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Clima. Mezza Italia stretta dalla siccità. Il livello del Po è sotto del 40% rispetto alla media di lungo periodo, i laghi hanno già superato la soglia critica del 2007

Il Nord e Centro Italia stanno già facendo i conti con la siccità. Secondo i più recenti rilevamenti di dicembre e gennaio, i bacini naturali e i fiumi sono così sotto tutte le medie stagionali che nemmeno un mese continuo di pioggia potrebbe riportare la situazione alla normalità. E di pioggia, per il momento non se ne prevede.

L’allarme sui prossimi mesi è inoltre accentuato dal fatto che la riserva idrica rappresentata dalla neve sulle Alpi è molto scarsa. Poca neve significa poca acqua che in primavera si riverserà nei fiumi, quindi nei laghi Maggiore, di Como, di Garda, di Iseo.

Il servizio idro-meteo-clima dell’Arpa Emilia-Romagna (sezione di Parma) rileva quotidianamente i dati di tutto il bacino del Po. La situazione: dal confronto con i valori storici – spiegano i tecnici guidati dall’ing.Silvano Pecora – si evidenzia che in gennaio la portata del fiume è del 30% superiore al minimo storico del mese, ma del 40% inferiore alla media di lungo periodo. Il 27 novembre 2015 il Po a Pontelagoscuro (Ferrara) portava 932 metri cubi di acqua il secondo; un mese dopo, a dicembre, la portata era di 739 metri cubi; il 27 gennaio 2016 la portata è stata di 678 metri cubi. Basta questo andamento per capire che tutti gli affluenti del grande fiume padano adducono meno acqua perchè non piove da lungo tempo.

Fotografia analoga è rilevata dall’Anbi, l’associazione nazionale dei consorzi di gestione del territorio e delle acqua irrigue. «I dati – dicono all’Anbi – disegnano una situazione di grave criticità soprattutto nell’Italia Occidentale, dove le riserve idriche dei grandi bacini lacustri sono inferiori di oltre il 40% a quelle registrate nella più recente siccità, quella del 2007: il lago Maggiore è al 16,5% della sua capacità, il lago di Como è sceso addirittura sotto il 10% (9,4%, cioè 23,8 centimetri sotto lo zero idrometrico)». Meno allarmante invece la situazione negli invasi centro meridionali dove i livelli si mantengono indicativamente su quelli registrati lo scorso anno. «Salvo radicali novità meteo, l’attuale livelo del manto nevoso non garantirà i consueti afflussi idrici nei prossimi mesi, determinanti per i raccolti agricoli», spiegano ancora all’Anbi. Il presidente dell’associazione, Francesco Vincenzi, rilancia: «È quanto mai opportuna l’urgente attivazione del tavolo di concertazione nazionale sull’emergenza idrica, condiviso con il ministero dell’Ambiente».

Chi si è già attivato con un incontro è la Regione Lombardia. Nei giorni scorsi c’è stata una riunione con gli assessori al Territorio (Beccalossi), all’Agricoltura (Fava), Ambiente (Terzi) e i rappresentati di consorzi di bonifica e agricoltori. Ovviamente è stato deciso di mantenere alta la guardia e di monitorrare la situazione. Prossimo giro di tavolo il 24 febbraio. In prospettiva gli interventi da approntare non sono semplici, anche perchè riguardano i numerosi soggetti interessati (in primis le società di generazione di energia idroelettrica, affamate di acqua); coinvolgono direttamente la Svizzera per la regolazione del Ticino e del lago Maggiore; preoccupano gli agricoltori che non vogliono trovarsi senza risorse per irrigare i campi da primavera a estate inoltrata. Ecco perchè l’Anbi parla di discutere anche dei limiti del così detto “minimo deflusso vitale” – il livello di acqua necessario a mantenere in vita la ittiofauna – valorizzando la funzione anche ambientale dell’irrigazione.

Attualmente è presto per parlare di ripercussioni sui prossimi raccolti nazionali. Certo è che l’anomala stagione climatica imposta da El Nino non ha ancora finito di riservare brutte notizie.

Roberto Iotti – Il Sole 24 Ore – 30 gennaio 2016 

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