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Alimenti. Etichetta a semaforo: contromossa italiana. Patuanelli: il sistema Nutriscore non può essere accettato dal nostro Paese

Il Sole 24 Ore. «Non è accettabile che nel nostro Paese si passi a un sistema di etichettatura dove una bevanda zuccherata creata in laboratorio risulta più sana del nostro parmigiano o del nostro olio d’oliva. Fino a quando io sarò ministro mi batterò con tutte le forze affinchè il tema del Nutriscore venga abbandonato, è un danno enorme per il nostro settore». Per il suo esordio da ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli ha scelto uno dei temi che più mette d’accordo tutta la filiera del made in Italy agroalimentare, dai contadini fino alle industrie, cioè quello delle etichette alimentari.

Proseguendo sulla scia di quanto portato avanti a Bruxelles dalla ministra che l’ha preceduto, Teresa Bellanova. «È un percorso che dobbiamo fare insieme in Europa e dobbiamo avere la forza di imporre nostra visione», ha aggiunto ieri Patuanelli, intervenendo in diretta streaming al Consiglio nazionale della Coldiretti.

Sulla questione la Commissione Ue è chiamata a intervenire entro il 2022, per stabilire regole uguali in tutta Europa. Ad oggi, però, gli Stati dell’Unione sono spaccati. Da un lato c’è il fronte di chi ha già adottato le etichette a semaforo Nutriscore, le preferite dalle grandi mutlinazionali: ne fanno parte membri “pesanti”, come la Francia, la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi, il Lussemburgo e la Spagna. Dall’altro lato, c’è il fronte capitanato dall’Italia, fermamente contraria ai bollini rossi, che l’anno scorso ha portato a Bruxelles una proposta alternativa, la cosiddetta etichetta a batteria. Con il nostro Paese si sono schierati Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia e Romania.

E i consumatori, cosa ne pensano? L’Unione nazionale consumatori sta con Patuanelli: «No al Nutriscore e a tutte le etichette prive di basi scientifiche. I colori ideati dai francesi semplificano il messaggio, creando evidenti distorsioni», ha fatto sapere ieri il responsabile dell’Area sicurezza alimentare dell’associazione, Agostino Macrì. Anche la Commissione Ue, chiamata a redigere diversi studi di impatto prima di presentare la propria proposta legislativa, ha scelto di sondare i consumatori europei. I risultati raccontano una battagli ancora molto aperta: il 20% degli intervistati è ha favore del Nutriscore, il 29% predilige l’etichetta a batteria proposta dall’Italia, l’8% vorrebbe un’etichetta a semaforo che sia le sintesi delle due proposte precedenti. Ma soprattutto, oltre il 40% dei consumatori è ancora indeciso: vince chi riuscirà a conquistare questa fetta.

«Francia, Germania e Spagna saranno anche Paesi importanti, ma guardando questi dati, possiamo dire che il Nutriscore ad oggi non incontra il consenso del 70% degli europei intervistati», sostiene Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, che ha avuto modo di consultare lo studio di impatto. Certo, la strada per la proposta italiana resta in salita, soprattutto perché la discussione sulle etichette comincerà nel 2022, con la Francia presidente di turno della Ue per tutti i primi sei mesi. «L’Italia deve rilanciare la partita – aggiunge Giansanti – qui non è in gioco solo un modello di etichettatura, ma quale modello alimentare vogliamo adottare: dietro c’è la partita del cibo sintetico, sulla quale l’Italia ha tutto da perdere».

«Il successo della dieta mediterranea – ha ricordato ieri il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – è stato messo sotto attacco anche dalla recente approvazione, da parte della Commissione, del Piano per la salute, che prevede la presentazione entro il 2023 di una proposta per introdurre avvertimenti salutistici nelle etichette delle bevande alcoliche senza escludere esplicitamente il vino, ma anche la revisione della politica di promozione dei prodotti agricoli dell’Ue con l’obiettivo di ridurre i consumi di vino, carni rosse e salumi».

 

Micaela Cappellini

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