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Vongole al veleno, sequestrati 300 chili “veraci” canale Petrolchimico

Blitz notturno della guardia di finanza: padre e due figli stavano pescando a fari spenti e con il vibrante a Cunetta di Fusina

VENEZIA – Belle, grosse, “veraci”. Tante. Oltre tre quintali. Ma soprattutto avvelenate. Erano già sistemate in dodici ceste pronte per essere vendute ai mercati del pesce, di lì a poche ore. A far naufragare la battuta di pesca abusiva di padre e due figli di Pellestrina sono stati i militari della stazione navale di Venezia della guardia di finanza, autori di un abbordaggio talmente riuscito da non consentire ai pescatori la benché minima reazione o abbozzo di fuga.

Scenario del blitz avvenuto all’una della scorsa notte, il canale Cunetta di Fusina: ricavato fra due casse di colmata stipate dai fanghi industriali delle aziende del Petrolchimico e per questo fra gli specchi di laguna più inquinati e compromessi. Off limits per ogni sorta di attività ittica a causa del grave rischio igienico-sanitario. Circostanza che tuttavia non ha impedito ai tre – già avvezzi a incursioni in acque interdette – di sconfinare a fari spenti con il loro peschereccio e mettersi al lavoro con tanto di vibrante, sicuri di farla franca, lontano dalle rotte consuete. Si sbagliavano.

A intercettarli una vedetta di pattuglia che è riuscita nell’oscurità ad affiancare l’imbarcazione. Salato il conto finale servito dagli uomini al comando del luogotenente Giovanni Buonocore: sigilli a natante, molluschi e attrezzi per un valore di oltre cinquantamila euro e denuncia all’autorità giudiziaria per danneggiamento ambientale e pesca in acque vietate. Nonché sanzioni amministrative per avere utilizzato un mezzo abilitato esclusivamente alla pesca diurna e nelle aree assegnate in concessione dal Gral. Dall’inizio dell’anno le Fiamme gialle hanno impedito che oltre due tonnellate e mezzo di vongole contaminate raggiungessero le tavole dei consumatori, sequestrando tre pescherecci e undici attrezzi, indagando 25 persone, la metà per violazioni penali. A riprova di una guerra pressoché quotidiana contro i “caparossolanti” di frodo.

Gazzettino – 3 agosto 2012

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