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Art.18, i quesiti in Cassazione “Cancellare la riforma Fornero”

Tra i promotori erano presenti Antonio Di Pietro (Idv), Nichi Vendola (Sel), Paolo Ferrero (Rc), Angelo Bonelli (Verdi) e Oliviero Diliberto (Pdci). Il presidente del Pd, Rosy Bindi, bolla il referendum come “grave errore”

ROMA – Cancellare le modifiche della riforma Fornero all’art.18 dello Statuto dei lavoratori. È questo l’obiettivo del referendum abrogativo presentato stamattina in Cassazione dal comitato promotore. Un’altro quesito è stato proposto per “ripristinare i diritti minimi e universali previsti dal contratto nazionale di lavoro, cancellati dal governo Berlusconi con l’art.8 del decreto legge n.138 del 2011”.

Fanno parte del comitato promotore l’ Idv, Sel, Rc, i Verdi, Pdci, la Fiom – Cgil, i giuristi Pier Giovanni Alleva e Umberto Romagnoli. Le firme cominceranno a essere raccolte il 12 ottobre.

“I quesiti referendari – spiega il leader di Sel, Nichi Vendola, tra i promotori della consultazione – cercano di reinstaurare la civiltà del lavoro che si fonda sul diritto di non essere licenziati senza giusta causa e vogliono abolire la delega che cancella i contratti nazionali e rende i cittadini ricattabili”. Il governatore della Puglia aggiunge poi che “c’è stata un’intera legislatura che ha creato problemi al mondo del lavoro. Non c’è agenda di cambiamento – continua – se non si mette al centro il mondo del lavoro e della precarietà”.

Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, parla di programma per le future coalizioni. “Le alleanze – spiega – si fanno sui programmi e questo referendum è un programma su cui allearsi per mettere di fronte alle proprie responsabilità anche chi appoggia il governo Monti”. E poi si rivolge al partito guidato da Bersani. “Casini – afferma Di Pietro – ha detto che se va al governo mantiene la riforma Fornero. Il Pd deve decidersi: la appoggerebbe o la sostituirebbe?”.

Si dice contraria alla consultazione il presidente del Pd, Rosy Bindi. “Penso che fare in questo momento un referendum – afferma – sull’articolo 18 sia un grave errore”. La Bindi sostiene che non firmerebbe mai i quesiti “perché questa riforma che parte dall’articolo 18 è frutto di una sintesi a cui abbiamo contribuito anche noi come Pd in maniera determinante e perché penso che la modifica all’articolo 18 sia assolutamente europea”.

Pone invece l’accento su una nuova unità a sinistra Oliviero Diliberto, segretario del Pdci. “Oggi la sinistra politica e sociale si ritrova in Cassazione – dice -. I diritti del lavoro stanno subendo un attacco senza precedenti e la nostra risposta deve essere forte e chiara”.

Anche il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, non risparmia critiche all’esecutivo. “Il governo – spiega – ha voluto far credere al Paese che con la riforma contro l’articolo 18 si sarebbero create più opportunità: i fatti ci dicono che non è vero e che si tratta di un attacco gratuito ai diritti dei cittadini”.

A portare un duro attacco al Pd è Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista. “Il referendum che abbiamo presentato stamattina – dice – ha un solo obiettivo: difendere i lavoratori e le lavoratrici dai disastri fatti dalla Bindi e dal Pd”. Secondo Ferrero infatti “è del tutto evidente che senza il voto decisivo del Pd il governo Monti non sarebbe mai riuscito a demolire l’articolo 18”.

Repubblica – 12 settembre 2012

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