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Bondi, ecco che cosa può fare per tagliare spesa pubblica

Un super commissario che, grazie a un filo diretto con governo e presidenza del consiglio, potrà convincere (o costringere) il dirigente di un ministero un po’ riottoso a cancellare una procedura d’acquisto se la considera uno spreco di risorse pubbliche o, nella migliore delle ipotesi, a fornire informazioni aggiuntive su una particolare procedura d’acquisto.

Questo sarà Enrico Bondi, un tecnico tra i tecnici che opererà, fianco a fianco, con un comitato presieduto dal premier in persona. Il Pdl attacca e parla di «auto-commissariamento» da parte del governo guidato da Mario Monti. «Trovo stravagante che i tecnici abbiano bisogno di nominare altri tecnici» commenta il segretario della Cgil, Susanna Camusso.

Tagliare la spesa pubblica di 4,2 miliardi nel 2012, con uno sforzo di tutte le amministrazioni pubbliche, nessuna esclusa: la missione vedrà in prima linea il risanatore della Parmalat, nominato dal governo commissario straordinario per razionalizzare gli acquisti di beni e servizi. Del piano per tagliare la spesa pubblica (cosiddetta «spending review»), così come l’ha concepito il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, fanno parte tutti gli interventi che puntano a eliminare sprechi di risorse. Sul tavolo c’è poi la revisione dei programmi di spesa, il miglioramento delle attività di acquisto di beni e servizi, la ricognizione degli immobili pubblici in uso alle pubbliche amministrazioni (in vista di possibili dismissioni).

Il compito di Bondi, disegnato dal provvedimento votato ieri dal Consiglio dei ministri, sarà quello di garantire una rapida esecuzione al programma di revisione della spesa.

Il manager dovrà mettere entrambe le mani in quell’immenso calderone costituito dalle forniture per i ministeri, le regioni e gli enti locali: in soldoni quasi 140 miliardi all’anno. Prima di impugnare le forbici, occorrerà definire il livello di spesa per voci di costo. Già così l’operazione si preannuncia non proprio agevole, ma c’è di più: il commissario è chiamato a coordinare l’attività di approvvigionamento di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni e ad assicurare una riduzione della spesa per acquisti di beni e servizi, per voci di costo, delle amministrazioni pubbliche.

Dal punto di vista operativo, Bondi non attenderà che le decisioni vengano prese ma entrerà lui stesso nel sistema per orientare le scelte. A determinare il successo (o l’insuccesso) degli interventi sarà pertanto la capacità dei titolari dei singoli dicasteri e dei dirigenti responsabili di collaborare con il commissario straordinario. Che potrà segnalare – direttamente al consiglio dei ministri – tutte quelle norme e quei regolamenti che, in quanto determinano spese o voci di costo per la Pa, possono essere razionalizzate.

Non solo: se lo riterrà opportuno, Bondi potrà proporre al Governo la sospensione o anche la revoca di procedure per l’acquisto di beni e servizi o, ancora, potrà imporre alle amministrazioni di fornire informazioni aggiuntive in merito a una determinata operazione. Se poi la richiesta dovesse passare sotto traccia, il commissario potrà chiamare in causa il comitato interministeriale per la revisione della spesa. Questi, in sintesi, i compiti del commissario straordinario: insomma, tanta carne al fuoco.

Sullo sfondo di questa opera colossale di spending review si profilano però altri due filoni: la razionalizzazione degli aiuti pubblici alle imprese e i finanziamenti promossi dallo Stato a favore di partiti e sindacati. Nel primo caso verranno presi in considerazione i suggerimenti dell’economista Francesco Giavazzi; nel secondo a dettare la linea sarà l’ex presidente del consiglio Giuliano Amato. Vediamo chi fa cosa: il professor Giavazzi fornirà a Monti e Passera analisi e raccomandazioni sui contributi pubblici alle imprese.

Per Amato, invece, il riferimento sarà il solo presidente del Consiglio: anche qui si tratterà di fornire analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 49 della Costituzione, sul loro finanziamento. Le osservazioni di Amato riguarderanno anche le forme esistenti di finanziamento pubblico, in via diretta o indiretta, ai sindacati. La partita delle risorse pubbliche a partiti e sindacati vedrà al tavolo, è facile prevederlo, un convitato di pietra: gli stessi partiti, e a cominciare da Pd, Pdl e Udc, le forze cioè che sostengono l’attuale esecutivo tecnico. Il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto ricorda che i partiti hanno già avanzato delle proposte in tema di trasparenza nel finanziamenti pubblici e non esita a denunciare il «parziale commissariamento del parlamento

ilsole24ore.com – 1 maggio 2012

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