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Treviso. Lega e Pdl a pezzi, verso resa dei conti

di Alessandro Zago. Il giorno dopo il tonfo del centrodestra al primo turno, nella Lega e nel Pdl si preannuncia già la resa dei conti dopo il ballottaggio: i lealisti bossiani reclamano la fine del commissariamento del Carroccio della Marca per riaffidare la segreteria a Toni Da Re.

Ma nel mirino, oltre a Tosi, ci sono anche Leonardo Muraro e Federico Caner, «rei» di aver spinto a ogni costo sul rilancio di Gentilini. Mentre nel Pdl, in caso di sconfitta di Gentilini, scatterà il commissariamento del coordinamento provinciale oggi in mano a Fabio Chies, sernagiottiano di ferro, altro sponsor di Gentilini. E Zanetti spiazza tutti avvertendo: «Non ho stretto accordi con Gentilini». E infatti, anche per questo, Tosi a giorni lo incontrerà per fargli cambiare idea. Lega dei lunghi coltelli. Di fronte a quella che Gentilini ha ribattezzato «la frana verde», il sindaco uscente Gian Paolo Gobbo, ex potente segretario regionale, scatena l’offensiva: «La Lega a Treviso non ha tenuto, è sotto gli occhi di tutti. Gentilini, invece, sì. E quindi il problema, per il Carroccio, va risolto a monte: si deve risolvere il problema della gestione della Lega in Veneto. Mi auguro quindi che il congresso federale arrivi a breve, quindi il regionale e il provinciale». Il segretario nathionàl (regionale) Flavio Tosi, sindaco di Verona, è nel mirino dei lealisti bossiani di Marca: ha immolato la Liga sull’altare della Lega Lombarda. «Non commento», dice Gobbo, «ma auspico a breve la fine del commissariamento della Lega trevigiana e, come nuovo segretario, per risollevare le sorti del partito il nome giusto è quello di Toni da Re», lealista come Gobbo, ex segretario provinciale defenestrato un anno fa dai maroniani e sostituito da Giorgio Granello, poi commissariato perché messo all’angolo dai lealisti. Oggi il commissario è il bellunese Faoro che, visto il ko alle urne, ieri non voleva parlare usando il classico espediente del telefono che non prende. Gobbo però guarda in alto. Alla segreteria regionale che Tosi gli ha scippato: secondo i bossiani trevigiani è l’origine di tutti i mali, che culminerà con la sconfitta di Gentilini per la quale, a questo punto, spingono gli stessi bossiani. Della serie: muoia Sansone e tutti i filistei. Un Tosi da ieri preso di mira dagli sms dei leghisti della Marca, che ora vogliono la sua testa, ma anche quella del tosiano Leonardo Muraro e pure quella di Federico Caner, il capogruppo in Regione che si è rifiutato di candidarsi sindaco, come volevano sia Gobbo che Da Re. Un Tosi che, come Maroni, ha più volte detto che Gentilini doveva cedere il passo a un candidato più giovane, salvo poi non fare nulla per imporre il cambio. «Io non dico niente», sussurra Da Re, «ma confermo: da segretario puntavo al lancio di Caner a Treviso, ma già dalla primavera del 2012, per fare una bella campagna elettorale per farlo conoscere. Non è andato così. E mi hanno fatto fuori. Vediamo come va il ballottaggio». Ieri Luca Zaia, governatore del Veneto, diceva: «Caso Belsito ed epurazioni sono tra le cause degli scarsi risultati della Lega alle comunali. In Veneto però abbiamo avuto candidati con ottimi risultati: Speranzon ma soprattutto Gentilini. Certo a Treviso la partita non è conclusa ed ora pancia a terra e lavorare». E Tosi, che dice? «La Lega risente di quella che è la sfiducia nei partiti e nei pochi risultati che i cittadini vedono arrivare, ora la svolta è nelle liste civiche dei sindaci, e la Lista Gentilini ha ottenuto consenso. E ora incontrerò Zanetti». Pdl, il commissariamento è pronto. Passiamo al Pdl, ossia al partito del centrodestra che è uscito dal primo turno con le ossa più rotte: già nell’ottobre del 2012 il leghista Caner (per questo la Lega, Se lo Sceriffo perderà, gli presenterà il conto) e l’assessore regionale Pdl Remo Sernagiotto, dominus azzurro nella Marca, con la benedizione del coordinatore regionale Marino Zorzato avevano stretto il patto su Treviso e su Gentilini. A gestire l’accordo, il coordinatore provinciale Fabio Chies, uomo di Sernagiotto. Ma, almeno al primo turno, è andata male. E infatti la corrente galanian-sacconiana-castrista (di Maurizio Castro) è pronta a fargli la festa: «Dopo il ballottaggio, vista la campagna elettorale inesistente», dice Maurizio Castro, «nel Pdl ci dovrà essere un confronto per arrivare a un congresso provinciale», per defenestrare chi ha voluto sostenere Gentilini e non un altro candidato. E infatti il correntone anti-sernagiottiano ha pronto il piano: commissariare Chies per poi eleggere come nuovo coordinatore o il galaniano Amedeo Gerolimetto (o per lui Annalisa Rampin) più la sacconiana Rossella Pagotto (oppure Eugenio Mazzocato). Zanetti intanto frena. L’Udc intanto, per bocca del senatore Antonio De Poli, ribadisce l’appoggio dei moderati del centrodestra a Manildo. Ma anche Massimo Zanetti, dopo aver aperto a Gentilini, oggi precisa: «Ho detto di ritenere che i nostri elettori siano tendenzialmente di centrodestra, non che ho già fatto accordi con Gentilini. Siamo l’ago della bilancia. Ma una parte dei miei elettori potrebbe essere stanca del governo leghista».

La Tribuna di Treviso – 29 maggio 2013

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