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Sentenze
 

  • Pensioni. Consulta: è illegittimo l’obbligo di spending review per le Casse di previdenza private. La sentenza

    Pensioni. Consulta: è illegittimo l’obbligo di spending review per le Casse di previdenza private. La sentenza

    “La scelta di privilegiare, attraverso il prelievo, esigenze del bilancio statale rispetto alla garanzia, per gli iscritti alla CNPADC, di vedere impiegato il risparmio di spesa corrente per le prestazioni previdenziali non è conforme né al canone della ragionevolezza, né alla tutela dei diritti degli iscritti, né al buon andamento della gestione amministrativa della medesima”. […]

  • Veterinaria. Per la Consulta spetta al Ministero della Salute la competenza sui controlli sul bestiame di allevamento

    controllo-veterinario-sulle-vacche 400x409Con sentenza n. 270 del 2016, depositata in data 15 dicembre 2016, la Corte Costituzionale ha rigettato il ricorso per conflitto di attribuzioni proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano avverso l’ordinanza contingibile ed urgente del Ministro della salute del 28 maggio 2015, recante “Misure straordinarie di polizia veterinaria in materia di tubercolosi, brucellosi bovina e bufalina, brucellosi ovi-caprina, leucosi bovina enzootica” con la quale è stata rafforzata ed intensificata l’attività di lotta alla tubercolosi bovina, alla brucellosi bovina e bufalina, alla brucellosi ovi-caprina, nonché alla leucosi bovina enzootica nei territori nazionali non ancora ufficialmente indenni. La Consulta ha affermato che l’ordinanza ministeriale “attiene,… in modo prevalente alla materia di competenza esclusiva dello Stato della «profilassi internazionale», di cui all’art. 117, primo comma, lettera q), della Costituzione”.

  • Cassazione. Demansionamento anche presunto. Gli effetti dannosi per il dipendente possono essere dimostrati con prove «indirette»

    Il danno da dequalificazione professionale richiede di essere provato dal lavoratore che, a seguito del demansionamento, lamenta di aver subito un pregiudizio risarcibile. Tuttavia, tale danno può essere ricavato in via presuntiva o facendo ricorso a massime di comune esperienza.

  • Sentenza Cassazione, licenziamenti illegittimi: per il pubblico impiego niente risarcimento, solo reintegra

    CASSAZIONE-kKzD--258x258Quotidiano Sanita-WebAd avviso della Corte di cassazione (sentenza 20056/2016) ai licenziamenti di cui sia stata dichiarata l’illegittimità nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico si applica il regime di tutela reale previsto dall’articolo 18 della legge 300/1970 nella sua formulazione anteriore alle modifiche introdotte dalla legge 92/2012. È di pochi giorni fa una sentenza di segno opposto della stessa, nella quale è stato affermato che anche ai dipendenti della pubblica amministrazione si applica il regime di tutela introdotto dall’articolo 1 della legge 92/2012 di riforma dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, in forza del quale la tutela reintegratoria, a seconda che il giudice abbia accertato la sussistenza o la insussistenza del fatto alla base del licenziamento, può risultare alternativa alla tutela risarcitoria in ipotesi di recesso datoriale illegittimo.

  • Controlli a distanza, limiti Garante. Senza accordo sindacale illegittimo monitoraggio mail e accessi al web dei dipendenti

    controlliadistanzAnche in tempi di Jobs act, il controllo a distanza dei lavoratori deve tener conto di una serie di vincoli. E questo nonostante la recente riforma del lavoro sia intervenuta pure sull’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (la legge 300/1970), allargando le maglie dell’utilizzo di strumenti che si prestano anche a un monitoraggio dell’attività dei dipendenti. Mettendo, però, al contempo una serie di paletti, come la necessità di installare quegli apparecchi solo dietro un accordo sindacale o su autorizzazione della direzione territoriale del lavoro. Ed è proprio facendo leva sul nuovo articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che il Garante della privacy ha bloccato l’iniziativa dell’università «Gabriele D’Annunzio» di Chieti e Pescara, che aveva messo in piedi un monitoraggio diffuso dell’attività dei propri dipendenti – docenti e personale tecnico – su internet. Sono stati i dipendenti dell’ateneo a chiamare in causa il Garante, lamentando una doppia violazione: quella dello Statuto dei lavoratori e quella della regole sulla privacy.

  • Pubblico impiego. Dipendente in pensione solo con specifica motivazione. Ragioni da fornire se c’è la richiesta di restare

    CASSAZIONEestRimane in servizio il dipendente pubblico che, pur avendo raggiunto l’anzianità massima contributiva di 40 anni, non ha ancora compiuto 65 anni di età. Il principio è posto dalla Cassazione con la sentenza 18099/16, depositata ieri, e riguarda, nel caso specifico, un dipendente comunale. L’ente pubblico, in altri termini, non può collocare forzatamente a riposo il lavoratore limitandosi ad affermare che lo stesso «possiede i requisiti soggettivi ed oggettivi»: è invece necessaria un’adeguata, specifica motivazione per disattendere la richiesta di trattenimento in servizio. Il datore di lavoro pubblico ha la “facoltà” (articolo 72, comma 11, del Dl 112/08) di risolvere il rapporto di lavoro al raggiungimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni, ma tale facoltà deve esercitarsi, su richiesta dell’interessato e prima del compimento dell’età massima anagrafica, avendo riguardo alle complessive esigenze dell’amministrazione, considerandone la struttura e la dimensione, applicando principi di buona fede, correttezza, imparzialità e buon andamento.

  • Ha diritto al risarcimento del danno il dipendente di un’azienda sanitaria illegittimente «precarizzato» dalla Pa. La sentenza della Cassazione

    La Corte di cassazione, con la sentenza n. 14633 del 18 luglio 2016, ha stabilito che in caso di abusivo ricorso al contratto di lavoro, nel caso specifico si trattava di un dipendente di un’azienda sanitaria, il dipendente ha diritto al risarcimento del danno per l’illegittima precarizzazione.

  • La Cassazione: per il pubblico impiego l’articolo 18 resta. I giudici: «Non valgono riforma Fornero e Jobs Act»

    CASSAZIONEestContrordine. Negli uffici pubblici l’articolo 18 rimane quello scritto nel 1970, e la legge Fornero del 2012 (così come il Jobs Act del 2014) restano confinati al mondo privato. Lo ha stabilito la Cassazione nella sentenza 11868/2016 depositata ieri dalla sezione lavoro, analizzando il caso di un dipendente del ministero delle Infrastrutture che risultava in servizio negli stessi giorni sia a Roma sia a Bussolengo, una quindicina di chilometri a ovest di Verona, senza traccia di viaggi aerei. La decisione, che ha comunque confermato il licenziamento perché i fatti erano provati, si dilunga però sull’articolo 18 e va in senso contrario a quanto la stessa sezione aveva scritto a novembre nella sentenza 24157 del 2015. In quell’occasione, con una decisione innovativa che aveva fatto discutere, i giudici avevano aperto le porte della pubblica amministrazione alla riforma Fornero, che in pratica limita la reintegra ai casi di «manifesta insussistenza» delle ragioni alla base del licenziamento.

  • Sentenza Cassazione. Pronta disponibilità attiva, il giorno di riposo settimanale è obbligatorio senza necessità di richiesta

    medici--258x258Il casus belli nasce all’interno del contratto collettivo nazionale della dirigenza medica del 2005 ma le considerazioni valgono anche per il contratto del comparto. Nella pronta disponibilità passiva effettuata nel giorno di riposo settimanale il lavoratore, invece, ha diritto, dietro sua richiesta, a un giorno di riposo compensativo “senza riduzione del debito orario” vedendosi costretto comunque a garantire l’orario di lavoro “normale”.  La Corte di cassazione (sezione lavoro, sentenza 18 marzo 2016, n. 5465) torna sull’annoso problema interpretativo della pronta disponibilità con un inquadramento e delle puntualizzazioni probabilmente definitive a normativa vigente. Il casus belli nasce all’interno del contratto collettivo nazionale della dirigenza medica del 2005 ma le considerazioni valgono, come per stessa ammissione della Suprema Corte, anche per il contratto del comparto vista la pressoché totale sovrapposizione di norme. La sentenza

  • Pubblico impiego, la Consulta: è legittimo lo stop alle ferie «monetizzate». Esclusi i casi di cessazione imprevista

    corte costittIl divieto di monetizzare le ferie è «una normativa settoriale», nata dall’obiettivo di «arginare un possibile uso distorto della monetizzazione», e quindi non cozza contro il diritto al riposo e l’obbligo di pagare il lavoro aggiuntivo rispetto a quello stabilito dal contratto. Su questi presupposti, nella sentenza 95/2016 depositata venerdì la Corte costituzionale (presidente Lattanzi, relatore Sciarra) ha salvato il blocco alla traduzione in euro delle ferie dei dipendenti pubblici, imposto dal Governo Monti nella spending review del 2012 (articolo 5, comma 8 del Dl 95/2012) all’interno del pacchetto di misure scritte per frenare la spesa pubblica. A portare la questione sui tavoli dei giudici delle leggi è stato il Tribunale di Roma, che oltre a giudicare «manifestamente irragionevole» (e quindi contrario all’articolo 3 della Costituzione) lo stop assoluto alla monetizzazione, ha chiamato in causa anche l’articolo 36 della Carta fondamentale, quello che fissa il diritto «al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite».

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