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Attenti agli sprechi ma anche alla qualità: agli italiani piace la spesa sicura. E nella lotta al cibo taroccato l’Italia è prima in Europa

La recessione spinge molte famiglie a rivedere i propri comportamenti di acquisto. Secondo la Nielsen la maggioranza dichiara che il tema della tutela alimentare è “molto sentito”. La sicurezza alimentare è un tema molto sentito non solo dai consumatori ma anche dalle autorità. A tutti i livelli, a partire da Bruxelles. La tutela della salute dei cittadini è l’obiettivo principale ma ci sono anche importanti risvolti economici che giocano un ruolo importante. Il settore agroalimentare (inclusa la distribuzione) rappresenta infatti una delle voci più importanti delle economie di tutti i Paesi del Vecchio Continente, che va messa il più possibile al riparo dai rischi

Marco Frojo. Risparmiare sì ma senza mettere a rischio la sicurezza alimentare. La crisi ha spinto molto famiglie e rivedere i propri comportamenti di acquisto ma quasi nessuna è scesa a compromessi troppo spinti in tema di qualità degli alimenti. Un’indagine condotta da Nielsen ha tradotto in numeri questo fenomeno. Secondo i dati raccolti dalla società specializzata in analisi di mercato, ben il 68% degli intervistati dichiara che il tema della sicurezza alimentare è “molto sentito”, mentre per un altro 28% è “abbastanza sentito”. Il restante 4% è così suddiviso: il 3% ha risposto “così e così”, l’1% “poco sentito”. Nessuno ha dichiarato che il tema della sicurezza alimentare, declinato da Nielsen in “qualità delle materie prime, conservazione ottimale, uso limitato di additivi e conservanti, confezioni adeguate ecc.”, è “per niente sentito”. Per la quasi totalità degli Italiani (96%) il tema è dunque di grande importanza e gioca un ruolo fondamentale nel momento in cui ci si trova davanti agli scaffali di un supermercato. Fra gli anziani, poi, la sensibilità a questo argomento è ancora maggiore per ragioni di esigenze nutrizionali, così come lo è fra le fasce di popolazione più ricche, ovvero quelle che si possono permettere i prodotti più costosi: fra gli over 55 il tema della sicurezza è molto sentito per il 72% degli intervistati

(il valore più basso, 56%, è invece registrato nella fascia 25-34 anni), mentre fra le fasce abbienti la percentuale si ferma al 70%. «Dalle nostre analisi emerge che gli italiani hanno la propensione a ridurre la quantità piuttosto che la qualità, prestando particolare attenzione agli sprechi» spiega Giovani Fantasia, amministratore delegato di Nielsen Italia. «Inoltre, la nostra tradizione alimentare è un patrimonio diffuso, che funge da efficace prevenzione nell’ambito della qualità dei prodotti. Su questo fronte le differenze rispetto ad altri Paesi sono enormi. Il fatto che le fasce di popolazione più deboli siano state costrette a rinunciare alla qualità e ad aumentare il rischio per quel che riguarda la sicurezza alimentare è un’opinione comune che non trova pieno riscontro nel dichiarato di queste famiglie». Le etichette dei prodotti restano la fonte principale di informazioni per il 60,5% degli intervistati, mentre le opinioni di esperti (medici, nutrizionisti, etc.) vengono indicate come fonte più importante da un altro 28,5%. In questo caso però il loro parere è cercato soprattutto quando emergono problemi di salute. La vera sorpresa sono le “informazioni che si trovano nel punto vendita (cartellini sugli scaffali, riviste, etc.)”, che vengono ritenute importanti dal 25,6% e sono una posizione davanti a Internet (22%). Seguono poi le opinioni di parenti e amici (19,4%), gli articoli su quotidiani e riviste (18,3%) e i programmi televisivi (15%). Le percentuali quasi uguali fatte registrare dal “punto vendita” e da “Internet” indentificano due ben precise categorie di consumatori. La prima è costituita dagli anziani che non hanno una grande dimestichezza con il computer e preferiscono il contatto diretto con un commesso del negozio, nella seconda rientra quella categoria di consumatori che Nielsen ha definito “smartshopper”, ovvero quei giovani (e meno giovani) che sfruttando le informazioni disponibili sul web, magari direttamente all’interno del punto vendita grazie agli smartphone, riescono a comprare i prodotti migliori e a spuntare prezzi bassi. «I dati emersi dalla nostra indagine indicano che gli operatori della distribuzione moderna godono della fiducia di molti clienti, soprattutto fra gli anziani, che per inciso sono anche coloro che in questo momento spendono di più — prosegue il manager di Nielsen Italia — Se sapranno rispondere all’esigenza di informazioni potranno dare un grande valore aggiunto, che permetterà loro di evitare di confrontarsi con la concorrenza esclusivamente sul terreno dei prezzi. Gli anziani per esempio, chiedono etichette più facilmente leggibili e con più informazioni; inoltre apprezzano confezioni facili da aprire e più sicure. Tutte cose di cui le grandi aziende di marca e le catene distributive devono tener conto, mettendo così a punto un’offerta mirata ». L’altro dato rilevante riguarda infatti il ruolo del brand e del distributore nel garantire la sicurezza alimentare. Per il 41,4% degli intervistati il brand è “molto importante”, percentuale che scende al 32,1% per il distributore. Per il 46,6% il brand è “abbastanza importante”, percentuale che sale al 51,1% se l’oggetto della domanda è il distributore. I consumatori sono anche soggetti attivi. Il consumatore italiano e è inoltre un soggetto attivo molto evoluto: la quasi totalità degli intervistati, prima di acquistare un prodotto, “guarda la data di scadenza” e “valuta con attenzione le condizioni della confezione”. Tre consumatori su quattro poi “sono attenti al Paese di origine o al luogo di provenienza” del prodotto e altrettanti “leggono le condizioni di conservazione e d’uso”. Il 70% degli intervistati “legge l’elenco degli ingredienti” e il 65% cerca “di acquistare prodotti con certificati di proveniente (Igp, Doc, Dop, etc.)”. Non stupisce dunque il dato relativamente basso (41,2%) raccolto dalla risposta “evito di acquistare prodotti alimentari che costano poco”. A volte il prezzo non è particolarmente indicativo della qualità del prodotto, soprattutto se prima si è letta attentamente l’etichetta e si è accertata la provenienza. Segui Osserva Italia anche su: www.osservaitalia.it

La lotta al cibo taroccato: l’Italia è prima in Europa

La sicurezza alimentare è un tema molto sentito non solo dai consumatori ma anche dalle autorità. A tutti i livelli, a partire da Bruxelles. La tutela della salute dei cittadini è l’obiettivo principale ma ci sono anche importanti risvolti economici che giocano un ruolo importante. Il settore agroalimentare (inclusa la distribuzione) rappresenta infatti una delle voci più importanti delle economie di tutti i Paesi del Vecchio Continente, che va messa il più possibile al riparo dai rischi. Singoli casi come le mozzarelle blu e le lasagne con carne di cavallo hanno infatti dimostrato quali danni possa causare a intere filiere l’errore o la frode di pochi. Il problema della «sicurezza alimentare in Europa sarà al centro del mio mandato», ha di recente dichiarato Phil Hogan, il commissario Ue designato per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale dell’Unione Europea, intervenendo al Forum della Coldiretti a Cernobbio. E le aziende attive nella produzione e nella distribuzione di prodotti alimentari hanno tutto da guadagnare se il sistema dei controlli funziona in maniera efficiente. La qualità degli alimenti è infatti un tema molto sentito dai consumatori italiani che, stando alle dichiarazioni di alcuni autorevoli esperti in materia, possono avere fiducia nel sistema di controlli del nostro Paese.

Secondo Efsa, l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare, l’Italia è il leader europeo in materia di sicurezza alimentare, grazie al minor numero di prodotti agroalimentari con residui superiori ai limiti consentiti (0,4%). L’Authority nel suo report annuale sugli agrofarmaci mostra come su circa 79mila campioni prelevati su 647 diversi tipi di alimenti, in più del 97% dei casi siano stati rispettati i limiti sui residui fissati dalla normativa europea. «Questi dati sono il frutto delle rigorose e continuative verifiche cui l’ortofrutta italiana è sottoposta, che permettono dunque di garantire elevatissimi standard di sicurezza per i consumatori — spiega l’associazione Agrofarma — I risultati del report Efsa confermano, inoltre, anche gli ultimi dati pubblicati dal Rapporto ufficiale Fitofarmaci del ministero della Salute (anno 2011) sulla presenza di residui nella frutta e verdura coltivati in Italia». La soddisfazione trapela anche sul fronte dei produttori. «Gli ottimi risultati dell’attività svolte confermano l’efficacia del sistema di controlli che ha garantito all’Italia il primato nella sicurezza alimentare — spiega il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo — Si tratta di un crimine particolarmente odioso perché si fonda sull’inganno e colpisce soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo». L’altro importantissimo tema in materia di sicurezza alimentare è la tracciabilità degli alimenti, campo in cui nell’ultimo decennio in Europa si sono fatti enormi passi in avanti. Dal 2002 esiste infatti l’obbligo di garantire, in tutte le fasi della filiera agroalimentare, la rintracciabilità dei prodotti alimentari. Sulla base di tale disposizione gli operatori del settore alimentare devono utilizzare sistemi e procedure per individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare o qualsiasi sostanza destinata a entrare a far parte di un alimento o di un mangime, nonché le imprese alle quali hanno fornito i propri prodotti. Un altro importante passo in avanti è stato fatto nel 2011 con l’introduzione del Regolamento europeo, che stabilisce quali sono le informazioni minime obbligatorie che gli operatori del settore sono tenuti a registrare e a mettere a disposizione delle autorità: ovvero la descrizione dettagliata degli alimenti, il volume e la loro quantità, un riferimento di identificazione del lotto o della partita e la data di spedizione. Il prossimo appuntamento è invece fissato per il prossimo 13 dicembre quando verrà ampliato il campo d’azione delle norme che riguardano le etichetta. L’obbligo di indicare l’origine del prodotto verrà esteso anche alle carni suine, avicole e ovi-caprine, cosa che oggi già vale per le carni bovine, il miele, l’olio d’oliva, la frutta fresca e gli ortaggi. In base alle nuove norme cambierà anche il responsabile dell’etichetta e le diciture da inserire in merito all’indirizzo. Verrà infine introdotto l’obbligo di chiarezza e leggibilità dell’etichetta con misure minime per i caratteri da riportare nell’informazione prevista dalla legge. (m.fr.) La qualità degli alimenti è un tema molto sentito dai consumatori italiani che possono avere fiducia nel sistema di controlli del nostro Paese Le mozzarelle blu e le lasagne con carne di cavallo hanno dimostrato quali danni possa causare la frode

(27 ottobre 2014) Repubblica Affari&Finanza 

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