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Berlusconi incassa la fiducia per tre voti alla Camera

Montecitorio e Palazzo Madama confermano il «sì» al premier. I finiani si spaccano, tafferugli in Aula. Fini: vittoria numerica, vedremo se politica

MILANO – Silvio Berlusconi incassa la fiducia. Il Senato prima (dove l’esito del voto era ampiamente previsto) e la Camera poi (dove la mozione di sfiducia è stata bocciata solo per tre voti) hanno confermato il loro sì al governo. «Sono sereno come lo sono sempre stato» ha dichiarato a caldo il presidente del Consiglio. Altissima la tensione a Montecitorio, dove il voto ha, di fatto, reso ancora più profonda la spaccatura tra “falchi” e “colombe” all’interno di Futuro e Libertà. «Ve lo dicevo che Fli si spaccava» ha commentato lo stesso Berlusconi. Attraverso una nota, Gianfranco Fini parla di «vittoria numerica, ma non politica» del Cavaliere, senza far cenno alla richiesta di dimissioni avanzata dai deputatui del Pdl subioto dopo il voto.

I VOTI DECISIVI – La maggioranza di governo si è imposta alla Camera con 314 voti contro 311. Hanno votato contro la sfiducia Pdl, Lega, Noi Sud-Pid, i tre di «Movimento di responsabilità nazionale» Calearo, Cesario e Scilipoti, il Lib-dem Grassano. Hanno votato a favore Pd, Idv, Fli (tranne Polidori, Catone, Siliquini), l’Udc, l’Mpa, l’Api, i due Lid-dem Melchiorre e Tanoni, Nicco (Autonomie della Valle d’aosta). Si sono astenuti i due Autonomie-Svp Brugger e Zeller. Gli unici due che non hanno partecipato al voto, oltre a Fini, sono stati Silvano Moffa, in rotta con Fli, e Antonio Gaglione, l’ex Pd passato nel misto con Noi Sud-Pid ‘recordman’ delle assenze in aula. A nulla è valso il sacrificio delle deputate in dolce attesa Federica Mogherini (Pd), Giulia Bongiorno (Fli) e Giulia Cosenza (Fli). Le tre parlamentari si sono presentate in Aula con tanto di pancione (la Bongiorno in sedia a rotelle) ma il loro voto di sfiducia non è servito.

RISSA – Infuocata la seduta alla Camera, tanto che Fini stato costretto a sospendere per alcuni minuti la seduta. A far scoppiare i tafferugli in Aula è stata la scelta della parlamentare “futurista” Catia Polidori, che ha detto «no» alla mozione di sfiducia. Il Pdl a quel punto si è lasciato andare ad un applauso mentre Fabio Granata e Giorgio Conte hanno cominciato a litigare. I commessi hanno bloccato i deputati finiani che cercavano di venire alle mani. Quindi, il deputato di Fli Antonio Buonfiglio ha provato ad attaccare il leghista Gianni Fava ma è stato bloccato da Guido Crosetto (Pdl) e dai commessi. A spiegare l’accaduto ai giornalisti, proprio uscendo dall’aula di Montecitorio è stata Nunzia De Girolamo. «Conte ha detto che la Polidori è una…», di qui la reazione dei deputati del Carroccio e la conseguente rissa. Alcuni deputati si sarebbero anche rivolti all’indirizzo di Fini, secondo quanto riferito da chi era presente in Aula, dicendogli «Questa è la tua gente».

BERLUSCONI LASCIA L’AULA – Momenti di tensione anche prima della «chiama», durante le dichiarazioni di voto. Il presidente del Consiglio e l’intero gruppo del Pdl hanno lasciato l’Aula durante l’intervento del leader Idv Antonio Di Pietro, in segno di «protesta contro gli insulti» dell’ex pm. Premier e deputati sono poi rientrati su richiesta del leader Udc Pier Ferdinando Casini. «Le mie dimissioni sono assolutamente escluse» aveva ribadito in mattinata Berlusconi, rifiutando l’ennesima richiesta avanzatagli in tal senso dai senatori finiani. Nel corso delle dichiarazioni di voto, Fl, con Bocchino, ha rispedito al mittente le accuse di tradimento. «Lei, presidente – ha detto il capogruppo -, ci ha accusato più volte di essere dei traditori, ma noi respingiamo l’accusa al mittente. Il mio leader è sempre stato ed è oggi, da quando sono entrato in politica, Gianfranco Fini». Apertura al dialogo da parte di Fabrizio Cicchitto: «Invito gli esponenti di Futuro e Libertà – ha detto il capogruppo del Pdl – a non votare la sfiducia a questo governo che è disposto ad accogliere alcune proposte su temi economici così come è disposto a discutere di riforme a partire dalla legge elettorale».

GOVERNO A +4 AL SENATO – A differenza di Montecitorio, la votazione a Palazzo Madama è stata una passeggiata per il governo Berlusconi. I sì sono stati 162, i voti contrari 135. Undici gli astenuti, i dieci finiani (che hanno votato compatti) più Enrico Musso, ex Pdl oggi nel gruppo misto. Pdl e Lega hanno al Senato complessivamente 160 senatori. Considerando che non hanno votato il presidente Renato Schifani ed il senatore siciliano del Pdl Vincenzo Galioto (assente), il governo è andato a +4. Hanno infatti votato la fiducia i senatori Antonio Fosson (Union Valdotaine), Riccardo Villari (Misto), Sebastiano Burgaretta (Mpa) e Salvatore Cuffaro (ex Udc).

LE ALTRE DICHIARAZIONI DI VOTO – Prima di Viespoli, l’intervento di Francesco Rutelli e del leghista Federico Bricolo. Il leader dell’Api, ha voluto attendere l’arrivo del premier prima di iniziare a parlare. Il distacco dei finiani dalla maggioranza di centrodestra, ha detto poi, «chiude una stagione iniziata 17 anni fa». Duro l’intervento del dipietrista Felice Belisario, che ha accusato Berlusconi di essere «il mandante politico della più grande compravendita di parlamentari». Come l’Idv, anche Mpa e Udc hanno annunciato il loro no alla fiducia

corriere.it

14 dicembre 2010

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