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Castello di Godego. Polo di riabilitazione per la Regione, ma in realtà è un centro a luci rosse

E’ il «Castelsalus» di Castello di Godego: prostitute invece di fisioterapisti. C’è anche un centro estetico a luci rosse, chiuso due volte nel giro di sei mesi dai carabinieri, che a gennaio e lo scorso 8 luglio hanno arrestato l’intera famiglia proprietaria (marito, moglie e due figli) per sfruttamento della prostituzione, tra le strutture alle quali l’ormai defunta Agenzia regionale sociosanitaria (Arss) aveva concesso l’«attestazione di idoneità al sistema qualità regionale».

E’ il «Castelsalus» di Castello di Godego (Treviso), classificato sotto l’Usl 8 di Asolo come polo di «Medicina fisica e riabilitazione». Ora i termini per la richiesta di rinnovo dell’accreditamento sono scaduti (i titolari erano in altre faccende affacendati), ma il presidio continua a figurare tra i complessi della sanità veneta. Eppure invece di medici e fisioterapisti ci lavoravano ballerine da night e prostitute, nessun diploma in tasca ma grande esperienza in «massaggi, coccole molto dolci e relax », come recitava la pubblicità.

Il tutto per un business da 25 mila euro al mese. Sai quanti infermieri ci paghi? «E’ pazzesco, incredibile, stavolta sono davvero arrabbiata — sbotta Lia Ravagnin, presidente di Anisap, l’associazione degli ambulatori convenzionati— a noi la Regione fa le pulci su tutto e poi nemmeno controlla chi richiede l’accreditamento? La misura è colma». L’ironia della sorte è che Leonardo Padrin, presidente della V commissione Sanità in Regione, alla vigilia della mobilitazione generale degli accreditati di ieri aveva detto: «Sarà l’occasione per presentare il progetto di legge 339, che liberalizza le prestazioni ambulatoriali». «Più libere di così — ironizza Diego Bottacin, consigliere di Verso Nord in V commissione — vabbè che certi massaggi fanno miracoli, però tutto ciò è imbarazzante. Significa che l’accreditamento è diventato una farsa, un timbro concesso da un baraccone burocratico incapace di verificare i requisiti dell’immobile, degli spazi, degli arredi e soprattutto del personale e dell’organizzazione interni ai poli richiedenti la collaborazione con il sistema sanitario regionale». E adesso suona come una premonizione l’istanza con cui lo stesso Bottacin quindici giorni fa ha chiesto alla gunta Zaia come mai fosse stato potenziato il numero delle strutture accreditate e perchè le ultime arrivate non fossero state controllate. «Chissà quante altre sorprese verranno fuori — riflette il consigliere — chiederò una ricognizione». «La faremo—assicura l’assessore alla Sanità, Luca Coletto —ma prima di tutto il Castelsalus sarà cancellato dalla nostre liste». Addio coccole.

Corriere del Veneto – 17 luglio 2013

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