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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Ambientalisti contro contadini. La guerra al lupo divide Bolzano. Aumentano le segnalazioni di avvistamenti e di attacchi a caprioli e pecore
    Notizie ed Approfondimenti

    Ambientalisti contro contadini. La guerra al lupo divide Bolzano. Aumentano le segnalazioni di avvistamenti e di attacchi a caprioli e pecore

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati21 Marzo 2018Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Cane lupo cecoslovacco sulla neve in montagna
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    Minacce e insulti all’assessore che firma la petizione per gli abbattimenti

    Al lupo! E tutti siamo accorsi nel comune di Terlano in via della Miniera, fra il negozio di un meccanico e una carrozzeria, dove la signora Cecilia Ursh, affacciandosi dalla porta di casa, lo ha visto senza alcun dubbio. Erano le 8.52 di sabato 10 marzo. «Era già in strada. Sembrava indeciso sul da farsi. È arrivato fino a 20 metri da qui, e poi si è fermato qualche istante. Si è voltato, ha fatto il percorso inverso, ed è scomparso nel bosco. Era un lupo». Forse no, invece.

    «Probabilmente era un cane lupo cecoslovacco scappato al suo padrone», dice il direttore del settore Caccia e Pesca del Provincia di Bolzano Luigi Spagnolli. «Ancora non possiamo né confermare né escludere». E allora siamo tutti accorsi sulla montagna, vicino al lago di Costalovara – costa del lupo, significa – per un altro avvistamento. Ma era stata una volpe a sbranare il capriolo. «Probabilmente l’animale era già ferito, investito da un’auto», dice ancora Spagnolli dopo le verifiche del caso. Insomma, l’ultimo vero lupo, un lupo certificato, qui in Alto Adige risale alla mattina del 3 marzo. È comparso sull’altopiano del Renon in frazione Collalbo, non lontano dalle piste da sci, proprio davanti al maso gestito dalla famiglia Rottensteiner. «Appena mi sono svegliato, sono uscito per fare i lavori e ho visto il sangue nella neve. I tre agnelli erano stati assaliti da dietro, vicino alle orecchie. Erano mezzi divorati». Thomas Rottesteiner, 62 anni, un contadino di montagna, mostra le foto sul telefono.

    «Non è stato un bello spettacolo. Sono venuti a fare le ispezioni. Hanno detto che si tratta di un esemplare di maschio giovane. Mi hanno consegnato i documenti per chiedere il risarcimento danni. In trent’anni non avevamo mai visto un lupo. Il problema è che viviamo di turismo, vengono le scuole, affittiamo le stanze ai villeggianti. Non possiamo permetterci questo genere di sorprese. Ora tengo le bestie chiuse dentro la stalla. Ma se il lupo tornerà ancora, non le terremo più. Niente più animali. Abbiamo bisogno di tranquillità. Ecco perché anche io ho firmato la petizione».

    La petizione è stata indetta dall’assessore all’Agricoltura e alle Foreste di Bolzano, Arnold Schuler. Da quel giorno la sua vita è cambiata. Le firme sono arrivate a quota 17 mila e 500 in meno di una settimana. Però, oltre alle adesioni, stanno arrivando anche insulti e minacce di morte, rabbia e violenza. «Augurano a me e alle mia famiglia malattie varie e altre cose che preferiscono non riferire», dice l’assessore Schuler. Che subito ci tiene a precisare: «La petizione non è orientata all’estirpazione della specie, ma a una regolazione della stessa. Noi non siamo contro i lupi. Ma dobbiamo trovare un nuovo equilibrio».

    Le parole sono importantissime sempre, e specialmente in questa storia che mette di fronte le ragioni dei contadini, quelle dei cacciatori e quelle degli animalisti. Cosa chiede la petizione promossa dall’assessore Schuler? «Più autonomia» nella gestione del ritorno del lupo: 2000 esemplari in Italia. Insomma, chiede al prossimo governo che il lupo sia declassato da specie protetta 5 a specie protetta 4. E quindi di potere, in alcuni casi, procedere al «prelievo controllato». Ovvero: «All’abbattimento».

    «I conflitti sono in aumento costante negli ultimi anni» spiega l’assessore Schuler, proprio mentre riceve l’ennesima messaggio di insulti da un profilo anonimo. Incomincia così: «Grandissimo figlio di p…». Un altro, invece, si firma: «Non siete più che una squallida combriccola al soldo di corrotti fucilieri massacratori, privi delle più elementari cognizioni in materia zoologica. Mi sorprende che una terra di solide basi culturali come l’Alto Adige…». L’assessore Schuler spegne il telefono: «Purtroppo c’è anche questo. Ma se guardiamo le cose, vediamo che stanno cambiando radicalmente. Se non interveniamo, nel 2025 i lupi saranno 4 mila. Per noi le malghe hanno uno straordinario valore per il paesaggio e per il turismo, dobbiamo tutelare chi le gestisce. Gli allevatori altoatesini portano 85 mila pecore al pascolo. Quello che sta avvenendo in Italia non è un bene neppure per i lupi stessi. Ci sono più di 300 abbattimenti illegali all’anno, anche questo è sbagliato, ma tutti chiudono gli occhi. Noi chiediamo soltanto attenzione. Ho visto contadini piangere di fronte ai loro animali sbranati». Ma ecco una petizione anche per salvare i lupi. Ecco il Comune di Bolzano che prende le distanze dalla Provincia. Ecco altre voci. Altri dubbi. E allora, per capire meglio questa storia bisogna tornare dall’uomo che «certifica» gli avvistamenti, il direttore del settore Caccia e Pesca Luigi Spagnolli: «Bisogna mantenere la calma. È un tema di moda, diciamo così. Appena uno dice di aver visto il lupo, subito, trac, partono articoli e televisioni. Ma spesso gli avvistamenti non trovano conferma. Ci tengo a precisare alcune cose. I lupi non hanno mai attaccato l’uomo, mai. Parliamo di due branchi che vivono al confine fra il Trentino e il Veneto, in numero lontanissimo dal consentire prelievi eccezionali». Ma voi, qui in Alto Adige, quanti esemplari avete visto nel 2017? «Non più di una decina. Gli animali domestici predati sono stati trenta. Altre settanta bestie sono morte in fuga, probabilmente spaventate, ma non sappiamo con certezza da chi. Non si può gridare sempre al lupo al lupo!».

    La Stampa – 21 marzo 2018

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