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Doppia riforma. Costi della politica: il Veneto taglia 60 milioni

L’addio ai vitalizi e la riduzione del numero di consiglieri votate dal consiglio garantisce una buon risparmio futuro per le casse di Venezia

Il taglio ai costi della politica c’è, ed è notevole. Con il doppio “blitz” di giovedì scorso in una sola giornata in Consiglio regionale è stata approvata la nuova legge elettorale che ridurrà a 51 il numero dei consiglieri regionali, ma anche la nuova norma che elimina dalla prossima legislatura i vitalizi per i consiglieri regionali.

UN MAXI-RISPARMIO. E la Regione, assicurano gli esperti di conti, mette così in pista un risparmio per il suo futuro di circa 60 milioni di euro: 50 milioni in meno per l’addio ai vitalizi (oggi si oscilla, a seconda delle legislature fatte, tra i 2 mila e i 5 mila euro per circa 130 ex consiglieri regionali), e 10 milioni in meno per la riduzione appunto dei consiglieri a partire dal 2015. Tra l’altro è stata anche votata una riduzione del 5%, a partire dal 1° gennaio, per i vitalizi attuali.

LA RIDUZIONE DEL CONSIGLIO. Con la riduzione del numero di consiglieri regionali, questione che aveva incendiato l’estate del Consiglio, il Veneto tra l’altro si piazza in sostanza al primo posto tra le Regioni italiane (vedi grafico a lato). Lo sottolinea il vicentino Costantino Toniolo (Pdl), che come presidente della commissione “Affari istituzionali” è stato forse – con il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato – il principale protagonista della trattativa tra maggioranza e opposizioni per giungere all’accordo di Natale che ha sbloccato il voto su entrambi i provvedimenti. «Soltanto la Lombardia – spiega Toniolo – ha un migliore rapporto tra numero di consiglieri regionali e gli abitanti: però, visto l’assai elevato numero di residenti, rimane fuori scala. Il panorama per il resto è vario: si va da un rapporto di uno a 3.600 della Val d’Aosta, o di uno a 14 mila del Trentino, al rapporto di un eletto a 31 mila dell’Abruzzo, di uno a 58 mila della Puglia o di uno a 74 mila del Piemonte, o infine di uno a 88 mila dell’Emilia-Romagna. Tra le regioni con un numero di abitanti vicino al nostro cito il Lazio, con uno a 80 mila residenti».

NO LISTINO E MAGGIORANZA “VARIABILE”. «Una seconda novità che intendo segnalare – rimarca Toniolo – è l’eliminazione del “listino” regionale (che è stato mantenuto da Lazio ed Umbria) e l’attribuzione di un premio di maggioranza variabile». Come noto, infatti, pur mantenendo la maggioranza in Consiglio la coalizione vincente perderà un consigliere se non supererà il 50% dei voti totali, e addirittura due se sarà rimasta al di sotto del 40% (con le coalizioni sconfitte quindi molto vicine, nel risultato). «Questa modifica – spiega Toniolo – consente in primo luogo di eliminare un paradosso della normativa precedente che in alcuni casi faceva corrispondere ad un aumento dei voti conseguiti da una coalizione di liste una diminuzione dei seggi da essa ottenuti». Inoltre, sottolinea ancora, l’addio al “listino” regionale evita i durissimi scontri dentro la coalizione sulla scelta di chi può evitare di andare a caccia di preferenze personali e consente di non dare più «un diverso tipo di legittimazione agli eletti: tutti i consiglieri saranno scelti direttamente dai cittadini, senza delega in bianco a partiti».

BASTA DISPARITÀ TRA TERRITORI. Non solo: la nuova legge elettorale «corregge – spiega Toniolo – quei fenomeni di distorsione della rappresentatività territoriale che si sono riscontrati in passato, in particolare modo in seguito allo “slittamento dei seggi” tra le circoscrizioni». Come studi promossi dallo stesso Consiglio regionale hanno dimostrato, infatti, in passato si è creata una «non corrispondenza finale» tra i seggi assegnati alle singole province e quello che era sulla carta invece il numero di seggi teoricamente loro spettante, in base alla popolazione residente. «Nel 2000, ad esempio, la regola della conversione dei voti in seggi ha avvantaggiato in maniera significativa la provincia di Venezia, che si è vista assegnare 12 seggi finali contro i 9 che le sarebbero spettati dalla ripartizione proporzionale sulla base della popolazione risultante dal censimento del 1991. Le più penalizzate sono risultate invece le province di Rovigo (-1 seggio) e di Vicenza (-2 seggi)».

LA QUESTIONE DONNE. «Inoltre – conclude Toniolo – va sottolineato l’elemento di genere introdotto: per garantire pari opportunità nelle liste elettorali il numero delle donne e degli uomini sarà uguale». Un risultato salutato come positivo anche da Laura Puppato, capogruppo del Pd, che però si era battuta anche per la cosiddetta “doppia preferenza di genere”: «Si poteva dar modo agli elettori di votare per una figura maschile ed una femminile, per rimediare alla macroscopica distorsione attuale per cui in Consiglio veneto ci sono solo 4 donne su 60 eletti».

 Il Giornale di Vicenza – 27 dicembre 2011

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