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Zovi: «Pronti fare controlli tra chi voleva eliminare lupo»

Daniele Zovi, comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato, che con i suoi uomini segue con passione e trasporto la vicenda di Slavc, non usa mezzi termini: «Se sarà confermato che si tratta di avvelenamento, possiamo definirlo un gesto inconsulto che non trova giustificazione. I miei uomini sono già avvertiti: dal momento in cui avremo la certezza che si tratta di avvelenamento partirà una serie di controlli a tappeto su quanti in questi mesi non hanno fatto mistero della volontà di eliminare il lupo dalla Lessinia».

«Il ritorno di una animale selvatico nell’ambiente dove è sempre stato presente, salvo un’assenza degli ultimi 150 anni, non giustifica un gesto tanto negativo dal punto di vista etico. Non si registrano aggressioni all’uomo negli ultimi duecento anni neanche sull’Appennino, da dove il lupo non è mai scomparso, e questa ostilità dei bocconi avvelenati, purtroppo così diffusa in provincia di Verona, è segno di miopia, di ignoranza e violenza nei confronti della natura», aggiunge Zovi. «La notizia del ritrovamento della lupa morta mi ha rattristato molto, ma il primo pensiero della giornata è stato per la mamma morta in Val Sorda e per il dolore dei suoi familiari», precisa il direttore del Parco Diego Lonardoni, «poi quest’altra morte è certo un evento molto spiacevole e avvilente, anche se accaduto fuori dai confini del Parco, per il lavoro di sensibilizzazione svolto finora e che sarebbe continuato con il prossimo Film Festival. Forse è un segnale che non si vuol proprio capire la natura e la sua forza, se devo ancora sentire discorsi che i lupi sarebbero arrivati per impedire al Parco di chiudere, insomma una sorta di stratagemma per introdurre una nuova specie che invece è solo segno che la natura vince: non sappiamo quando accadrà, ma capiterà anche con il lupo». «Non sono né ambientalista né cacciatore, ma ci sono rimasto molto male», aggiunge il presidente della Comunità montana Claudio Melotti, «perché questa lupa ha pagato la nostra stupida mentalità, che crede di portare sviluppo al Parco eliminando il suo patrimonio. Può essere morta per mille cause, ma chi legge la notizia coglierà il senso che in Lessinia non amiamo gli animali selvatici».

L’Arena – 16 agosto 2012 

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