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West Nile virus, salgono a 41 i casi di persone infette. Regione preoccupata, lettera ai sindaci: «Problema rilevante»

1a1a1_0a01mosquitoOrmai nel Veneto è diventata un’epidemia. Mai tanti casi di West Nile come negli ultimi due mesi. L’infezione non tende a frenare. Il direttore del laboratorio di microbiologia dell’università di Padova Giorgio Palù lancia l’allarme. La Regione interviene. Oggi siamo già a 41 persone infette. Dal 7 settembre 22 in più. Un’autentica escalation infettiva. Dei casi confermati dai sofisticati esami del laboratorio padovano, uno dei più avanzati in Europa, il report segnala 19 sindromi neuro invasive, vale a dire meningoencefaliti, le più pericolose perché possono innescare una serie di complicazioni fino alla morte, 12 febbri da West Nile, 10 donatori di sangue positivi. Interessati soprattutto i territori delle Ulss di San Donà e Mirano, poi Treviso, Venezia, Cittadella. Ancora più colpite le zone di Jesolo, Eraclea, Concordia Sagittaria, San Stino di Livenza, Portogruaro, Mira, Spinea.

In provincia di Vicenza 2 casi nel Bassanese (una donna di 54 anni di Mason e un uomo di 53 anni di Cartigliano) e 1 caso ad Altavilla (un giovane di 18 anni). I serbatoi della febbre del Nilo occidentale sono gli uccelli migratori e gli animali domestici ma il vettore è la comune zanzara Culex pipiens. Sono le sue punture a trasmettere, all’imbrunire e all’alba, l’infezione, che nell’80 per cento dei casi non produce alcuna conseguenza, ma nel 20 per cento causa febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, macchie alla pelle. È l’1% di questi pazienti, 1 su 150, a correre i rischi maggiori, fino alla paralisi, al coma. Per 1 persona su mille l’esito è letale. Insomma nel Veneto esiste un’endemia della West Nile. Il prof. Giorgio Palù, virologo di fama internazionale che da anni è chiamato ad accertare con il suo laboratorio i casi sospetti in collegamento con Istituto Zooprofilattico delle Venezie, Regione e Ministero della salute, spiega: «L’estate caldissima e ora le piogge hanno creato l’habitat ideale per la moltiplicazione delle zanzare, per cui il virus è comparso già ai primi di luglio. Ci sono parecchie analogie con l’infezione verificatasi negli Usa, la più grave dal 2005, dove l’estate è stata ugualmente secca e afosa». Il ceppo isolato è il “clade genotipo Livenza”, identico a quello sequenziato nel 2011 su un paziente residente nei pressi del fiume omonimo, segno del fatto che il virus lo scorso inverno è rimasto annidato nelle larve delle zanzare all’interno dei tombinie nelle acque stagnanti. Il prof. Palù con il suo gruppo sta studiando la patogenesi della malattia e la virulenza sui topi per sviluppare nuovi farmaci e produrre un vaccino, ma intanto «é necessaria la disinfestazione, perché dove viene fatta l’infezione scompare». Dal 2006 una delibera regionale attribuiva questo compito solo ai Comuni, ma ora è un’emergenza, e la Regione cambia strategia. Con una nota urgente spedita ai direttori generali delle Ulss 9, 10, 18, 19, il segretario della sanità Domenico Mantoan chiede di procedere a una disinfestazione straordinaria nei Comuni interessati. «Il problema – scrive – ha assunto una rilevanza sanitaria importante». La spesa verrà rimborsata dalla Regione, che ora sta preparando un provvedimento che prevede dal 2013 uno speciale piano di controllo e lotta.

Franco Pepe – Giornale di Vicenza – 1 ottobre 2012

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