto. A meno che non si pensi che i medici siano dei fannulloni a cui non interessa la salute dei loro pazienti».

Angela Pederiva – Il Corriere del Veneto – 16 dicembre 2016 

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