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Zika, un anticorpo blocca l’infezione nei feti e negli adulti. Risultati positivi nei test sui topi. Lo sostiene uno studio statunitense pubblicato su Nature

Un anticorpo capace di neutralizzare il virus Zika è stato individuato da ricercatori del Vanderbilt University Medical Center e della Washington University School of Medicine. Ad oggi appare il rimedio anti-Zika potenzialmente più efficace tra tutti quelli che sono in corso di sviluppo nel mondo.

Nello studio pubblicato oggi su Nature, si mostra che l’anticorpo, chiamato ZIKV-117, sperimentato sui topi, ha interrotto per oltre un mese l’attività del virus, proteggendo allo stesso tempo i feti nel ventre di topi infettati: risultato importante perché il danno più grave dello Zika sono le malformazioni nei neonati, come la microcefalia.

“Il punto di partenza è stato analizzare il sangue di soggetti che, in tutto il mondo, avevano contratto il virus e non mostravano più alcun sintomo: evidentemente avevano sviluppato anticorpi in grado di arrestare lo Zika”, spiega a Repubblica, in collegamento da Nashville, James Crowe, direttore del Vanderbilt Vaccine Center e autore principale dello studio. “Tra tutti gli anticorpi che i soggetti avevano nel loro siero, ossia la parte liquida del sangue, abbiamo isolato quelli che si legano in modo più stretto alle particelle del virus. Il più promettente si è rivelato lo ZIKV-117: iniettato nei topi, neutralizza lo Zika”. Come agisce? «La membrana della particella dello Zika è formata da copie multiple di una sola proteina detta “Proteina E” (o “Envelope proteine”, “proteina busta”).

Non è un vaccino. Queste proteine si legano tra loro a coppie. Poi le coppie si legano tra loro formando “coppie di coppie” e così via. Il nostro anticorpo “riconosce” la giuntura tra le coppie di proteine E, e si attacca ad essa, danneggiando l’intera particella» risponde Crowe, che tiene a precisare che ciò che ha ottenuto non è un vaccino. “Un vaccino è qualcosa che ti inietti per aiutarti a sviluppare i tuoi anticorpi contro una minaccia: si definisce “immunizzazione attiva”. La nostra invece è “passiva”, perché ottenuta attraverso anticorpi altrui, comunque del tutto capaci di arrestare un’infezione virale”.

Dal punto di vista del paziente, la differenza principale è nella durata della protezione: le immunizzazioni passive sono temporanee. “Nel nostro caso l’anticorpo ZIKV-117 ha un’emivita di tre settimane, che garantisce circa un mese di “scudo” contro il virus, prima che gli anticorpi vengano eliminati. A quel punto basterà assumere una seconda dose, e così via – spiega Crowe. – E’ un trattamento utile per un uso mirato, ad esempio se si viaggia in una zona colpita dal virus, come il Brasile”.

Oppure potrà essere usato dalle donne incinte durante il periodo della gravidanza. «I risultati sugli animali sono molto incoraggianti: quando le femmine di topo gravide sono infettate dallo Zika, i feti ne sono così danneggiati che praticamente spariscono. Con il nostro anticorpo, invece, oltre il 95% dei feti sopravvive senza malformazioni. E’ la prima volta che una cura anti-Zika risulta efficace a bloccare l’infezione sia nei genitori  che nei feti» sottolinea Crowe. Resta però da vedere quanto i risultati ottenuti saranno replicabili sull’uomo: “Ci vorrà qualche mese prima di ottenere un anticorpo iniettabile in tutta sicurezza su soggetti umani –  aggiunge l’immunologo. – E poi entro un anno avremo l’unico verdetto che conta, quello della sperimentazione clinica”.

Repubblica – 8 novembre 2016 

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