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Zaia bis, conto alla rovescia per la squadra. Nel toto assessori Ciambetti e Coletto sono dati per certi. Il fedelissimo Marcato potrebbe guidare palazzo Ferro Fini

Fedeli, competenti e pronti per l’uso. Perché «non ci sono più alibi». Ecco l’identikit della giunta Zaia due. I nomi per ora sono nella testa del governatore, ma è solo questione di tempo. Del resto, si è in attesa anche per i componenti del nuovo Consiglio regionale. Ogni momento è buono per la proclamazione degli eletti da parte della Corte d’Appello di Venezia. Ma è facile che si arrivi a venerdì, se non addirittura a lunedì, visti i problemi tecnici riscontrati in diversi tribunali del Veneto.

Questa non è solo una questione tecnica, di lana caprina, ma di sostanza. Dalla rosa dei 28 consiglieri di maggioranza che siederanno a palazzo Ferro Fini, Zaia dovrà scegliere i componenti della sua squadra. Certo, la nuova legge elettorale permette di chiamare, su un massimo di dieci assessori consentiti, cinque esterni. Ma pare che l’intenzione sia quella di rimanere tra i due e i tre. Poi c’è il nodo della quota rosa: quante donne faranno parte della squadra di Zaia? La nuova norma véneta prevede solo una «rappresentanza». Quindi non ci sono limiti da rispettare.

CAOS SCHEDE. Ma andiamo con ordine. Sul fronte dello scrutinio elettorale le operazioni di spoglio non sono complete. A dieci giorni dal voto, la netta vittoria del governatore uscente, Luca Zaia, non è messa in discussione: il leghista ha doppiato l’avversaria numero uno, la candidata del centrosinistra, Alessandra Moretti. Il nodo è la composizione del nuovo Consiglio. Manca ancora la definizione dei nomi e quindi proclamazione da parte della Corte d’Appello. «Ma sono tempi fisiologici – tranquillizza il coordinatore dell’Osservatorio regionale per le elezioni, Paolo Feltrin -. Solo se di dovesse arrivare alla prossima settimana si potrà parlare di tempi record». Questa attesa è dovuta non solo a questioni interpretative della nuova legge elettorale del Veneto, ma anche per i conteggi delle schede. Nei giorni scorsi i tribunali di Verona, Treviso e anche Vicenza hanno dovuto richiamare i presidenti di seggio: i verbali completati all’alba di lunedì non erano giusti. In pratica, i totali indicati non coincidevano con i risultati delle somme. Sarà stata la stanchezza di una giornata intensa, iniziata alle sei della domenica, o l’effettiva difficoltà del voto disgiunto, il fatto è che sono particolarmente numerose le schede contestate.

LE RICHIESTE. Intanto, però, il toto assessori è aperto. Alcuni nomi sono dati per certi: il vicentino Roberto Ciambetti, riconfermato al bilancio, e il veronese Luca Coletto alla sanità. Della squadra poi potrebbe far parte il leghista Fabrizio Boron, di Padova. Da Venezia due i nomi dei leghisti in corsa ad una poltrona a palazzo Balbi: Francesco Calzavara o Gianluca Forcolin. Tra gli assessori esterni per ora una sola certezza: l’ex capogruppo della Lega in Consiglio, il trevigiano Federico Caner, dato per certo all’agricoltura.

PARTITI E PALAZZI. La fedeltà è una qualità che Zaia apprezza molto. Il padovano Roberto Marcato sembra aver questo requisito per essere considerato l’uomo giusto alla carica del presidente del Consiglio regionale. Ma non sarebbe il solo. In pole position ci sono anche altri leghisti: il bellunese Gianpaolo Bottacin e il vicentino Nicola Finco. A palazzo Ferro Fini poi c’è da definire l’Ufficio di presidenza, cinque consiglieri in tutto, di cui tré decisi dalla maggioranza, quindi da Zaia. Qui potrebbe finire il consigliere super votato di Fratelli d’Italia, Sergio Berlato? Lui, si sa, punta ad entrare in giunta, referato alla caccia. Ma le porte di palazzo Balbi per lui non sembrano aperte. Questo per una questione di “calibro”: il gruppo non avrebbe conquistato la soglia minima, cioè tre consiglieri eletti, per ottenere una poltrona in giunta. Una quota che raggiunge a pieno titolo l’altro gruppo in coalizione: Forza Italia. Per esperienza e lealtà la donna giusta in squadra sembra essere l’azzurra vicentina Elena Donazzan. Giallo, infine, per gli eletti tra gli indipendentisti della maggioranza: il più votato rischia però di non arrivare a Venezia. Per loro, poi, un posto ai piani del Ferro Fini? La risposta arriverà solo da Zaia.

Il Giornale di Vicenza – 10 giugno 2015 

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