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Appalti Asl (sempre) alle coop rosse. Ricorso esclusi: tutto deciso

Gara da 70 milioni nelle Usl vicentine, gli sconfitti vanno al Tar. Nel settore della sanificazione (pulizie) si aggiudicano quasi il 90% degli affidamenti

Le gare appaiono tutte «formalmente» regolari: bandi, punteggi, assegnazioni. Eppure, nel quadro degli appalti per i servizi di pulizia e di ristorazione negli ospedali del Veneto, un giro d’affari di centinaia di milioni di euro all’anno, qualcosa non torna. L’anomalia, anche a una semplice visione d’insieme, appare evidente: nella sanificazione, ossia la pulizia degli ospedali, quasi il 90% degli appalti è nelle mani delle cosiddette cooperative «rosse», che fanno riferimento alla Lega Cooperative e che si possono definire di «sinistra». I nomi sono quelli di «Manutencoop », «Coopservice», «Copma », società che gestiscono la pulizia in quasi tutti gli ospedali del Bellunese, del Trevigiano, del Veneziano, del Padovano, del Rodigino e del Veronese. Una presenza massiccia (proprio nel Veneto leghista), che fa il pari solo con quella che si riscontra in Emilia Romagna (si pensi invece che in un’altra regione tradizionalmente di sinistra come la Toscana la presenza delle cooperative rosse nella gestione degli appalti della pulizia si ferma al 49%).

Nell’altro grande settore che riguarda gli ospedali, quello della ristorazione, invece, le cooperative rosse scompaiono: in tutta la regione gestiscono solo gli ospedali di Noale, Dolo e Mirano. E a fare da padrone sono società private, tra cui «La Serenissima » di Mario Putin, considerata vicina all’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan e «Markas», azienda con sede a Bolzano. Com’è possibile, dunque, che le cooperative rosse vincano (quasi) tutte le gare d’appalto delle pulizie, mentre restano escluse da quelle della ristorazione? E, in definitiva, c’è davvero una reale concorrenza tra i soggetti in gioco, che garantisce il contenimento della spesa pubblica, o esiste una sorta di grande spartizione decisa a priori? Se un «equilibrio» sussiste, tuttavia, ora qualcosa rischia di farlo saltare. Per la prima volta, infatti, una delle società rimaste escluse dall’assegnazione di un appalto per la pulizia degli ospedali— si tratta del mega appalto da 70 milioni di euro per le Usl di Vicenza, Arzignano, Bassano del Grappa e Thiene, appena vinto da un’Ati, cioè un’associazione temporanea di imprese, composta da due cooperative rosse messe insieme, «Manutencoop » e «Coopservice» — ha deciso di rivolgersi alla giustizia amministrativa (il Tar del Veneto) e di chiedere l’annullamento della gara, nonché il risarcimento dei danni alle Usl coinvolte (giovedì la prima udienza).

L’azienda è la «Esperia Spa» di Napoli (ora confluita nella «Kuadra Srl», con sede sempre nel capoluogo campano), che nel ricorso,un testo di quasi sessanta pagine, avanza accuse pesantissime. Si parla di un «avvicinamento pre-gara» tra i vertici di una delle Usl («la 6 di Vicenza ») e i dirigenti di una delle due cooperative (la «Coopservice »). Un incontro, «avvenuto il 18 luglio 2010», che sarebbe servito, sempre secondo i ricorrenti, per «la determinazione della base d’asta, con il candidato (la «Coopservice») che avrebbe suggerito le modalità di ribasso all’ente appaltante, in violazione netta e plateale del principio della par condicio». Fatti questi che, per l’azienda rimasta esclusa dall’appalto, «suffragano una lettura di affidamento della gara, per così dire, già confezionato ex ante e ad arte». E nonè tutto. Nel ricorso i legali di «Esperia- Kuadra» parlano espressamente di una «preoccupazione per il sistema di affidamento degli appalti (in Veneto)», visto che, «un po’ troppo spesso ad essere indebitamente premiate sono le cooperative sociali: si apprende che il cartello Legacoop detiene il 71% dei servizi di pulizia messi in appalto dagli ospedali veneti (ma in realtà, come visto, sono di più, ndr)». Ora a decidere della gara vicentina sarà il Tar. Ma, a considerare il tenore delle accuse, viene da pensare che la questione possa finire sotto la lente di ingrandimento della giustizia ordinaria.

Corriere Veneto – 25 febbraio 2012

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