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Coldiretti: «400 pagine di Piano energetico regionale e 1095 giorni di ritardo. Politica di soli annunci e assenza totale di concertazione»

1.095 giorni di ritardo, pari a tre anni di silenzio istituzionale sul Piano energetico regionale. In questo tempo lo sfregio sul territorio è visibile addirittura dallo spazio: a Canaro in provincia di Rovigo l’impianto fotovoltaico più grande del Veneto testimonia la latitanza del governo delle energie rinnovabili. E’ la denuncia di Coldiretti nell’apprendere la notizia del testo approvato dalla Giunta regionale elaborato in completa clandestinità.

“Nonostante le nostre proposte documentate – spiega Coldiretti –   il presidio presso gli uffici tecnici preposti, i ripetuti incontri con l’assessorato competente sulla necessità di un intervento legislativo urgente, siamo stati ignorati per tutta la fase di scrittura delle regole ora ufficialmente adottate dalla Giunta”. Coldiretti ricorda che il primo stop lo diede il Consiglio regionale nel 2010 con una legge e a seguire delibere ad hoc che ancora controllano il rilascio delle autorizzazioni, quando, purtroppo,  era già scattato anche l’allarme per la proliferazione dei digestori su tutto il territorio: intere coltivazioni di mais alimentano le mega cisterne di chi usa il silomais, base della razione alimentare bovina, al posto del liquame.

“Ci siamo attivamente impegnati – precisa Coldiretti –  anche dal punto di vista giuridico, per incoraggiare uno sviluppo sostenibile delle fonti alternative, a fronte del fattivo e costruttivo impegno volto a rapportare la bioenergia con l’agricoltura che produce un bene primario qual è il cibo. Prendiamo atto del lavoro corposo prodotto (più di 400 pagine) per il quale è ammessa la presentazione di osservazioni secondo un preciso standard su non più di 2 pagine. È il primo caso, e speriamo anche l’ultimo, di palese mancanza di concertazione”.

“Nel frattempo rileviamo oltre al danno anche le beffe – conclude Coldiretti – sono state archiviate le controversie legali che hanno prodotto una sentenza assurda: è vietato all’imprenditore agricolo di costruire un annesso rustico sulla sua proprietà ma è consentito alle multinazionali di piantare piloni di cemento armato con collegate distese di pannelli solari”.

20 novembre 2013 

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