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Bollicine, burro e Grana Padano tirano le esportazioni Made in Italy. In un anno agroalimentare +10,9%, anche se a giugno l’export totale fa -1%

«Se l’oro nero è in crisi, noi siamo quello biondo: un ragazzo brillante che si sta affermando nel mondo». Isabella Spagnolo guida la Iris Vigneti di Mareno di Piave (Treviso) e festeggia il momento d’oro del suo Prosecco. Una delle punte di diamante del Made in Italy alimentare, che ha festeggiato il +10,9% dell’export a giugno. Dato censito dall’Istat nell’ambito di una crescita annua complessiva dell’8,2% e accolto come «record storico» da Coldiretti, che si aspetta di superare il picco di 38,4 miliardi di vendite estere del 2016.
Che il passo delle bollicine sia cambiato «si è visto nelle ultime edizioni del Vinitaly», principale fiera del settore. «I nostri spazi sono invasi da compratori esteri, da Cuba alla Cina», racconta la produttrice. «Vendiamo sette bottiglie su dieci fuori dall’Italia. Le ‘cantinette’ del contadino sono diventate aziende, i giovani si sono formati nelle Università e hanno trovato sbocchi di alto livello».
A Mantova, Paolo Carra, presidente del Consorzio Latterie Virgilio, benedice l’export (+11,2% per il lattiero-caseario nei primi quattro mesi del 2017 per Coldiretti/Ismea): «Grana Padano e Parmigiano sono i nostri alfieri, ma sale l’attenzione per prodotti come il mascarpone o il burro». Senza gli acquisti stranieri, le aziende non reggerebbero: «Le nostre Dop crescono del 3-4%, ma ogni anno la nuova produzione è assorbita dalle esportazioni. Il mercato italiano è saturo ». Se non altro, dopo lunghe crisi e battaglie, dall’obbligo di indicazione dell’origine del latte di aprile i prezzi per i produttori si sono risollevati. «Le aziende tornano a popolarsi, sia di capi di bestiame che di addetti», racconta Carra. I mercati principali per latte e formaggi italiani restano Germania, Francia e Inghilterra, ma se ne aprono di nuovi a Est. Gli Usa fanno un po’ paura: «Trump è un’incognita e il dollaro debole ci rende meno competitivi», chiosa Carra.
Dal Mise, il sottosegretario Ivan Scalfarotto ha accolto i dati Istat come «ottime notizie» e posto come obiettivo la riconquista della Russia sanzionata. Giugno è stato però debole per le esportazioni (-1%) su maggio, ma anche le importazioni (-2,9%) sono scese. Il surplus è calato a 4,5 miliardi. Il balzo annuo si spiega invece, oltre che con cibo e bevande, con il boom delle auto (+19%), in particolare verso gli Usa con i quali ci lega Fca, e della chimica (+14,4%). Altri numeri Istat, sul fronte del lavoro, hanno rallegrato pezzi di maggioranza: le aziende cercano persone da assumere e il tasso di posti in attesa di candidati è salito nel secondo trimestre allo 0,9%, top dal 2010.

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