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Vitalizi nel mirino. Nel decreto sui rimborsi spunta la norma che colpisce gli assegni dei parlamentari e dei consiglieri regionali

Anche se indirettamente, i vitalizi dei parlamentari entrano nel blocco della rivalutazione previsto per le pensioni più alte. La norma è contenuta nel primo articolo del decreto legge approvato lunedì scorso in consiglio dei ministri, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato lo stop per l’adeguamento all’inflazione degli assegni deciso dal governo Monti. Cosa succede?

Se una persona ha sia una pensione che un vitalizio, parlamentare o regionale che sia, e la somma dei due assegni supera i circa 3 mila euro lordi al mese, lo stop alla rivalutazione riguarderà sia l’assegno dell’Inps sia quello del Parlamento. E questo perché le nuove regole, che eliminano la rivalutazione al di sopra dei 3 mila euro lordi, «si riferiscono a ogni singolo beneficiario in funzione dell’importo complessivo di tutti i trattamenti pensionistici in godimento, inclusi gli assegni vitalizi derivanti da uffici elettivi». La legge non può toccare direttamente i vitalizi: la materia può essere regolata solo dall’organo elettivo di appartenenza, come è successo con le delibere di Camera e Senato che hanno deciso lo stop degli assegni per i parlamentari condannati. Ma qui interviene sul cosiddetto «cumulo», cioè sulla somma di vitalizio e pensione, mettendo le due voci sullo stesso piano giuridico. Difficile dire in quanti casi la norma sarà applicata concretamente. Ma, a pochi giorni dal voto per le regionali, il messaggio politico è chiaro.

Per il resto, il decreto legge conferma sostanzialmente le anticipazioni degli ultimi giorni. Per la restituzione degli arretrati del 2012 e del 2013, non si andrà oltre il 40%, la percentuale prevista per chi ha un assegno fra le tre e le quattro volte il minimo, e cioè da 1.443 e 1.924 euro lordi al mese. Mentre si scenderà al 20% nella fascia fra quattro e cinque volte il minimo, al 10% fino a sei volte il minimo, per scendere a zero con gli assegni più alti. Nel 2014, invece, la rivalutazione è prevista al 20% di quella accordata per il 2012-13 e risalirà al 50% a partire dal 2016.

Un’altra piccola sorpresa spunta all’articolo 5, quello che neutralizza il taglio delle pensioni in caso di cattivo andamento dell’economia. L’assegno non viene ridotto, nonostante la prolungata recessione del Pil avrebbe prodotto, con le regole attuali, una leggera svalutazione del montante contributivo sul quale si calcola la pensione. La svalutazione non ci sarà, in ogni caso parliamo di pochi centesimi, «salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive». Se nei prossimi anni l’economia dovesse riprendere a tirare, quindi, si guadagnerà qualcosina in meno sull’assegno.

Un’altra misura della quale finora non si era parlato è quella che rende più semplice la richiesta di anticipare nella busta paga il Tfr, il trattamento di fine rapporto. Nel decreto ci sono delle regole che facilitano i finanziamenti bancari per quei datori di lavoro che non intendono o non possono anticipare il Tfr con risorse proprie.

Lorenzo Salvia – Il Corriere della Sera – 22 maggio 2015 

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