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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Bankitalia: stipendi pubblico potere d’acquisto +24%. E’ scontro
    Notizie ed Approfondimenti

    Bankitalia: stipendi pubblico potere d’acquisto +24%. E’ scontro

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche12 Giugno 2011Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Secondo la relazione annuale, le retribuzione reali (al netto dell’inflazione) sono cresciute tre volte la crescita media dei salari (+6,8%). I sindacati: dato sostanzialmente falso. Basta accanimenti

    I travet guadagnano di più e lavorano meno ore dei privati. I sindacati: “Dati formalmente veri ma sostanzialmente falsi”

    ROMA – Per i lavoratori pubblici gli ultimi otto anni sono stati particolarmente generosi sul fronte delle retribuzioni rispetto alla media degli stipendi della totalità dei dipendenti italiani: secondo la Relazione annuale di Bankitalia, infatti le retribuzioni lorde reali (al netto dell’inflazione) nella pubblica amministrazione sono cresciute del 22,47% passando da una media di 23.813 euro l’anno a 29.165, un aumento triplo rispetto al totale degli stipendi (+6,8%, da 21.029 a 22.467 euro all’anno).

    Aumenti minori per trasporti e istruzione. Le tabelle sulle retribuzioni deflazionate con l’indice generale dei prezzi al consumo segnalano come gli ultimi otto anni siano stati “avari” per il settore dei trasporti con un aumento reale di appena lo 0,31% ma anche per il settore dell’istruzione (+1,2% da 22.459 a 22.736 euro) mentre l’industria in senso stretto ha segnato comunque un avanzamento reale del 10,5% passando da stipendi medi di 21.047 euro l’anno a 23.275. In fondo alla graduatoria degli stipendi c’è sempre il settore dei servizi domestici presso le famiglie con 11.948 euro all’anno e un aumento reale rispetto al 2002 di appena il 2,7% mentre arrancano anche le retribuzioni dei lavoratori dipendenti negli alberghi e i ristoranti con 18.660 euro di media all’anno e un aumento del 4,8%. Aumenti di poco inferiori al 5% anche per il settore dell’intermediazione monetaria e finanziaria ma con stipendi medi di partenza molto più alti (39.106 medi nel 2010 a fronte dei 37.316 del 2002).

    I travet guadagnano di più e lavorano meno dei privati. A guardare le tabelle della Relazione annuale di Bankitalia emerge non solo che i travet hanno gli stipendi reali (depurati quindi dall’inflazione) che crescono più velocemente ma anche che lavorano in media 266 ore meno dei dipendenti del settore privato un monte ore che equivale a oltre 33 giorni in un anno. I dipendenti pubblici lavorano infatti, grazie alla settimana di 36 ore prevista dai loro contratti, 1.438 ore l’anno a fronte delle 1.704 medie del settore privato.

    Se si volesse poi dividere lo stipendio medio per ora lavorata nel 2010 (quelle previste dai contratti) – e il calcolo non è difficile – emergerebbe che per i lavoratori pubblici per ogni ora di lavoro si percepiscono 20,28 euro a fronte degli appena 13,56 dei dipendenti dell’industria in senso stretto (con uno stipendio medio di 23.275 euro ma un “monte” annuo di 1.716 ore). Hanno orari più corti della media i lavoratori del credito (1.604 ore l’anno) e “gli altri servizi privati” (1.650 ore) ma comunque superiori di almeno 166 ore superiori ai pubblici (per almeno 20 giorni equivalenti in più).

    I sindacati. Scettico il commento di Raffaele Bonanni: “Gli amici di Bankitalia hanno qualche sbandamento per il vuoto di direzione”, ha detto il segretario generale della Cisl commentando da Levico la relazione annuale di Banca d’Italia e l’aumento che per il leader cislino non è vero per la grande maggioranza degli addetti al settore. Secondo Bonanni, Bankitalia calcola infatti nel pubblico impiego “generali di ogni corpo, ambasciatori, magistrati, primari, prefetti, manager che in alcune regioni sono uno ogni sette persone e guadagnano tre, quattro volte rispetto a un’impiegato qualsiasi”. “E’ una vergogna che in un momento già importante si vada a toccare una ferita purulenta” ha concluso.

    Dello stesso avviso anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “Non è vero che sono aumentati gli stipendi dei lavoratori pubblici forse sono cresciute le disparità nelle retribuzioni, come è accaduto nel privato”. Per Camusso esiste l’idea “che certi posti di direzione guadagnano fino a 1.500 volte quanto guadagna un lavoratore: non sono le retribuzioni aumentate ma la disuguaglianza”. E secondo la leader della Cgil per capire che la ricerca di Bankitalia è in qualche modo non corrispondente al vero “basta che chiediamo a un infermiere o un insegnante – ha concluso – e verifichiamo che retribuzioni hanno”.

    Per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti i dati della Relazione di Bankitalia “sono formalmente veri ma sostanzialmente falsi, hanno messo insieme le retribuzioni dei lavoratori dipendenti contrattualizzati insieme a quelle dei non contrattualizzati. Le prime sono cresciute in linea con l’inflazione mentre le seconde (magistrati, professori universitari ecc) sono cresciute del 40%. Se si devono mettere le mani sui pubblici le mettano sui non contrattualizzati”, ha spiegato. Secondo Angeletti la rappresentazione di Bankitalia “è una bugia” perché mette insieme gruppi tra loro molto diversi che hanno avuto aumenti completamente diversi. Se devono mettere le mani sul pubblico impiego le mettano sui non contrattualizzati, quelli che hanno le retribuzioni definite per legge. Gli impiegati pubblici hanno già dato, non tutti gli altri”.

    “Basta con l’accanimento sul pubblico Impiego”. Così Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, ha commentato i dati di Bankitalia. Secondo il sindacalista “molto probabilmente nella media calcolata dalla nostra banca centrale rientrano anche gli altissimi stipendi pagati dallo stato ben lontani dagli ormai miseri 1.200 euro al mese medi guadagnati dagli ‘operai dello stato'”. “Non solo la statistica non risponde al vero – ha concluso Centrella – ma è molto pericoloso, in vista di una manovra correttiva, continuare a sostenere che i dipendenti pubblici guadagnano molto più dei privati. E’ arrivato il momento in questo settore di iniziare un monitoraggio sulla reale situazione per fare le dovute e sacrosante distinzioni”.

     repubblica.it – 11 giugno 2011

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