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Carne di cavallo anche negli hot-dog Ikea in Russia

Dilaga lo scandalo delle frodi alimentari. La contaminazione da carne da cavallo colpisce anche gli hot dog in Russia. Ieri Ikea ha sospeso la vendita di hot dog nei suoi ristoranti russi dopo che una serie di controlli sulla sicurezza alimentare hanno evidenziato tracce di carne di cavallo. I prodotti contaminati provengono da uno stabilimento locale, quello della Tf Remit.

Dunque dopo le lasagne Findus, i ravioli e i tortellini Buitoni, le polpette e le torte dell’Ikea e il ragù della Star, il colosso svedese è incappato in un nuovo incidente.

Ieri la Direzione generale della concorrenza, del consumo e della repressione delle frodi in Francia ha quantificato in 6mila le porzioni di torte al cioccolato a rischio vendute da Ikea in Francia: potrebbero contenere tracce di colibatteri. Le torte sotto accusa sono state prodotte dal fornitore svedese Almondy.

Le aziende del food sono vittime delle frodi ma la frequenza degli incidenti mette a nudo l’assoluta insufficienza dei controlli sanitari predisposti dalle multinazionali. Se non reagire quando lo scandalo è già scoppiato, come la Star che ha imposto ai fornitori di carni il test del Dna. La società brianzola però ha bloccato le confezioni nello stabilimento prima che venissero distribuite alla rete commerciale.

La striscia delle frodi ha indotto la Commissione europea ha chiedere all’Agenzia europea dei farmaci (Ema) e quella per la sicurezza alimentare (Efsa) di valutare congiuntamente, entro il 15 aprile, i rischi per la salute umana dalla presenza nella carne di cavallo di residui del fenilbutazone, potente farmaco anti-infiammatorio. Il Centro per i diritti del cittadino (Codici) non attenderà nessun referto scientifico: ha avviato una class action anti frode per ottenere il risarcimento del danno subito. «L’obbligatorietà della presenza dell’etichetta è sancita dalla legge – commenta Ivano Giacomelli, segretario nazionale del Codici -. I consumatori hanno ingerito un alimento senza esserne a conoscenza. Tutto ciò costituisce un comportamento scorretto e ingannevole».

Dal suo canto Assocarni ribadisce che «la presenza di tracce di carne equina in prodotti che non la riportano in etichetta é un problema di frode in commercio, non di contaminazione alimentare. Non riguarda la genuinità della carne di cavallo in sé, quanto piuttosto l’inserimento in alcuni prodotti alimentari di ingredienti non dichiarati in etichetta».

Infine l’emergenza carne di cavallo inizia a produrre i primi danni sulle vendite, oltre quelli d’immagine, una sciagura per l’industria di marca. Coldiretti stima che le autorità avrebbero ritirato dal mercato 200 tipi di confezioni di prodotti alimentari in 24 Paesi. E in Italia le vendite di piatti pronti, surgelati e ragù sarebbero crollate del 30 percento.

Corriere.it – 9 marzo 2013

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