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Vogliono tagliare le pensioni ma salvano quelle dei deputati. La Camera mette in bilancio un buco previdenziale da 131 milioni

Mentre rispunta l’ipotesi di colpire gli assegni dai 3mila euro lordi, la Camera mette in bilancio un buco previdenziale da 131 milioni: 25 di contributi contro 157 di spesa

Tagli alle pensioni «d’oro», che poi scopri che sono quelle da 3.000 euro lordi in su. L’ipotesi è rispuntata in questi giorni difficili per il governo, tra conti che non tornano e una manovra correttiva che incombe.

Ne ha parlato il sito Formiche.net, come possibile copertura del bonus di 80 euro. Ipotesi tecnica, per il momento, ancora non sottoposta al vaglio politico di Palazzo Chigi. Dalla Presidenza del Consiglio non sono arrivate né conferme né smentite. Se non un realistico «il premier Renzi farà di tutto per non fare una cosa del genere», proveniente da ambienti governativi.

Quello che è certo è che c’è una categoria di «pensionati» che non fa sacrifici e resiste a tutto. La «previdenza» dei parlamentari rimane un caso unico di squilibrio e privilegio, in barba alla spending review e alle riforme – votate dagli stessi parlamentari – che hanno trasformato il sistema previdenziale italiano in quello più severo dell’Unione europea.

Dal bilancio interno della Camera in corso di approvazione in questi giorni, emerge ancora una volta l’anomalia delle onorevoli pensioni. Nel 2014 Montecitorio prevede di incassare tra ritenute e contributi previdenziali pagati dai deputati 25,7 milioni di euro e, nello stesso anno, di spendere per i vitalizi 156,2 milioni di euro: sette volte tanto. Il «buco» previdenziale dei deputati, del tutto teorico perché il bilancio della Camera copre tutte le spese per vitalizi e assegni di reversibilità, è di circa 130 milioni in un solo anno.

Se i normali cittadini avessero lo stesso trattamento in termini di rapporto tra contributi pagati e assegni incassati, l’Inps sarebbe in rosso di quasi 220 miliardi di euro e l’italia sarebbe in una bancarotta conclamata e irreversibile. Per dare una misura: se tutti i contribuenti e pensionati italiani fossero deputati ed ex deputati, il deficit si appesantirebbe ogni anno di un percentuale vicina al 16%; il rapporto deficit Pil sfiorerebbe il 19%. La fortuna dei deputati è che sono pochi e possono contare sulla autonomia amministrativa di cui gode il Parlamento e gli altri organi costituzionali, troppo spesso utilizzata per ottenere benefici economici. Come segnale di buona volontà nel bilancio 2014 c’è il contributo di solidarietà che pagano tutti i pensionati con un assegno di 14 volte superiore al minimo. Una delibera dell’ufficio di presidenza di giugno stabilisce che lo paghino anche gli ex deputati. Quando fu approvata, la Camera spiegò che sarebbe stata finanziata da trattenute variabili sui vitalizi superiori ai 90 mila euro.

Peccato che la cifra, peraltro modesta visto che sono 275mila euro, a leggere il bilancio, risulta registrata solo tra le voci in uscita. Il sospetto, insomma, è che i vitalizi degli ex deputati restino intatti che a farsi carico del contributo, o meglio di dare la cifra corrispondente allo Stato, sia la Camera.Si dirà, il sistema previdenziale dei parlamentari è già stato riformato, impedendo ad esempio le pensioni precoci di deputati. Ma non si capisce perché agli eletti non possa essere semplicemente riconosciuta una contribuzione da cumulare con quella da lavoro dipendente. Qualcosa da tagliare ci sarebbe anche per gli ex deputati. Ad esempio i 900mila euro in un solo anno che Montecitorio sostiene come contributo alle spese degli eletti a riposo. Sfidiamo i lettori a trovare un’azienda, che si faccia carico delle spese dei dipendenti pensionati. O un parlamento così generoso.

Il Giornale – 23 luglio 2014 

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