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Zaia sferza il Consiglio. «Fermi sessanta atti, venti urgenti»

Lettera di Zaia a Ruffato: «Alcuni vanno approvati entro l’anno». Fare il postino tra le due sponde del Canal Grande, un dì a Palazzo Balbi, l’altro al Ferro Fini, dev’essere un mestiere davvero snervante. Il governatore Luca Zaia ed il presidente del consiglio regionale Valdo Ruffato, infatti, negli ultimi tempi non si parlano che a mezzo lettera; o meglio, litigano a mezzo lettera, seppur con tutte le cortesie istituzionali del caso. Della serie: verba volant, scripta manent.

Mercoledì 21 novembre era stato Ruffato a prendere carta e penna per sollecitare, «anche su richiesta dei colleghi consiglieri», l’invio in aula del bilancio di previsione 2013, che lo statuto vorrebbe depositato entro il 30 ottobre e la legge approvato entro il 31 dicembre, ed invece giace ancora nei cassetti della giunta. Una settimana più tardi, il 29 novembre, è invece Zaia a scrivere a Ruffato e stavolta, ad essere accusati di ritardi insostenibili, sono i consiglieri. «Carissimo presidente Ruffato – scrive Zaia – nel corso delle ultime sedute di giunta ho attivato un’analisi sull’iter delle deliberazioni rivolte al consiglio regionale, nonché dei progetti di legge di iniziativa giuntale, analisi dalla quale è emerso che una sessantina di atti non hanno ancora trovato definizione». Continua il governatore: «A seguito di ulteriori approfondimenti da parte dei componenti della giunta, emerge, come evidenziato nell’elenco che allego, che una ventina di atti, fra i quali tre pdl (progetti di legge, ndr.) che devono essere approvati entro la fine del corrente anno, rivestono carattere di urgenza». Seguono «auspicio che gli atti segnalati, anche col tuo fattivo interessamento, concludano positivamente il loro iter in tempo utile» e due pagine con l’elenco di 23 provvedimenti di «urgente definizione», di cui 3 da approvare entro fine anno a causa di una «particolare urgenza e indifferibilità»: si tratta della riforma delle Ater dell’assessore all’Edilizia pubblica Massimo Giorgetti, della riforma delle strutture della giunta (conseguente all’approvazione del nuovo statuto) del vice presidente con delega al Personale Marino Zorzato e della nuova legge sul Commercio messa a punto dall’assessore alle Attività produttive Isi Coppola. Ma nella lista stilata da Zaia c’è davvero di tutto: dai disegni di legge della commissione Antonini a quelli su Fondazione Univeneto, dal programma dei lavori pubblici 2012 alle limitazioni al fotovoltaico, dalle nuove norme sulla distribuzione del carburante a quelle in materia di sicurezza sul lavoro, dalle stabilizzazioni delle sperimentazioni di Motta di Livenza e Cavarzere allo Sportello unico per le attività produttive. E avanti così.

La lettera di Zaia sa chiaramente di replica a Ruffato, come a dire: guardate la pagliuzza nel nostro occhio (se mai il bilancio possa considerarsi tale) e non vi accorgete della trave nel vostro. Certo è che i ritardi che si stanno accumulando tra Palazzo Balbi e Palazzo Ferro Fini cominciano ad assumere proporzioni preoccupanti. La macchina è ferma e quando si muove, lo fa per discutere l’indipendenza del Veneto o per rimettere mano al Piano socio sanitario con modifiche che si sarebbero potute evitare approvando due emendamenti sei mesi fa. La speranza di Zaia di veder approvate entro fine anno le tre riforme «indifferibili» è ridotta al lumicino: sia la legge del Commercio che quella per il ridisegno delle strutture di giunta, infatti, a ieri erano ancora in discussione nelle rispettive commissioni Attività produttive e Statuto. E fino a quando le commissioni non avranno chiuso la loro istruttoria, in aula non arriverà un bel nulla.

Possiamo anticipare la replica del consiglio, basata su numeri che ne fanno uno dei più produttivi d’Italia: 45 sedute nel 2012, 139 dall’inizio della legislatura, per un totale di 87 leggi approvate. Evidentemente, però, non basta. Un problema di quantità e però pure un po’ di qualità: come spiegare altrimenti la raffica di impugnazioni degli ultimi mesi? Dal Piano socio sanitario alle Unioni montane, dai farmaci alla cannabis alle risorse idriche, dagli ampliamenti in zona sismica alla caccia, fino al «benessere dei giovani cani», buona parte delle leggi approvate in Veneto finiscono dritte alla Corte costituzionale. Colpa solo dei «burosauri statalisti» del governo, come dice Zaia?

Marco Bonet – Corriere Veneto – 4 dicembre 2012

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