Breaking news

Sei in:

Diossina nelle uova delle cascine lombarde. Controlli Asl nei campi da Bovisa ad area Falck: nel 70% livelli fuori norma

Il Dipartimento veterinario dell’Asl milanese ha effettuato un’analisi delle uova prodotte per autoconsumo nelle cascine che si estendono per un raggio di dieci chilometri dall’ex area Falck e dalla Bovisa. Il risultato è inquietante

Se volete mangiare una gallina domani, è meglio che stiate attenti all’ovetto che bevete oggi. Non siate così felici se un contadino vi regala un sacchetto di uova fresche o una bottiglia di latte appena munto, tante volte è migliore un «tuorlo» del supermercato che quello di una gallina lombarda. Lo stesso vale per il latte.

Stiano quindi in guardia i sostenitori del cibo naturista, perché il Dipartimento veterinario dell’Asl milanese ha effettuato un’analisi delle uova prodotte per autoconsumo nelle cascine che si estendono per un raggio di dieci chilometri dall’ex area Falck e dalla Bovisa. Il risultato è inquietante. «Su dieci campionamenti, sette superano il livello ammesso di particelle di diossina e di Pcb. Alla fine di dicembre abbiamo notificato alle famiglie, che dichiarano di produrre uova e latte per autoconsumo, il divieto d’assunzione dei loro cibi» spiega il dottor Claudio Monaci, responsabile del Dipartimento sanitario dell’Asl.

La ricerca, che si è svolta oltre che su tutto il territorio nazionale sotto il coordinamento del Ministero della Salute anche in alcune città europee come Bruxelles, interessa soprattutto la Lombardia e in particolare novantuno allevamenti intorno ad aree altamente industrializzate nelle zone di Sesto San Giovanni, Cerro al Lambro e Mantova. «Il problema viene dal terreno. Quando una gallina o una mucca mangiano, assumono insieme ai vegetali anche un po’ di terra. Attraverso la terra gli animali ingurgitano sostanze nocive che vanno ad inquinare l’uovo oppure il latte, che cucinati con regolarità portano a problemi di salute essendo cancerogeni». Nel 75% dei campioni sottoposti a controllo, i beni alimentari in questione presenterebbero un livello di diossina e di Pcb di 6 picogrammi superiori alla quantità prevista dalla normativa Ce, tanto che l’europarlamentare Andrea Zanoni sta interessando sul caso l’Unione Europea affinché proceda a trovare soluzioni a tutela della salute di quel consumatore ancora convinto che tutto ciò che viene da un allevamento o una coltivazione naturale sia ottimo per la salute.

«Abbiamo diffuso un comunicato in cui vengono date delle regole ben precise per procedere alla disintossicazione degli animali da cortile, ai quali bastano tre mesi di cibo sano per tornare a produrre uova e latte che facciano bene». In pratica, piuttosto che far crescere una gallina sull’aia o sul campo, è meglio abituarla a cibarsi su una grata o su un’area di cemento in modo che non ingurgiti quel terriccio diventato «assassino» per essere stato lungamente sottoposto alle scorie tossiche che escono dalle aziende. I contadini che vivono nelle zone limitrofe alle aeree industriallizate devono cambiare sistemi d’allevamento. Da più di cento anni l’uomo inietta veleni nel suolo su cui vive e così anche un bicchiere di latte che ha ancora il tepore del corpo della mucca può essere tossico. E’ il prezzo che si paga per poter garantire il benessere a tutti.

Il Giornale – 24 gennaio 2014 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top