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World Economic Forum: ecco perché non bisogna fare tagli alla sanità durante la crisi. Gli economisti: imprescindibile adottare un approccio che metta al centro la salute con la S maiuscola, di persone, animali, ambiente.

Aboutpharma. I budget destinati alla sanità non vanno ridotti, anzi occorre investire nel settore per prepararsi a crisi future. Anche il World Economic Forum entra nel dibattito su come reperire risorse pubbliche da reinvestire nelle aree messe più a rischio dalla crisi economica globale dicendo un secco no a ulteriori tagli al settore sanitario. Con un approfondimento a firma di Hans Kluge, direttore regionale in Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, e di Mario Monti, capo della Commissione paneuropea per la Salute e lo sviluppo sostenibile, già commissario europeo e primo ministro italiano, l’istituto economico internazionale invita la politica a prepararsi ad eventuali crisi future. “I responsabili politici oggi hanno il potere di fare scelte che decideranno se le generazioni future saranno resilienti e in grado di far fronte con successo a minacce multiple e complesse. Sappiamo cosa c’è in gioco. Il momento di agire è adesso”.

La politica deve prendere in mano la situazione

“Nell’attuale situazione globale, caratterizzata da incertezza politica ed economica, alti costi energetici, carenza di manodopera e aumento del costo della vita – scrivono i due economisti – molti ministri delle finanze del governo in tutto il mondo devono affrontare scelte difficili mentre cercano di pareggiare i conti mentre soddisfano altre richieste sui loro budget, compresa la difesa. Ciò rende ancora più importante proteggere e, ove possibile, aumentare i budget sanitari per salvaguardare le nostre popolazioni e garantire che i nostri sistemi sanitari siano resilienti alle inevitabili sfide future. In caso contrario, abbiamo imparato poco dalla pandemia di Covid–19”.

Investimenti come polizza assicurativa

Non investire nella preparazione dei sistemi sanitari ad eventuali nuovi shock imprevisti, non solo pandemie ma anche crisi finanziarie o disastri naturali, significa spendere di più nel lungo periodo. “Investire nella sanità oggi è come una polizza assicurativa: i Paesi possono rischiare non pagando i premi, ma in questi tempi incerti giocano sulla vita e sul benessere delle loro popolazioni. Sappiamo anche che la salute è una componente importante dell’economia di per sé in diversi modi. Fornisce i premi dell’innovazione scientifica, riconosciuta da quei paesi che hanno adottato ambiziose strategie di scienze della vita. E le strutture sanitarie avvantaggiano le loro economie locali, non solo come datori di lavoro, ma attraverso il loro sostegno ai fornitori locali di beni e servizi. Ciò è particolarmente importante nelle aree che hanno subito una deindustrializzazione su larga scala”, aggiungono.

Convogliare bene le risorse

“Dato che l’assistenza sanitaria sarà sempre ad alta intensità di manodopera – scrivono Klunge e Monti – anche se possiamo sfruttare le nuove tecnologie, dobbiamo investire nel personale sanitario, con misure che attirino e trattengano questi lavoratori essenziali. Dovrebbe esserci una sostanziale riallocazione dell’assistenza allo sviluppo per la salute verso funzioni globali, come la ricerca e lo sviluppo in medicinali e vaccini per le malattie prevalenti nei paesi poveri e per combattere la resistenza antimicrobica (Amr). I finanziamenti continui e sostanziali dovrebbero anche essere convogliati al Fondo per la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie di recente istituzione, sviluppato con la leadership di Stati Uniti, Italia e Indonesia nell’ambito delle loro presidenze del G20 e con un ampio sostegno del G20 e oltre”.

L’approccio One health

Imprescindibile adottare un approccio omnicomprensivo, dicono gli economisti, che metta al centro la salute con la S maiuscola, di persone, animali, ambiente. “Sappiamo che se avessimo investito di più nella preparazione, avremmo ridotto i costi della pandemia. Ma questo richiede un nuovo modo di pensare, basato su One Health, inteso come l’insieme delle relazioni tra la salute dell’uomo, degli animali e l’ambiente. I paesi più ricchi possono farlo con le proprie risorse, basandosi sulle sinergie tra i dipartimenti governativi che offrono importanti vantaggi collaterali. I paesi più poveri avranno bisogno di aiuto. Ciò significa che i fornitori bilaterali e multilaterali di aiuti internazionali devono indirizzare le risorse in modo appropriato, per costruire capacità di prevenzione e preparazione a livello globale, riconoscendo che la prevenzione e la preparazione della pandemia globale è forte quanto l’anello più debole, come ha brutalmente dimostrato il Covid-19”, concludono.

Tagli alla spesa sanitaria in Italia

Un appello che pochi Stati ad oggi stanno accogliendo, affannati dalle misure di contenimento della crisi energetica. “Entro i prossimi 5 anni è previsto calo della spesa sanitaria dal 7,2% al 6% del Pil. Urge riformare, rinnovare e rifinanziare il Ssn per un futuro più stabile per i cittadini”, sottolinea Mattia Altini, presidente della Società italiana di Leadership e management in medicina, durante il XIV Congresso #SIMMiNNOVA “Il rinnovamento della sanità in ottica Pnrr. Se non ora, quando?”. “Bisogna riformare il Ssn, selezionando capitale umano responsabile, aumentando il personale infermieristico e la sua autonomia, al fine di garantire un rapporto medici/infermieri di 1a3 come indicato dalle linee guida internazionali. Velocizziamo l’ascesa di carriera in campo medico e remunerazione adeguata al carico di lavoro e responsabilità. Rifinanziare il Ssn in media al finanziamento dei Sistemi sanitari dell’Ue, non meno del 7% de Pil”, aggiunge.

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