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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Aress Piemonte. Pagato 3mila euro mese non andava mai lavoro
    Notizie ed Approfondimenti

    Aress Piemonte. Pagato 3mila euro mese non andava mai lavoro

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche20 Aprile 2012Nessun commento4 Minuti di lettura
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    La sede dell’Aress, dove il figlio di Cicorella (addetto del personale) avrebbe dovuto garantire la sorveglianza notturna, è in corso Palestro 3. Il direttore Zanon: «Non ne sapevo nulla»

    All’Aress (Azienda Servizi Sanitari) Piemonte il sorvegliante di notte era il figlio del responsabile economico e finanziario del personale. Ma il ragionier Pietro Cicorella, dopo aver imposto all’agenzia interinale interpellata dall’ente regionale di servizi sanitari un unico candidato per quel posto, suo figlio Marco Giuseppe, avrebbe fatto il possibile e l’impossibile per ridurre al minimo la fatica al proprio rampollo. Così al minimo, secondo i carabinieri del Nas, che il «sorvegliante di famiglia» neanche si presentava al lavoro.

    Lo stipendio

    Il ragazzo prendeva 3 mila euro netti al mese, straordinari compresi: già che c’era, perché non arrotondarne lo stipendio anticipando l’inizio del turno previsto dalle 22 alle 7 del mattino dopo. E’ successo dal 1° aprile 2011 (un bel pesce per la Regione che paga le spese dell’Aress) al 31 ottobre scorso. Data in cui i carabinieri si sono presentati nella vecchia sede di corso Palestro 3 dell’ente pubblico e hanno comunicato al direttore Claudio Zanon che stavano indagando su padre e figlio Cicorella. Un anonimo dipendente li aveva messi sull’avviso.

    Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Andrea Beconi sono tutt’altro che concluse e una certa prudenza è d’obbligo. Il fatto che i due Cicorella siano indagati per truffa aggravata è significativo di un caso debordato dal familismo smaccato in un ente pubblico, alla faccia di quei tanti contribuenti con il doloroso problema della disoccupazione giovanile in casa, a quello di un’organizzazione familiare accusata di essere dedita alla truffa. Gli investigatori del Nas hanno accertato che, una notte, il sorvegliante non si era presentato al lavoro ma che il giorno dopo era risultato presente. Sono andati a fondo con i controlli e avrebbero scoperto che era la segretaria di Cicorella padre, Antonella Arcidiacono, avrebbe regolarmente inserito nel sistema meccanografico dal suo computer la «timbratura» del giovanotto nella bollatrice. Questo è il motivo per cui l’impiegata risponde della stessa accusa dei due Cicorella ed è stata rispedita dal direttore Zanon all’ufficio regionale, in piazza Castello, da cui proveniva.

    L’auto della segretaria

    Pietro Cicorella è invece rimasto all’Aress, «ma senza potere di firma», puntualizza Zanon, «l’ho sostituito con il direttore amministrativo delle Molinette preso come consulente». Il potere di firma aveva consentito a Cicorella senior di ripagare la cortesia cui si sarebbe prestata la segretaria: è accusato di aver fatto passare per auto di servizio della Regione Piemonte la Lancia Ypsilon dell’impiegata per pagarle riparazioni dal meccanico e dal carrozziere. Piccole somme ma sempre sottratte al bilancio pubblico. Il segno, piuttosto, di un certo andazzo.

    L’anonima guardia

    «Il ragioniere era all’Aress da sempre – commenta il direttore – e io sono caduto dalle nuvole quando i carabinieri mi hanno detto chi era il nostro sorvegliante di notte. Avevo un elenco del personale interinale: nome e cognome di tutti, tranne dell’ultimo, indicato come “guardia notturna”». «E poi quello arrivava la sera, non ho mai avuto occasione di incontrarlo. Credevo, anzi, fossero due, perché, quando ci accorgemmo di piccole ruberie, fui io a decidere l’assunzione di sorveglianti notturni per 12 ore consecutive. Ce ne voleva più d’uno per notte. Dopo ottobre, finché siamo rimasti in corso Palestro, ne ho fatto chiamare un altro».

    Zanon non sapeva chi fosse il sorvegliante di notte, tanto meno sapeva che non si recasse al lavoro. «Due volte è scattato l’allarme l’estate scorsa e mi hanno detto che lui era presente». Sono in corso gli ultimi accertamenti della procura per chiarire se il giovanotto almeno un po’ il suo lavoro l’abbia fatto.

    Lastampa.it – 20 aprile 2012

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