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C’era un volta l’esodo. Caro 1° agosto, non ti riconosco più. Addio alla fuga dalle città, le abitudini sono cambiate

Maria Corbi. Neanche agosto è più quello di una volta, signora mia. Un’altra certezza che si infrange contro il muro della crisi o forse solo contro quello dei tempi che cambiano. Città che non si svuotano, località estive che non si riempiono, la logica dei vasi comunicanti che mostra il futuro e a volte fa rimpiangere il passato.

Anni epici, diventati luogo comune, in cui le famiglie partivano per le vacanze traslocando, portandosi alla casa al mare o in montagna bauli con dentro oggetti e abitudini. In quei tempi, quando la moglie era in vacanza, il marito restava in città riassaporando la vita del single. E partiva solo il 1° agosto, data in cui veramente le città si svuotavano, mostrando tutta la loro bellezza ai pochi superstiti e ai turisti. Oggi quella data non è più simbolo delle ferie, della libertà e del tempo in famiglia ritrovati. E non è un caso se l’unica giornata da bollino nero sulle strade si è spostata in avanti, al 9 agosto, quando veramente tutti quelli che se lo possono permettere saranno partiti. Anche se per poco (quest’anno gli italiani trascorreranno fuori casa in media 11 giorni, contro i 12 dello scorso anno e i 14 del 2008, prima della crisi).

Si accorciano le vacanze come si sono ridotte le possibilità economiche, ma anche per effetto di nuove abitudini. I weekend lunghi, o lunghissimi, sostituiscono le ferie d’agosto. Chi parte preferisce mete esotiche o comunque all’estero scelte rigorosamente sui siti last minute o con offerte che abbondano su internet. L’Italia? Troppo cara. Il viaggio in auto? Spesso più costoso di un passaggio in aereo. E comunque vuoi mettere un selfie »made not in Italy»?

Qualche puntata fuori città e poi il ritorno a casa e alla città che non chiude più e che offre molte opzioni per passare il tempo. Un’indagine del Comune di Firenze rivela che un fiorentino su quattro rimarrà in città, accontentandosi concerti, mostre, qualche film e molta tv.

D’altronde è un fatto che in cinque anni la quota di chi fa vacanze in estate è scesa di dieci punti percentuali, dal 48,2% al 38,3%. Ossia sei milioni di persone in più che rimangono in città. E che si possono incontrare, almeno molti di loro, nei centri commerciali che stanno diventando quello che le piazze erano un tempo. Luoghi di incontro e di struscio, dove passare del tempo con aria condizionata, ristoranti low cost, divertimenti per bambini e shopping.

Negli Anni 60 rimanere ad agosto in città era impensabile o un segnale inequivocabile di difficoltà. Poi le cose hanno iniziato a cambiare ed essere il 1° agosto ancora a Roma è diventato chic. Oggi Nanni Moretti avrebbe avuto difficoltà a girare «Caro Diario», il film dove i ricordi si mescolano a una città vuota e silenziosa in una calda settimana d’agosto. Una Roma deserta, bellissima, girata in Vespa, dove tutto sembra possibile e dove chi è rimasto non si sente, finalmente, più solo un ospite. Dove sembra di essere in un paese dove tutti si conoscono, dove ci si saluta e si fraternizza. La consacrazione del pensiero massimo sulle vacanze ad agosto in città, quando il traffico dava una tregua, si trovava parcheggio e la sera ci si ritrovava tutti nei pochi ristoranti aperti, come in un club esclusivo. E dove gli unici disorientati erano i turisti, immersi nelle bellezze italiche ma abbandonati a loro stessi. Per loro le città «aperte per ferie» sono un decisivo passo avanti.

E chi ama il silenzio, il glamour e l’eco della città deserta se ne faccia una ragione. Almeno fino al 9 agosto.

La Stampa – 1 agosto 2014 

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