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Befera: entro il 30 settembre la mappa dei tagli fiscali

Primi nel sommerso, primi nella pressione fiscale. Il sommerso economico, mette in evidenza un’elaborazione dell’ufficio studi Confcommercio presentata in occasione del convegno organizzato dall’associazione sul tema “meno tasse, più crescita”, ammonta al 17,5% del Pil, ponendo l’Italia al primo posto in classifica su questo fronte.

Rapportando la somma di tutte le tasse al Pil, al netto di questa percentuale di sommerso economico, la pressione fiscale effettiva (o legale) arriva al 55% regalando all’Italia un secondo record: quello con la pressione fiscale più elevata.

Befera (agenzia Entrate): troppi italiani strizzano l’occhio ai furbi

Al convegno è intervenuto il direttore dell’agenzie delle Entrate. Attilio Befera ha voluto chiarire che «c’è una maggioranza silenziosa che non evade, che sopporta una pressione fiscale del 55% e in qualche caso anche di più». «Qualche imprenditore – ha aggiunto – mi ha parlato anche del 70%». Secondo Befera il problema principale in Italia è in un «deficit culturale» che ancora porta molti italiani a «strizzare l’occhio alla furbizia di chi non paga». Befera si è detto favorevole alla istituzione di un fondo taglia tasse come proposto dalla Confcommercio. Tuttavia ha segnalato che il taglio delle tasse non può non tener conto della priorità da riservare ai conti pubblici. Il direttore delle Entrate ha quindi annunciato che entro il 30 settembre l’Agenzia predisporrà, per discuterne con le categorie economiche, una mappa delle possibili riduzioni degli adempimenti fiscali.

«L’effetto deterrenza comincia a funzionare»

Befera, ha spiegato che «a fronte di un’Iva che diminuisce per la forte riduzione dei consumi, la base imponibile dei settori in cui abbiamo operato, non sta diminuendo o sta diminuendo molto meno, questo ci conforta» perchè, ha aggiunto, significa che «l’effetto deterrenza comincia a funzionare».

Sangalli: la pressione fiscale è una zavorra, evitare l’aumento Iva

Tassazione eccessiva, con effetto zavorra. «Abbiamo raggiunto – ha detto il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli – un livello di pressione fiscale che, per chi le tasse le paga, si attesta attorno al 55 per cento. È un livello che zavorra drasticamente investimenti e consumi». La riforma fiscale non è rinviabile. Occorre inoltre sventare un aumento dell’Iva nel 2013: «farlo – ha aggiunto Sangalli – é necessario perché gli aumenti Iva rischiano, tra il 2011 ed il 2014, di tradursi in minori consumi reali per circa 38 miliardi di euro».

Il report: la pressione fiscale effettiva al 55% è un record mondiale

In Italia, sottolinea la relazione, la frazione di Pil dovuta al sommerso economico è pari al 17,5%, «un valore moderatamente decrescente negli ultimi dieci anni», si legge nella relazione. Se consideriamo la pressione fiscale apparente del 2012 (cioè data dal rapporto tra gettito e Pil, così come queste grandezze vengono osservate e cioè ci appaiono) le nostre stime di Confcommercio segnalano un 45,2% (non dissimile dalle valutazioni di altri centri di ricerca e da quelle dello stesso Governo contenuto nel Def 2012). Ora, se da questo rapporto viene tolta la parte di Pil che non paga imposte – cioè si assume che sull’imponibile sommerso non venga pagata alcuna imposta – il risultato è la pressione fiscale effettiva o legale, cioè quella che mediamente è sopportata da un euro di prodotto legalmente e totalmente dichiarato in Italia: questo valore è pari al 55 per cento. Questo valore, rileva la relazione, «non solo è il più elevato nella nostra storia economica recente ma costituisce un record mondiale assoluto».

L’evaso ammonta a 154 miliardi

Se si moltiplica il valore nominale del Pil stimato per il 2012 (circa 1600 miliardi di euro) per il tasso di sommerso economico (17,5%) per l’aliquota media legale o effettiva pari al 55%, l’imposta evasa, calcola Confcommercio, ammonterebbe a circa 154 miliardi di euro (il 55% di 280 miliardi di imponibile evaso).

Lotta all’evasione e meno tasse per chi le paga

Sull’ipotesi che un eventuale recupero di questo gettito potrebbe ridurre di un eguale ammontare il debito pubblico dell’Italia o permettere al Paese investimenti infrastrutturali “faraonici”, il report parla chiaro: «non riteniamo possibile un equilibrio macroeconomico e sociale nel quale, oltre ai circa 800 miliardi di entrate, il settore privato dovesse consegnare altri 154 miliardi di euro annuali al settore pubblico». La proposta di Confcommercio è: «pensare immediatamente a precisi meccanismi di restituzione delle maggiori imposte riscosse, attraverso la lotta all’evasione e all’elusione, ai contribuenti in regola per mezzo dell’abbassamento contestuale delle aliquote legali».

Sangalli: accorpare le feste? Rischi per il turismo

Il presidente della Confcommercio ha commentato l’ipotesi di accorpamento delle festività: «tutto ciò che va verso la produttività e la crescita – ha affermato – ci trova favorevoli, ma in questo caso chiediamo al governo tecnico di fare bene i conti perchè l’impatto sul turismo potrebbe essere pesantemente negativo».

Il Sole 24 Ore – 20 luglio 2012

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