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Anti-corruzione, trasparenza ignorata nelle Regioni. Incompleti i dati su incarichi anche se la pubblicazione è condizione di legittimità del rapporto professionale

La trasparenza in Regione è vissuta come un atto formale, che non produce forme effettive di controllo e non fa scattare i meccanismi di autocorrezione previsti dalla legge Severino e dai suoi decreti attuativi.

È questa la sintesi del monitoraggio sugli obblighi di trasparenza nelle Regioni e nelle Province autonome pubblicato ieri dall’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone.

Il Rapporto, accompagnato da dossier specifici sulla situazione nelle singole amministrazioni, passa in rassegna il comportamento adottato dalle Regioni su tutti gli obblighi di trasparenza, dai dati reddituali e patrimoniali dei politici al monitoraggio dei tempi impiegati dalla burocrazia per i vari procedimenti, dai canoni di affitto versati o incassati ai rendiconti dei gruppi consiliari.

Fino a quando si tratta di assicurare la pubblicazione su Internet di questo o quel dossier, il tasso di applicazione da parte delle Regioni è piuttosto elevato. Quando però l’Autorità passa all’esame dei contenuti delle varie pubblicazioni, esaminando la completezza e la fruibilità dei dati, l’indicatore crolla.

Quasi tutti, per esempio, hanno pubblicato informazioni sugli organi di indirizzo politico, ma quasi mai sono presenti tutti i dati su reddito e patrimonio previsti dalla legge. Praticamente nessuno, poi, ha messo a disposizione su Internet i risultati dei monitoraggi periodici sui tempi impiegati per portare a termine le varie procedure burocratiche: le uniche a rendere disponibile qualche dato sono Liguria, Provincia di Trento e Toscana, ma gli indicatori sono eterogenei e non permettono confronti in fatto di efficienza. Negli altri casi il buio è totale, per il semplice fatto (suggerisce il rapporto) che le Regioni non hanno nemmeno condotto le rilevazioni chieste dalla legge.

Nebbia fitta anche sui consulenti, con le uniche eccezioni di Valle d’Aosta, Puglia e Sardegna. Proprio questo esempio mostra l’inefficacia dell’autocorrezione chiesta dalla legge Severino alle Regioni, nel rispetto della loro autonomia: secondo l’articolo 15 del Dlgs 33/2013, che ha attuato il capitolo trasparenza della Severino, la pubblicazione dei dati è condizione di efficacia per il conferimento degli incarichi, ma nessun responsabile regionale dell’anti-corruzione ha fatto valere questo “dettaglio”. Più in generale, del resto, nessuna Regione ha comunicato all’Anac di aver fatto scattare qualcuna delle sanzioni previste dall’articolo 47 dello stesso decreto legislativo in caso di mancata o incompleta pubblicazione dei dati.

Il Sole 24 Ore – 29 ottobre 2014 

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