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Bratti, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta: «Sui Pfas necessarie ulteriori indagini. Le precedenti sono superate dagli accertamenti del Noe di Treviso»

Luca Fiorin. II caso Pfas sarà oggetto di una nuova indagine da parte della commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti ambientali. Ad annunciarlo in un incontro pubblico organizzato a Brendola, nel Vicentino, da Legambiente – il presidente della bicamerale: il deputato Alessandro Bratti (Pd), che è di Ferrara ed è stato in passato direttore dell’ agenzia ambientale regionale dell’Emilia-Romagna. «La commissione ha effettuato un’accurata attività di approfondimento sul problema della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche in atto in Veneto, redigendo una relazione finale, pubblicata lo scorso febbraio, secondo la quale doveva essere verificata resistenza dei reati di avvelenamento delle acque e omessa bonifica», ha spiegato Bratti. «Quelle conclusioni fotografavano la situazione che al tempo avevamo accertato, ma poi si sono verificate situazioni così rilevanti da rendere necessario un supplemento d’indagine, di cui ora chiederò la realizzazione da parte della commissione». Il presidente della commissione si riferisce all’esito degli accertamenti effettuati dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Treviso divenuti di dominio pubblico un mese fa. Da essi risulta che l’azienda da cui, secondo la Regione, deriva per il 97 per cento il problema, la Miteni di Trissino, ha in mano da decenni relazioni che dimostrano l’esistenza dell’ inquinamento ma non le ha trasmesse alle autorità. «E’vero che alcune azioni sono state intraprese, ma ora sono emerse situazioni omertose che vanno approfondite», ha affermato Bratti. D’altronde a Brendola, a ringraziare i carabinieri del Noe trevigiano, che le indagini le stanno compiendo per conto della Procura di Vicenza, è stato anche il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani. «La loro tenacia ha fatto emergere dei fatti che sono decisamente importanti», ha affermato. Prima di spiegare che, dal punto di vista ambientale, questa vicenda va affrontata migliorando il sistema delle acque superficiali, a favore anche dell’agricoltura, e garantendo fonti sicure agli acquedotti. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, il sottosegretario ha sottolineato che il Governo, tramite il Cipe, ha messo a disposizione 80 milioni. «I documenti parlano chiaro: la Regione, dopo la firma dell’intesa relativa a queste opere avvenuta nel maggio scorso, aveva tre mesi di tempo per presentare un piano dettagliato degli interventi, con un cronoprogramma», ha detto.

Secondo Degani, insomma, la palla è in mano a Venezia. Cosa che afferma anche una lettera inviata dalla dirigente del ministero dell’Ambiente Gaia Checcucci agli organizzatori del convegno. Lettera nella quale ribadisce anche che è competenza regionale stabilire i limiti per quanto riguarda la presenza dei Pfas nell’acqua. Con una missiva, d’altro canto, si era fatto vivo anche il presidente della Regione Luca Zaia, affermando che la sua partecipazione alla serata non era stata concordata, pur essendo citata negli avvisi pubblici, e affermando che la Regione è stata l’unica a intervenire in Italia sulla questione Pfas, diventando un esempio di buone pratiche.

L’Arena – 17 luglio 2017

 

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