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Direttiva benessere ovaiole, ispettori in tutta la Ue per verifiche

Con il 3 gennaio 2012 è diventata operativa la direttiva 74/1999. Sono ancora molti i Paesi Ue che non hanno attuato la direttiva comunitaria sul benessere delle ovaiole.

Con il 3 gennaio 2012 è diventata operativa la direttiva 74/1999 che impone l’allevamento a terra delle galline ovaiole oppure l’impiego di gabbie rispettose del benessere animale (di fatto più ampie di quelle impiegate sino a ieri). Nessuna deroga è stata concessa, come peraltro anticipato a varie riprese da Bruxelles. In Italia, vista l’impossibilità di una deroga, si è adottata una soluzione intermedia (verrebbe da dire “all’italiana”) concedendo alle aziende di utilizzare le vecchie gabbie purché si sia siglato un impegno al loro aggiornamento entro una data certa. Vedremo se questo “escamotage” saprà convincere gli ispettori del Fvo (Food and veterinary office) che la Commissione europea ha sguinzagliato per tutta Europa al fine di portare davanti alla Corte europea gli Stati che non si sono adeguati alla direttiva.

 Molti non sono in regola

L’elenco dei “fuori legge” è lungo e comprende oltre all’Italia altri 13 Stati membri e cioè: Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Grecia, Lettonia, Olanda, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Ungheria. In totale, secondo i dati in possesso della Commissione, le galline allevate in sistemi non conformi alla direttiva sul benessere ammontano al 14% del totale. Un dato che sembra calcolato per difetto, visto che fra i paesi non in regola ci sono forti produttori, come l’Italia e la Spagna. In attesa che tutti si mettano in regola, la Commissione ha stabilito che le uova prodotte in situazioni di allevamento irregolari non possano lasciare il Paese di provenienza.

Inflessibili inglesi

 Un divieto che il British egg industry council, una sorta di sindacato delle industrie avicole inglesi, pretende venga rispettato alla lettera, tanto da avviare un procedimento legale contro il Dipartimento agroalimentare del proprio Paese, che non intende applicare in toto il divieto alle importazioni. Saranno però vietate le esportazioni per gli allevamenti inglesi che ancora non si sono adeguati alle nuove regole. Ma si tratta di una percentuale esigua, poco sopra l’1%. E anche questi, si assicura oltre Manica, entro la fine di febbraio si saranno messi in regola. In Italia, per essere in regola, dovremo attendere di più..

Agronotizie – 20 gennaio 2012.

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