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Boeri avverte: assegni più bassi senza aumento dell’età pensionabile. Il presidente dell’Inps: i costi potrebbero crescere di 141 miliardi 

Il giorno dopo l’allarme lanciato dalla Ragioneria generale dello Stato, il presidente dell’Inps Tito Boeri ripete il suo no a ogni ipotesi di fermare l’innalzamento dell’età della pensione. Una soglia che, legata per legge alla speranza di vita, dovrebbe arrivare nel 2019 a 67 anni, cinque mesi in più rispetto a ora. «È pericolosissimo toccare quel meccanismo» dice Boeri, che conferma la stima di 141 miliardi di euro come aumento di spesa in caso di cancellazione dell’adeguamento. Ma non è solo un problema di tenuta dei conti pubblici.

«Le pensioni sarebbero più basse — ribadisce Boeri — quindi questo stop all’aumento progressivo dell’età pensionabile non è neanche nell’interesse dei lavoratori più deboli». Il perché il presidente dell’Inps lo ribadisce ai microfoni del Gr1: «Se possono andare in pensione prima, sappiamo che saranno i datori di lavoro stessi a spingerli a ritirarsi prima, e a quel punto uscirebbero con delle pensioni più basse, perché col sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano». Secondo Boeri, poi, lo stop all’adeguamento comporterebbe un problema di equità anche rispetto alle generazioni passate, che hanno già subito gli effetti di questo meccanismo. L’età pensionabile è salita di tre mesi nel 2013 e di quattro mesi nel 2016. «Ma perché noi abbiamo dovuto pagare? si chiederebbero» dice Boeri.

Dal fronte dello stop all’adeguamento, interviene Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato, di Energie per l’Italia, il movimento di Stefano Parisi: «Strano rigore quello di coloro che paventano disastrosi effetti finanziari per la sola rimodulazione temporale dell’innalzamento a 67 anni dell’età di pensione e poi accettano generose deroghe alla regola vigente, sulla base di pressioni corporative». Anche i sindacati insistono per una modifica del meccanismo previsto per legge, da inserire nella prossima legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria da approvare dopo l’estate. La Cisl, in particolare, parla di «consenso trasversale anche nelle forze parlamentari»

Il Corriere della Sera – 10 agosto 2017

 

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