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Voto di fiducia, i giuristi dicono sì. Zaia accelera, ma in Regione è scontro. L’opposizione: «Il governatore vuole mettere la museruola alla sua maggioranza»

Palazzo Madama ha il canguro, la tagliola e la ghigliottina? Allora pure Palazzo Ferro Fini può dotarsi della questione di fiducia: con questa convinzione del governatore Luca Zaia è iniziato ieri, in commissione Politiche Istituzionali, l’esame del progetto di legge mirato ad introdurre anche in consiglio regionale la possibilità per il presidente e la sua giunta di subordinare la loro permanenza in carica all’approvazione di un provvedimento ritenuto decisivo «ai fini dell’attuazione del programma di governo e dei suoi aggiornamenti o su questioni particolarmente rilevanti per la collettività regionale».

Acclarata la sostanziale costituzionalità dell’istituto, restano le perplessità dell’opposizione (e pure di frange della maggioranza) sulla reale utilità dello strumento, che per gennaio potrebbe comunque entrare nello statuto.

Già la prossima settimana infatti, la discussione potrebbe aprirsi e chiudersi in commissione, in modo da approdare in aula nella prima seduta utile di ottobre. La procedura prevista per le modifiche statutarie consiste in un’approvazione a maggioranza assoluta, con due deliberazioni successive adottate ad almeno due mesi di distanza. Per questo è verosimile che, superata la pausa natalizia, il via libera definitivo possa arrivare all’inizio dell’anno. Sul piano costituzionale gli esperti Mario Bertolissi e Marco Olivetti, indicati all’audizione rispettivamente dal centrodestra e dal centrosinistra, hanno acceso semaforo verde se non altro perché il governo non ha mai impugnato gli Statuti delle quattro Regioni che attualmente prevedono lo stesso istituto, pur non avendovi mai fatto ricorso (Calabria, Campania, Liguria e Friuli Venezia Giulia). «Anche questo dimostra che si tratta di un rimedio estremo. Che poi sia opportuno o meno, è solo l’esperienza a poterlo dire, perché sulla carta potrebbe sembrare marginale quello che nella pratica si rivela invece prezioso», ha osservato Bertolissi. «In astratto è un intervento fattibile, ma visti gli efficaci strumenti anti-ostruzionistici già in dotazione al consiglio regionale, al momento mi sembra una possibilità superflua e potenzialmente causa di squilibri», ha evidenziato Olivetti.

Le minoranze sono critiche. «Con l’elezione diretta del presidente, il sistema maggioritario, il voto palese sempre in aula e i tempi contingentati per regolamento – dice il dem Stefano Fracasso – il voto di fiducia di fatto già c’è. Non c’è quindi alcun bisogno di andare a sconvolgere lo statuto e il regolamento. Altra cosa è invece se Zaia vuole mettere una museruola alla sua maggioranza». Necessità forse più avvertita nella scorsa legislatura, viste le crepe nella maggioranza di allora, che nell’attuale. «Ma cinque anni sono lunghi e tutto può succedere – ribatte il leghista Marino Finozzi, presidente della Prima Commissione – per cui giustamente Zaia vuole avere la certezza di approvare rapidamente le riforme che servono ai veneti». Rilanciano i tosiani Stefano Casali, Andrea Bassi, Giovanna Negro e Maurizio Conte, annunciando una manovra emendativa: «Questo è un delirio di onnipotenza e controllo. In consiglio governa ampiamente la maggioranza e se anche le opposizioni si compattassero, mettendosi di traverso, il tutto si limiterebbe ad alcune ore di lavoro in più. Ma questa è la democrazia».

A sollevare dubbi è poi il comma sulla decadenza del presidente e della giunta: scatterebbe in caso di «mancata approvazione della questione di fiducia a maggioranza assoluta dei consiglieri regionali». «Ma cosa vuol dire, che se in aula siamo meno di 50 e la fiducia non passa con una maggioranza relativa, allora il governatore resta in carica lo stesso ?», chiede il pentastellato Jacopo Berti. «Francamente non capisco la differenza tra dimissioni del presidente ed effetto della questione di fiducia», confida Antonio Guadagnini di Indipendenza Noi Veneto, lista che sta in maggioranza.

Angela Pederiva Il Corriere del Veneto – 1 ottobre 2015 

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