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Bruxelles. Italia promossa. L’Europa: e ora avanti con le riforme

L’Italia ha ottenuto ieri l’attesa conclusione dalla procedura per deficit eccessivo dopo quattro anni di risanamento dei conti pubblici.

La Commissione, tuttavia, ha avvertito che questa decisione concede al Paese «un margine molto piccolo» di politica economica, anche a causa del debito italiano molto elevato.
Pubblicando nuove e impegnative raccomandazioni, l’esecutivo comunitario ha messo l’accento su una piena attuazione di riforme già adottate che «rimane problematica».
Il commissario agli affari economici Olli Rehn ha salutato con soddisfazione la correzione strutturale di bilancio adottata dall’Italia e che ha permesso al deficit di scendere al 3% del prodotto interno lordo nel 2012.
Durante una conferenza stampa qui a Bruxelles, Rehn ha però avvertito che il Paese ha «un margine molto piccolo» di manovra sul fronte del bilancio, tenuto conto anche dell’annunciata sospensione e dell’attesa riforma dell’imposta municipale unica (Imu).
L’uomo politico finlandese ha fatto notare che per il 2013 il margine è stato praticamente tutto utilizzato dal rimborso alle imprese dei debiti della pubblica amministrazione (una decisione quest’ultima che ha indotto il Governo italiano a introdurre clausole di salvaguardia pur di evitare eventuali sforamenti quest’anno).
La cautela di Rehn è da attribuire anche al fatto che mentre le stime di deficit pubblico di Roma e Bruxelles coincidono per il 2013 (2,9% del Pil), le previsioni sono molto diverse per il 2014: rispettivamente 1,8 e 2,5% del Pil.
La presa di posizione della Commissione è giunta mentre in Italia si discute se e come il risanamento di bilancio offra nuovo spazio per un allentamento del rigore.
Il commissario europeo avrebbe potuto facilmente ricordare ieri che Malta è uscita dalla procedura per deficit eccessivo appena sei mesi fa, e che proprio ieri la Commissione ha deciso di rimettere il piccolo paese mediterraneo sotto sorveglianza, a causa di una nuova deriva delle finanze pubbliche.
Come ogni anno, la Commissione ha pubblicato ieri nuove raccomandazioni ai paesi membri.
Queste raccomandazioni dovranno ora essere approvate entro luglio dai governi nazionali.
Il pacchetto italiano conferma le indicazioni della vigilia.
Morbido sul fronte dei conti pubblici, l’esecutivo comunitario si dimostra più esigente sul fronte di una modernizzazione dell’economia italiana.
«L’elevato debito pubblico – ha ricordato il presidente della Commissione José Manuel Barroso durante una conferenza stampa qui a Bruxelles – pesa sull’economia».
Riferendosi alla perdita di competitività del paese «negli ultimi due decenni», Barroso ha parlato di «un gran lavoro da portare a termine».
Per di più, l’esecutivo comunitario nota che «la piena attuazione» delle importanti riforme adottate di recente «rimane problematica».
Ciò è vero soprattutto per quanto riguarda la recente riforma del mercato del lavoro approvata dal precedente governo Monti e per la quale mancano ancora alcune «disposizioni attuative».
La Commissione chiede inoltre all’Italia di «spingere oltre la riforma delle professioni regolamentate per superare le restrizioni esistenti», di migliorare l’efficienza e di ridurre i costi della pubblica amministrazione, di riformare la giustizia civile.
Tra le raccomandazioni, è da segnalare che la Commissione si interroga anche sul «governo societario» delle banche, un elemento tale da limitarne possibilmente «l’efficacia nell’intermediazione finanziaria».

Interpellato ieri sulle reali capacità del paese di introdurre le misure richieste, Barroso si è voluto ottimista: «Nelle mie conversazioni con il capo del governo Enrico Letta, ho potuto toccare con mano che il nuovo esecutivo ha fatto propria la necessità di riformare l’economia (…) C’è piena consapevolezza».
Più che una rassicurazione, la dichiarazione di Barroso è sembrata una esortazione, tenuto conto di come nelle raccomandazioni Bruxelles insista sulle perduranti difficoltà ad attuare pienamente le misure di riforma.
Indirettamente, la presa di posizione del presidente della Commissione è stata anche una risposta a Guenther Oettinger.
In un intervento pubblico martedì a Bruxelles, rilanciato ieri dal quotidiano Bild, il commissario (tedesco) all’Energia ha indicato che Italia, Bulgaria e Romania sono paesi «poco governabili».
Da Berlino, il governo federale ha preso le distanze dall’uomo politico democristiano: «Non mi sentirete mai fare dichiarazioni simili riguardo all’Italia», ha dichiarato il portavoce Steffen Seibert.

Il Sole 24 Ore – 30 maggio 2013

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