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Cartellino giallo per i dirigenti della Regione, è stretta sugli orari e si timbrerà anche per il pranzo. Dura lettera della segretaria generale Bramezza

Alda Vanzan. Entrano tardi. Escono presto. Quando fanno la pausa pranzo non timbrano il cartellino. Lavorano meno delle trentasei ore settimanali.

Generalizzare ovviamente non si può, ma dalle verifiche a campione risulta che non tutti i dirigenti della Regione Veneto siano così ligi al dovere. Assenteisti? Il dato di fatto è che non sono poi così incollati alla scrivania. Tant’è che adesso è scattato il richiamo formale da parte della Lady di Ferro di Palazzo Balbi: gli orari vanno rispettati, i cartellini vanno timbrati, eventuali uscite dal posto di lavoro devono essere comunicate e, soprattutto, documentate.

La Lady di Ferro che ha dato la stretta ai dirigenti risponde al nome di Ilaria Bramezza, segretario generale della Programmazione della Regione Veneto. In questi giorni ai “signori dirigenti di tutte le strutture regionali” sta arrivando una garbata quanto puntuale letterina che richiama tutti ai propri doveri. A partire dal rapporto di lavoro.

Punto primo, l’orario: “Si afferma la necessità che tutti i dirigenti osservino un orario di lavoro articolato su almeno 4 rientri pomeridiani, che preveda ingressi e uscite quantomeno analoghe a quelle delle abituali fasce di flessibilità dei dipendenti del comparto”. Tradotto: in ufficio si deve arrivare entro le 9, non all’ora della merendina. E si va a casa non prima delle 16.45, non dopo il caffè post pranzo. Obiezione: e se uno non può arrivare in orario per motivi specifici? “Ingressi ritardati o uscite anticipate – che dovranno comunque avere carattere di eccezionalità – dovranno essere sempre comunicati al direttore sovraordinato al fine di condividerne i motivi”. Chiaro? Cristallino, verrebbe da dire pensando a Tom Cruise in “Codice d’onore” mentre interroga Jack Nicholson. Ma a Palazzo Balbi devono aver pensato che un semplice richiamo al “rispetto delle prescrizioni sull’orario di lavoro” potrebbe non bastare ed è così che è scattata l’avvertenza: “Si procederà ad idonee verifiche, anche a campione”. Occhio, non sarebbero le prime, tanto che vengono richiamate precedenti circolari del 2006 e del 2013: “Verifiche già poste in essere hanno evidenziato che la prescrizione più volte impartite, relativamente al rispetto di un orario minimo di 36 ore settimanali, risulta, in casistiche non circoscritte a casi fisiologici e del tutto isolati, spesso disattesa». Insomma nelle strutture della Regione Veneto è usuale “non” trovare i dirigenti a loro posto perché devono ancora arrivare al lavoro o perché se ne sono andati prima del previsto. E tale circostanza, rimarca il segretario generale della Programmazione, “oltre a determinare un potenziale danno di immagine al ruolo dirigenziale regionale, è senz’altro sintomatica di una gestione delle responsabilità connesse alla posizione ricoperte non confacenti al trattamento giuridico ed economico propri del dirigente”. Di qui il richiamo: le 36 ore settimanali vanno osservate. Il cartellino va timbrato anche per la pausa pranzo e non esiste che si provveda a inserire manualmente le timbrature mancanti. Le uscite vanno comunicate preventivamente e documentate. Il generico “esco, ho un impegno” non vale più. E ce n’è pure per i titolari di posizione organizzativa, i cosiddetti Po: per almeno tre pomeriggi devono essere in ufficio.

Il Gazzettino – 5 luglio 2017

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