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Riforma Brunetta, piano risultati in 7 uffici su 10

A 15 mesi dalla riforma Brunetta la Pa rende conto dei risultati. La Civit (Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche), istituita con il Dl 150/2009 proprio per seguire l’attuazione delle regole, ha condotto un’indagine per valutare lo stato di avanzamento della riforma, in particolare per quel che riguarda l’istituzione dell’organismo indipendente di valutazione, il piano delle performance, il programma di trasparenza e la definizione degli standard minimi di qualità.

Dal punto di vista legislativo, a oggi il Paese risulta diviso in due: nove Regioni e le due Province autonome hanno recepito la riforma con una legge, ma 11 Regioni sono ancora indietro, o perché la delibera è all’esame del consiglio (è il caso di Abruzzo, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Umbria, Piemonte e Veneto) o perché si è in una fase preparatoria (Molise, Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna).

Quanto agli organismi indipendenti di valutazione, la Civit ne ha guidato il processo di costituzione in 83 amministrazioni, ovvero tutti i ministeri, oltre il 90% degli enti pubblici (tra enti previdenziali, di ricerca e università) e un ordine professionale. Dall’indagine condotta su 50 di queste amministrazioni, è emerso che questo organismo viene supportato da una struttura tecnica permanente con il compito di dare un sostegno operativo. Nel 74% degli enti le strutture sono ritenute adeguatamente competenti e le lacune riscontrate riguardano conoscenze di tipo tecnico-economico e informatico.

È stato adottato da oltre il 70% delle amministrazioni il piano delle performance, anche se meno della metà lo ha pubblicato: lo si può trovare sul sito internet del 75% degli enti previdenziali, ma solo del 33% dei ministeri.

Sul fronte della trasparenza, invece, sembra esserci qualche difficoltà in più: il 50% dei ministeri non ha ancora predisposto il programma triennale, mentre va meglio negli altri enti. Si punta soprattutto sulla chiarezza verso i cittadini, anche se questo comporta una nuova organizzazione a partire dalle procedure di accesso ai documenti amministrativi.

Dopo il test sull’attuazione dei piani, spiega Antonio Martone, presidente della Civit, si passerà a una fase di «verifica, in concreto, del miglioramento dei servizi ai cittadini». «La domanda che ci poniamo – spiega – è appunto se le amministrazioni pubbliche hanno attuato gli standard di qualità».

In effetti, di particolare importanza per i cittadini è proprio la definizione degli standard di qualità dei servizi: a questi, infatti, si fa riferimento nei casi di una class action nel settore pubblico. La commissione Civit ha emanato le linee guida, ma solo 14 amministrazioni su 53, meno del 30%, hanno provveduto a definire questi standard. Secondo le amministrazioni, ci sono difficoltà nel definire il livello minimo di qualità per alcuni aspetti

ilsole24ore.com – 4 aprile 2011

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