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Bovini dopati, a giudizio otto tra allevatori, macellatori e veterinari

Primi esiti di un’inchiesta nata nel 2005 che aveva portato a sette arresti nell’ottobre 2007. Il processo davanti al tribunale in composizione collegiale iniziera il 4 ottobre 

Si è chiusa in tribunale a Rovigo con otto rinvii a giudizio, tre stralci e un rito abbreviato la lunghissima udienza preliminare sull’inchiesta – nata nel 2005 – della procura di Rovigo sui bovini dopati. Vengono contestati, a vario titolo, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari adulterate e di medicinali pericolosi, esercizio abusivo delle professioni di veterinario e farmacista, favoreggiamento, falso ideologico, abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato. Il processo inizierà il 4 ottobre. Ad affrontarlo saranno il mediatore di bovini Claudio Anali di Monselice, per due episodi; l’ex responsabile servizio sanità animale dell’Usl 19 Roberto Crepaldi di Adria; Ulisse Marcato di Correzzola (Pd); gli allevatori Patrizio Menato di Mesola ed Attilio Piselli di Perugia; i veterinari Roberto Scarparo di Adria, Matteo Braga di Porto Tolle e Nicola Tiengo di Porto Viro (quest’ultimo accusato di peculato ed estraneo alla vicenda principale).

Sarà un altro giudice preliminare invece ad occuparsi di altri tre indagati che ieri si son visti respingere la richiesta dui patteggiamento e quindi di rito abbreviato. Ovvero il rappresentante di prodotti zootecnici di Boara Polesine Maurizio Angeli, Massimo Oliviero di Ariano e Franca Bozza anch’essa di Boara. Ha invece chiuso con una condanna a due anni e otto mesi in abbreviato, per un episodio di un bovino trovato positivo al desametazone in un macello dell’Ascolano, l’allevatore di Porto Viro Nicola Mezzanato. Il suo legale Luigi Migliorini preannuncia appello e aggiunge: «Col secondo grado proveremo la buona fede del mio assistito, che per altro è stato già assolto per le accuse più gravi».

Secondo l’accusa esisteva una catena che puntava a gonfiare illecitamente il bestiame usando sostanze anabolizzanti e cortisonici per risparmiare tempi di allevamento e denaro. L’inchiesta dei carabinieri dei Nas era partita più di cinque anni fa e aveva portato nell’ottobre 2007 a sette arresti e 17 denunce.  Il bestiame veniva macellato e finiva sul mercato con gravissimi rischi per i consumatori. Perquisizioni, sequestri sanitari (oltre 5mila bovini), prelievi, analisi eseguite dal laboratorio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Legnaro, interrogatori e altri accertamenti avevano permesso di smascherare una rete completamente abusiva costituita da mediatori, alimentaristi zootecnici, allevatori e veterinari in cui ciascuna delle persone coinvolte aveva un ruolo ben preciso.

7 marzo 2012

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