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Blocco pensioni, i veneti sono quelli che pagano di più. Cgil, Cisl e Uil: manifestiamo

Centoquaranta milioni di euro in meno nelle tasche dei pensionati veneti per il prossimo triennio 2014-2016. Sarà questo l’effetto del blocco delle rivalutazioni delle pensioni, su impianto della riforma Fornero, previsto dalla legge di Stabilità varata dal governo Letta. Il risparmio previsto dal governo su scala nazionale, sul prossimo triennio, è di 800 milioni e i pensionati veneti vi contribuiranno per il 17%.

Nessuno col sorriso in bocca; anzi. Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, le sigle confederali regionali dei pensionati, hanno preso carta e penna: su un foglio hanno fatto due conti per capire quanto patiranno, per ciascun scaglione, le pensioni dei veneti sia sotto la voce adeguamenti sia per la perdita del potere d’acquisto; su un altro hanno scritto una lettera ai parlamentari per chiedere di intervenire per riportare equità e solidarietà nelle scelte economiche del governo durante il dibattito che la legge di Stabilità affronterà alle camere. Sul foglio dei numeri si scopre che i veneti hanno per la maggior parte pensioni basse «e che dunque si va a colpire ancora una volta il lavoro», riassume Rita Turati dello Spi Cgil.

Del milione e 296 mila pensionati in Veneto, circa il 68% per cento percepisce una pensione inferiore ai 1.500 euro lordi al mese e sono perciò «risparmiati» dalla riforma dell’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero. Gli effetti del blocco delle rivalutazioni si vede soltanto nei due scaglioni successivi. Per i redditi mensili da 1.500 a 2.000 euro lordi, il perequamento viene applicato su l’intero valore della pensione, e la perdita è di 26 euro, che salgono a 78 per lo scaglione dai 2.000 ai 2.500 euro mensili di assegno.

Così divisi, sono 207.386 i pensionati veneti del secondo scaglione e 105.842 quelli del terzo. Tutti assieme fanno il 24% dei pensionati veneti, ma c’è un altro dato su cui confederali insistono. Fatta una media tra le pensioni dai 1.550 a quelle che arrivano ai 3.000 lordi mensili, che sono solo 57 mila in tutto il territorio regionale, si scopre che per il 2014 la perdita è di 182 euro, che aumenta a 309 l’anno seguente, per arrivare infine a 319 nel 2016 se l’impianto della riforma Fornero non verrà modificato.

Operazione peraltro difficilmente realizzabile, perché la legge di Stabilità ha validità triennale e una volta votata non si torna indietro. È il prezzo della stabilità, invocata ora dai mercati, ora da Bruxelles. «Vogliamo il ripristino delle rivalutazioni delle pensioni, dopo dieci anni cui è seguita una perdita di potere d’acquisto del 30% e che si inizino a tassare le rendite finanziarie. Manifesteremo allo sciopero generale del 15 novembre», dicono Turati, Adolfo Berti di Fnp Cisl e Walter Sperotto di Uilp.

Corriere del Veneto – 29 ottobre 2013

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