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Aflatossine. Confagricoltura Verona: «Si dica cosa fare del mais»

Pasetto: la salute è sacra, ma si valuti se per alcuni animali possono essere alzati i limiti di legge. Agricoltori numerosi a Cerea per parlare di aflatossine, la micotossina cancerogena che ha rovinato oltre la metà del raccolto di mais Veneto nel 2012.

L´altra sera in Area exp, il quartiere fieristico della città del mobile, erano almeno in settecento gli agricoltori venuti ad assistere al convegno regionale promosso da Confagricoltura, «Aflatossine nel Mais: adeguamento dei limiti» e a cui ha partecipato Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura.

«Ai produttori servono risposte chiare. Se il mais non può essere venduto, bisogna dir loro cosa farne», ha detto Guidi. «Negli Stati Uniti, sono state ricalibrate le soglie in funzione del tipo di allevamento, dove le normali procedure di detossificazione non siano sufficienti, in alternativa alla distruzione del mais o al suo utilizzo per la produzione di biogas. Non è possibile che le emergenze che riguardino i maiscoltori siano sempre e solo di serie B», ha sottolineato Guidi.

La grande partecipazione di pubblico ha costretto gli organizzatori a spostare il luogo dell´incontro dalla sala convegni, 300 posti a sedere, a un ampio salone sempre della struttura fieristica ceretana. Ad aprire il convegno è stato il presidente provinciale di Confagricoltura Marco Pasetto, mentre tra il pubblico, oltre agli addetti ai lavori, erano presenti il sindaco di Verona Flavio Tosi, l´onorevole Giovanna Negro e numerosi amministratori locali.

«Quello delle aflatossine è un problema reale che bisogna risolvere, servono risposte, non è possibile pensare solo ai chilometri zero, o avremo un futuro zero», ha affermato Pasetto, lanciando così una critica velata a Coldiretti, la più importante sigla sindacale del settore agricolo criticata durante tutta la serata. «La salute umana è sacra, ma se i parametri possono essere alzati per alcune tipologie di animali, i Ministeri devono valutare la cosa», ha aggiunto Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente regionale di Confagricoltura.

Marco De Liguoro, professore di Tossicologia veterinaria all´Università di Padova e autore di uno studio scientifico spedito dalla Regione ai ministeri dell´Agricoltura e della Salute, ha illustrato i risultati della sua ricerca secondo cui le 20 parti per bilione (ppb) di aflatossine nel mais, decise dalla Comunità europea, sono un limite troppo restrittivo. «Su vitelloni, suini adulti e polli, le ricerche hanno dimostrato che con un valore di aflatossine di 100 ppb nel mangime non c´è danno per l´animale. I residui nella carne mangiata dall´uomo sono inferiori a 1 ppb, pensate che nei cereali per l´alimentazione umana il valore per legge deve essere inferiore a 2 pbb».

L’Arena – 23 gennaio 2013

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