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Castelfranco. Iov, trasloco tra i veleni: «Sindaco suddito di Zaia». In ballo l’arrivo dell’istituto oncologico e la perdita di 300 posti letto generalisti. Le opposizioni attaccano

«Una relazione che apre a molte riflessioni, quella del coordinamento “Difendiamo il nostro ospedale” ma credo che sia irrealizzabile che vengano mantenuti i trecento posti attuali dell’ospedale a cui si aggiungano i centocinquanta posti dello Iov».

Questa l’osservazione del sindaco Stefano Marcon circa gli obiettivi che intende perseguire la petizione firmata da ventimila cittadini. Proprio il peso specifico non certo indifferente di queste adesioni arrivate in soli tre mesi potrebbe aprire nuove discussioni sul futuro dell’ospedale San Giacomo: nel corso del consiglio comunale è emerso questo orientamento, oltre che quello di far pesare in Regione questa alzata di scudi a tutela dell’ospedale generalista castellano. Ma concretamente ci possono essere ancora spazi d’azione per evitare quello che nei documenti ufficiali di oggi è un dimezzamento dei posti letto?

«A giorni – spiega Marcon – il gruppo di lavoro Ulss e Iov concluderà il suo lavoro che sarà esaminato in Regione. Dopo questo passaggio, come già concordato, il consiglio comunale incontrerà nuovamente il direttore generale Benazzi proprio per valutare quale sarà il futuro assetto dell’ospedale. Per quanto riguarda quello che già è stato espresso dalla Regione, il consiglio in modo trasversale, ad eccezione del Movimento 5 Stelle, ha già dato indicazioni: potenziamento di medicina generale, posti di pediatria e di patologia neonatale, salvaguardia della cardiologia che esprime una eccellenza. E il parere dei tecnici ha confermato che questa potrebbe essere una soluzione».

Ma dai banchi dell’opposizione, soprattutto da parte del Pd, è stato chiamato in causa il ruolo del sindaco in questo frangente, anche in riferimento all’appartenenza alla stesso schieramento politico che guida la Regione. «È utile fare una precisazione: le decisioni vengono prese a Venezia, nella quinta commissione vengono elaborate delle linee guida che poi sono sottoposte alla giunta e nella commissione sono rappresentate tutte le forze politiche. Quanto riguardava l’ospedale di Castelfranco è stato approvato senza nessun voto contrario, Pd e M5S si sono limitati ad astenersi. Ma l’astensione non esprime una contrarietà. A quanto pare le stesse forze politiche a Venezia si comportano in un modo e a Castelfranco in un altro. Oppure c’è qualche problema di collegamento tra chi di loro sta qui e chi invece siede in Consiglio Regionale».

Insomma Marcon non accetta di essere l’unico parafulmine sulla vicenda ospedale visto che le decisioni vengono prese altrove. E rigetta con forza il sospetto, avanzato in aula, che si accomoderà comunque alle decisioni della Regione: «Come ho detto in consiglio – conclude – non soffro di complessi di sudditanza verso nessuno. Per questo ho dato da subito la mia disponibilità a presentare in Regione insieme agli altri capigruppo consiliari alle istanze sottoscritte da ventimila cittadini».

Una “spedizione” a Venezia è comunque già nelle intenzioni del coordinamento “Difendiamo il nostro ospedale”: «Noi abbiamo già considerato di andare in Regione a sottoporre le firme all’attenzione del presidente Luca Zaia. E intendiamo farlo – dice il portavoce Alberto Genesin – Ma non vogliamo in alcun modo che portare le firme insieme ai partiti politici si traduca in una gita inutile o in un’occasione per fare una foto e dire che va tutto bene, insomma in una strumentalizzazione del nostro operato. Sarebbe nocivo e svilirebbe 20 mila firme».

La Tribuna di Treviso – 3 febbraio 2017 

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