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Allarme nutrie, studio dell’Università di Pavia: ogni anno danni da 20 milioni nei campi

La presenza delle nutrie in Italia è in continuo aumento così come i danni provocati nelle campagne alle infrastrutture come strade canali ed argini con un impatto stimabile in 20 milioni di euro all’anno. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dello studio effettuato dall’Università di Pavia sui danni all’agricoltura provocati dalla nutria nel quale si descrive una situazione critica per una specie che si è riprodotta in modo tale da avere un impatto negativo sulle colture e sulla stabilità idrogeologica del territorio.

Con riferimento all’ultima ondata di maltempo con la rottura di argini ed esondazioni, non c’è dubbio infatti che la proliferazione delle nutrie abbia aggravato una situazione di dissesto idrogeologico provocato dall’incuria. Le nutrie sono particolarmente dannose perché creano le tane in prossimità di canali ed arginature scavando lunghe ed ampie gallerie provocando crolli ed esondazioni.

Si originano così fenomeni di abbassamento delle strade poderali che, oltre a rendere difficoltosa e pericolosa il transito dei trattori, mettono in grave pericolo la sicurezza idraulica. Ad essere a rischio quindi è la tutela dell’ambiente e la sicurezza di tutti i cittadini ma anche il reddito delle imprese agricole perché le nutrie nutrendosi dei germogli di piante erbacee ed arboree, rasano i campi di cereali mettendo a serio rischio la produzione e, di conseguenza, la redditività delle imprese agricole locali.

La nutria è anche portatrice di un rischio di diffusione della Leptospirosi con una percentuale di animali (10-60 per cento) mostra positività anticorpale ed è esposta all’infezione (probabilmente a causa del contatto con il Ratto Rattus norvegicus). In Italia, la nutria è stata importata negli anni ’30, allo scopo di allevamento, quale animale da pelliccia. A partire soprattutto dagli anni ’60 ha colonizzato gli ambienti fluviali e le aree particolarmente ricche di corsi d’acqua e zone agricole.

Il Punto Coldiretti – 22 gennaio 2014

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