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Calderoli lancia idea di patrimoniale oltre i due milioni

Yacht, ville, auto di lusso, capitali nascosti per un valore superiore ai 2 milioni di euro. Sono alcuni dei beni che la Lega punta a colpire con un emendamento alla manovra-bis in corso di formulazione.

Ad annunciarlo è stato il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, che dal palco del meeting di Rimini ha parlato ieri di una «tassa particolare sull’evasione».

Una misura che non sembra però aver fatto molti proseliti all’interno del Pdl. Fermo restando che su questo intervento – così come sul possibile aumento dell’Iva, sul bonus per incentivare l’innalzamento dell’età pensionabile, sull’ampliamento della Robin Hood tax e sulla stretta agli assegni di accompagnamento – l’ultima parola spetterà al vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi programmato per lunedì ad Arcore. Ieri Calderoli ha anticipato il suo progetto ad Angelino Alfano, con cui ha affrontato tutti i temi caldi delle modifiche alla manovra proprio per preparare l’incontro tra i leader di Pdl e Lega.

Vedi tutti » I contorni della «tassa patrimoniale contro gli evasori» ideata dal Carroccio non sono ancora ben definiti. Dovrebbe trattarsi di una nuova imposta che colpirà strutturalmente i valori immobiliari o immobiliari detenuti da persone fisiche o giuridiche e fin qui sconosciuti al Fisco. Al momento resta da decidere la soglia oltre la quale scatterà il prelievo aggiuntivo e un’ipotesi circolata ieri parlava di 2 milioni di euro perché posizionando l’asticella più in basso si rischierebbe di colpire anche chi possiede un solo appartamento nel centro di una grande città. Da definire è anche l’aliquota da applicare che dovrebbe assestarsi al di sotto del 5%, forse al 2-3 per cento. In ogni caso dall’importo da corrispondere al Fisco verrà dedotto quanto già versato sotto forma di Irpef o Ires.

Resta ora da capire se Pdl e Lega troveranno l’accordo. Un’intesa parziale sembra essere stata raggiunta sul nodo Province. Dopo la minaccia del Pdl di spingere per la loro completa abolizione sembra ora prendere corpo l’idea di stralciare dalla manovra la soppressione di quelle fino a 300mila abitanti per procedere con un disegno di legge costituzionale di razionalizzazione complessiva. E destinate allo stralcio sarebbero anche le misure sui piccoli Comuni.

Sulle pensioni si continua a trattare. I vertici del Pdl hanno valutato come uno spiraglio le affermazioni di Calderoli sulla necessità di mettere mano (ma con la delega sull’assistenza) alle pensioni di reversibilità eccessivamente costose oppure alle indennità di accompagnamento. Anche se in serata il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, è andato all’attacco il Carroccio «poco responsabile» sulle pensioni. Di previdenza si è parlato anche tra Alfano e Calderoli. Più di un margine ci sarebbe sulla possibilità di attivare un meccanismo premiante per favorire il rinvio volontario (e non obbligatorio) del pensionamento di anzianità e, soprattutto, di vecchiaia. L’incentivo sarebbe ricavato da una fetta della contribuzione a carico dell’azienda: non sarebbe comunque delle proporzioni del bonus Maroni e potrebbe essere “digerito” anche da Cisl e Uil. Qualche chance l’avrebbe ancora anche un ulteriore anticipo (dal 2016 al 2014) dell’innalzamento dell’età pensionabile delle lavoratrici private. E non sarebbe del tutto chiusa la partita sulla riedizione dello scalone Maroni per le anzianità.

Se la maggioranza uscirà dall’impasse solo nella tarda serata di lunedì, termine fissato dalla commissione Bilancio del Senato per la presentazione degli emendamenti, restano percorribili solo due strade: la presentazione da parte del Governo di propri ritocchi e il ricorso a un maxi-emendamento con conseguente fiducia già a a Palazzo Madama. Il Pdl insiste anche per l’aumento dell’1-1,5 dell’Iva ordinaria del 20% (quella che interessa anche i beni di lusso), che però, vista la contrarietà del ministro Giulio Tremonti oltre che della Lega, resta ancora in bilico tra decreto e delega fiscale. Sul contributo di solidarietà l’idea del Pdl è di alzare la soglia a 200mila euro (con aliquota del 5%), o quanto meno a quota 150mila con l’aggancio al quoziente familiare.

Tra i correttivi quasi sicuri c’è il rafforzamento della Robin Hood tax, che però non dovrebbe essere estesa alle telecomunicazione (anche se il Governo è diviso), dal quale verrebbero ricavati due miliardi da destinare equamente all’allentamento della stretta sugli enti locali e sui ministeri. Gettonato anche il tetto agli stipendi dei manager pubblici. Poche possibilità sembra invece avere la proposta dei frondisti di tagliare del 25 gli organici della pubblica amministrazione.

ilsole24ore.com – 26 agosto 2011

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