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Alimentare: +7% i prezzi all’origine. Al consumo +2,2% nell’anno

Il trend sostenuto dall’impennata dei costi registrata nei settori molitorio e della mangimistica. Per le quotazioni al consumo l’incremento è stato comunque limitato al 2,2 per cento.

I prezzi alla produzione hanno già largamente «sforato» l’inflazione. Mentre al consumo, almeno sul fronte dell’«alimentare lavorato», ne rimangono ancora al di sotto per la minore reattività della fase distributiva rispetto a certe voci di costo (soprattutto l’energia) e per il gioco delle scorte che dilaziona gli impatti a monte. Le tensioni vengono da lontano e si annidano nelle quotazioni internazionali delle materie prime alimentari che nel maggio scorso, rispetto a maggio 2010, hanno messo a segno un +43,5 per cento. Ora sembra affiorare qualche primo segno di assestamento che, se confermato nei prossimi mesi, potrebbe ridurre parzialmente, in prospettiva, la pressione sui costi. Ma è evidente che una pressione così marcata, a fronte di un mercato interno che ha fatto il passo del gambero anche nel primo semestre dell’anno, può essere scaricata sugli scaffali con grande difficoltà. Per cui, stanno emergendo sacrifici dei margini lungo tutta la filiera. I prezzi al consumo dei prodotti dell’industria alimentare («alimentare lavorato», secondo la definizione Istat) confermano un’accelerazione progressiva. Il confronto maggio 2011-10 mostra infatti un aumento del 2,2%, più che doppio rispetto al tendenziale di gennaio (+1%) e dieci volte superiore rispetto al +0,2% di un anno fa. In parallelo, l’inflazione ha segnato nel confronto maggio 2011-10 un +2,6 per cento. L’accelerazione dell’inflazione si lega, d’altra parte, soprattutto alla forte spinta dei prodotti energetici, che mostrano sul tendenziale di maggio un +9,8%, mentre i servizi hanno segnato in parallelo un tendenziale del +2,3 per cento. In pratica, malgrado la pressione sui prezzi alla produzione, l’alimentare lavorato mantiene ancora, al consumo, un passo inferiore all’inflazione. E questo, mentre l’alimentare «non lavorato», cioè il fresco, mostra invece un andamento decisamente più accelerato, con un tendenziale a maggio del +4,2 per cento. Risultato: la media aggregata dell’alimentare segna a maggio +2,9%: un tasso che supera di qualche decimale l’inflazione. Intanto, i prezzi alla produzione appaiono decisamente più vivaci e in tensione. Dopo il picco raggiunto nel giugno 2008, la continua discesa e poi la stabilizzazione che ne erano seguite, negli ultimi dodici mesi (maggio 2011-10) questi risalgono fino a +7,1 per cento. Anche l’industria nel paese nel suo complesso ha manifestato un forte impulso espansivo dei propri prezzi alla produzione, con un tendenziale medio a maggio del 4,8 per cento. Tuttavia, esso è stato inferiore allo spunto dell’industria alimentare che, con tutta evidenza, si è trovata «accerchiata», assieme, dalle quotazioni agricole e dell’energia. Da segnalare, infine, i trend elevati dei prezzi alla produzione dei comparti alimentari più legati agli approvvigionamenti di commodity internazionali. Il molitorio, anzitutto, che ha segnato a maggio un tendenziale del 35,2%, seguito dall’alimentazione animale con +14,5 per cento. Ed è chiaro che una voce di costo strategica e orizzontale come la mangimistica si riflette subito sugli utilizzatori.

L’EVOLUZIONE DEI PREZZI ALIMENTARI NEL 2010-2011

(Variazioni %) Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat Voci Maggio 2011/10 Mag. 2011/ nov. 2010 Mag.-apr. 2011 Inflazione +2,6 +2,1 +0,1 Prezzi al consumo alim. lavorato +2,2 +1,7 +0,4 Prezzi al consumo alim. non lavorato +4,2 +3,5 +1,2 Prezzi produzione Ind. alimentare +7,1 +3,2 +0,2 Prezzi produz. tot. industria +4,8 +4,0 -0,2

fonte: Agrisole – 29/07/2011

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