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Zika, le multinazionali alla ricerca del vaccino: “Ecco come la batteremo”. Grandi aziende si muovono per trovare l’antidoto. Sarà una corsa lunga, potrebbero volerci anche dieci o quindici anni

Tocca di nuovo a loro dare una risposta alle paure del mondo. A uomini e donne con la mascherina, gli occhialoni trasparenti e le tute bianche che si muovono in ambienti sterili, sotto cappe speciali, tra provette e microscopi. L’Oms ha dichiarato Zika emergenza globale e nei laboratori c’è già chi cerca una soluzione attraverso il vaccino.

Ancora una volta il groviglio tra allarmi di salute pubblica e business che detta le strategie alle multinazionali del farmaco ha fatto rapidamente effetto. «Siamo pronti a partire con la caccia». «Valutiamo anche noi se partecipare alla ricerca»: big pharma si muove per trovare il medicinale in grado di prevenire la malattia. Le più grandi aziende, prima di tutto Sanofi ma anche J&J, Pfizer, Gsk e Merck, realtà più piccole e anche industrie indiane, hanno detto di essere pronte a lavorare per fermare il virus che sta provocando centinaia di migliaia di casi nelle Americhe. Aiutare e fare anche soldi, questo l’obiettivo.

Sarà una corsa lunga, parteciperanno in molti ma alla fine non arriveranno tutti in fondo. È sempre così quando c’è un’emergenza globale, come Ebola due anni fa. Inizialmente tutti dicono di essere disposti a giocare la partita del vaccino. Lo fanno per motivi di concorrenza, di prestigio e anche perché di solito le istituzioni sanitarie internazionali quando ci sono allarmi globali mettono a disposizione fondi. L’Oms fa muovere l’Europa e gli Usa ma anche fondazioni private come quella di Bill Gates. Il denaro viene stanziato sulla base dei progetti presentati dalle aziende, e ciascuna può ricevere da qualche milione di dollari fino a 30 o 40. Non si tratta di molti soldi se si considera che per realizzare un vaccino ci vuole circa un miliardo di dollari ma comunque sono fondi utili, soprattutto per le realtà più piccole. Alla fine, per motivi scientifici ma anche commerciali, perché si capisce che altri sono più avanti, la maggior parte delle aziende si fermano e restano in pochi a portare in fondo il lavoro. Su Ebola, ad esempio, anche se quasi tutte le industrie del settore annunciarono a suo tempo di voler trovare il vaccino, adesso sono rimaste a lavorare Gsk e Merck.

Per realizzare un vaccino innovativo ci possono volere anche tra i 10 e i 15 anni. Solo per la ricerca iniziale ne vanno via 5 o 6, poi ci sono le fasi di industrializzazione e produzione. Il tutto costellato da controlli continui e passaggi autorizzativi alle agenzie regolatorie. Per Zika si è mosso anche il Governo americano, che studia un vaccino. Sanofi intanto ha annunciato che potrebbe accelerare i tempi perché il virus è simile a quello della Dengue, per il quale l’azienda franco-statunitense ha un prodotto nuovo. Per sveltire è fondamentale anche l’accordo delle agenzie regolatorie, come la Fda negli Usa e l’Ema in Europa. Normalmente ci possono volere anche due anni per valutare il dossier e dare il via libera definitivo a un vaccino. È un sistema a garanzia dei cittadini sul quale si può intervenire proprio di fronte a grandi epidemie.

Ma su certe cose non si fanno sconti, come sulla sperimentazione. Da questo punto di vista la ricerca su Zika può essere problematica perché viste le caratteristiche della malattia forse andranno coinvolte in questa fase donne giovani o incinte, di solito non arruolate per sperimentare.

Repubblica – 8 febbraio 2016 

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