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Caccia in Piemonte, si cerca accordo per risparmiare 22 milioni

Il referendum si terrà il 3 giugno Il costituzionalista: «Hanno tempo fino al giorno prima delle urne»

«Se vogliono superare il Referendum sulla caccia hanno tempo fino al 2 giugno. Devono fare una legge che accolga i quesiti referendari o che accontenti i promotori e così il giorno prima delle urne disdicono le votazioni». Valerio Onida, giudice costituzionale dal 1996 al 2005, presidente della Corte Costituzionale e professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Milano è lo stesso che più volte si è espresso sui mancati referendum sulla legge elettorale, e sempre a favore delle consultazioni.

«La cosa seria è se sia normale, legittimo, chiamare gli elettori a votare su un quesito di venticinque anni fa. Nel contesto il diritto dei richiedenti è stato riconosciuto tardi è vero ma dopo tanto tempo il corpo elettorale è cambiato, rinviare di un anno va bene ma così…. Ma è sicura?». Purtroppo sì e anche che la Regione dovrà spendere 22 milioni di euro. «No su questo non si discute – risponde secco il giurista – le spese per votare non da mettere in discussione». Neanche se si deve affrontare un mutuo? «Ecco avrei dei dubbi sulla legittimità di questa operazione, perché il referendum sono spesa corrente, ordinaria, e non sono beni da acquistare». Insomma questa vicenda cosa le sembra da punto di vista giuridico? «E’ una delle tante prove del mal funzionamento della giustizia in Italia. Non credevo potesse accadere».

I dubbi

Ora il dilemma è come evitare le urne e la conseguente spesa che probabilmente finirà per essere inutile vista la data scelta: il 3 giugno. «Una domenica dopo il sabato di festa – dicono dal Comitato per il Referendum – lo hanno fatto apposta perché così sperano che non si raggiunga il quorum e il referendum fallisca. Avrebbero potuto accorpare il referendum alle amministrative». A questa obiezione indirettamente la giunta ha risposto che i comuni al voto sono pochi e piccoli, il risparmio sarebbe stato «esiguo»: un milione e mezzo di euro. Ieri l’ultimo tentativo è stato fatto in Conferenza capigruppo, senza esito.

In commissione

«La discussione avviata presenta un percorso tortuoso» con un eufemismo Aldo Reschigna, capo gruppo Pd, racconta le due ore di discussione «resta la speranza – scrive – di poter risparmiare i 22 milioni in un momento di grande difficoltà». «Non viene accettata da parte della giunta l’ipotesi di recepire i quesiti referendari in un nuovo testo. Si va a votare», così Andrea Stara di Insieme per Bresso, e che ha già dato il via alla sua campagna referendaria con parecchi manifesti in città. «Io presenterò lo stesso il mio ordine del giorno in Consiglio (lunedì; ndr) che chiede di richiamare e votare una delle proposte di legge in commissione che recepiscono interamente i quesiti referendari». Monica Cerutti di Sel commenta non senza disagio: «La spesa è ingente e ce ne rendiamo conto, ma l’unica via d’uscita è accettare i quesiti referendari. Non certo quella di cancellare la legge». Ecco questa sarebbe ancora la proposta della maggioranza, Lega, Pdl: cancellare la legge esistente – come sostiene Luca Pedrale – e adottare quella nazionale, «in un periodo in cui non si caccia. E da qui fino a settembre lavorare per una legge condivisa». Sarebbe la stessa posizione del presidente Roberto Cota, c’è però da tenere presente l’assessore competente Claudio Sacchetto, che ha un certo feeling con i cacciatori e difficilmente sarà d’accordo con una norma che accontenti di «referendari».

La Stampa – 19 aprile 2012

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