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Come prevenire le pandemie. Senza difese preventive le prossime malattie infettive potrebbero essere più gravi delle antiche. Ne abbiamo facilitato la diffusione massacrando l’ambiente

Arnaldo Benini, Il Sole 24 Ore. Settecento milioni di anni fa il primo essere vivente multicellulare, e nostro antenato, uscì dall’acqua e s’inoltrò nella terra, da oltre tre miliardi di anni colonizzata da microrganismi. Erano e sono presenti nei mari anche più freddi e più salati e nella profondità degli oceani, in superficie e dentro la crosta terrestre, nei vulcani, nei crepacci delle rocce e dei ghiacciai, capaci di vivere in condizioni estreme nutrendosi di tutto, anche della luce del sole e del metano.

Nella natura in cui viviamo non esistono ambienti sterili. I microrganismi (batteri e virus, invisibili ad occhio nudo, con una biochimica complessa) si dividono ogni mezz’ora in due discendenti identici. Biologicamente sono immortali. Muoiono se eliminati da medicamenti, da anticorpi o dalle sterilizzazioni. Si nutrono, riproducono e diffondono utilizzando al massimo le risorse – delle quali noi siamo parte – fino a causare epidemie (malattie infettive circoscritte) e pandemie (a diffusione continentale o universale). Esse sono eventi normali della biologia dei microrganismi, che i sistemi immunitari non sono sempre in grado di contrastare. La malattia è il rapporto evidente fra microbi ed ospiti.

Da quando i microrganismi vengono combattuti con strategie moderne, una sola specie virale – la più terribile – sembrava estirpata, quella del vaiolo, che solo nel XX secolo ha ucciso milioni di persone. Nelle scimmie il vaiolo è rimasto attivo e in alcune regioni del Congo é passato di nuovo all’uomo, da quando la progressiva distruzione delle foreste costringe animali e uomini a vivere più vicini. La giornalista americana Sonia Shah, con un libro modello di divulgazione scientifica, e Annie Sparrow, per anni direttrice del New England Journal of Medicine, con un densissimo saggio, informano sul nostro conflitto con il micromondo. La bonaccia attuale é fittizia: le malattie infettive uccidono a milioni. L’influenza stagionale uccide ogni anno circa mezzo milione di persone. La tbc colpisce oltre 9 milioni di persone all’anno e ne uccide un milione e mezzo, la malaria 200 milioni con 500.000 vittime. La poliomielite è ricomparsa, verosimilmente a partire dalla Siria.

Fino ad ora gli uomini hanno resistito, pur con perdite immense, all’assedio dei microrganismi e degli animali che li diffondono: mosche, moscerini, zanzare, scarafaggi, pipistrelli, uccelli, e animali domestici, con i quali l’uomo convive a partire dall’inizio dell’agricoltura. In alcuni mercati della Cina, che la Shah descrive con disgusto, tartarughe erano mescolate ad anatre, puzzole, serpenti e gatti, immersi negli escrementi: conglomerato d’animali che in natura non si sarebbero mai incontrati. Il passaggio dei coronavirus della SARS (sindrome respiratoria acuta) dai pipistrelli ai gatti e dai gatti all’uomo é iniziato in un mercato cinese. Le pandemie si sviluppano in comunità densamente popolate e grazie a rapidi mezzi di trasporto utilizzati dagli agenti patogeni. Sono una caratteristica dell’età industriale. Un esempio é la pandemia di influenza spagnola, che uccise 50 milioni di persone e infettò il 20% dell’umanità negli anni della prima guerra mondiale. Molti dei sopravvissuti ammalarono in età avanzata della malattia di Parkinson, come conseguenza dell’encefalite che può accompagnare le influenze: si pensò, erroneamente, che, scomparsa la generazione colpita anni prima dalla spagnola, il Morbo di Parkinson sarebbe sparito. Dal 1817, a partire dal Bengala colonizzato e violentemente manomesso dagli inglesi, si sono susseguite 7 pandemie di colera, con circa mezzo miliardo di morti nel mondo. Parigi, Londra, New York e altre grandi città furono letteralmente decimate. La settima, di un batterio mutato, è in corso dal 1961. Colpisce circa tre milioni di persone l’anno uccidendone centomila. Dal 2010 infesta Haiti, portata da truppe dell’ONU trasferite dal Nepal. Ci sono più morti di colera ad Haiti che nel resto del mondo. Non solo il colera provoca diarree mortali: più di due milioni di persone muoiono ogni anno per gastroenteriti da vermi.

Nella storia delle infezioni è evidente quale ruolo abbiano giocato, nel facilitarne la diffusione, non solo la biologia del microrganismo, ma l’incuria, la superstizione, i pregiudizi, la corruzione. Il morbillo è la malattia più contagiosa e il vaccino attenuato l’aveva quasi sradicata nei Paesi sviluppati, fin quando, nel 1998, fu sospettato di provocare l’autismo. Ora lo sradicamento del morbillo è in pericolo. Giovanni Giolitti, capo del governo e ministro degli interni, quando il colera raggiunse l’Italia e Venezia nel 1911 (Thomas Mann, che alla fine di maggio del 1911 aveva visto la città nella morsa della malattia, scriverà nel 1912 Der Tod in Venedig, La morte a Venezia) più interessato a proteggere il commercio che la salute pubblica, impose il silenzio stampa per non compromettere “l’industria del forestiero.” Secondo entrambe le autrici e molti infettivologi e microbiologi un big one pandemico dovuto a ceppi batterici o virali resistenti ai medicamenti e ignoti ai meccanismi immunitari è nell’ordine delle cose.

È verosimile che l’aumento della popolazione, la distruzione dell’ambiente (solo il 23% delle terre emerse non sono state ancora manomesse) l’aumento della temperatura, metta in circolazione microorganismi contro i quali non abbiamo alcuna difesa? Come prevenire e difendersi da una pandemia aggressiva e inattesa? Le autrici sono concordi che le misure determinanti sono preventive, e riguardano soprattutto vaccinazioni e l’igiene, anche elementare. In Svizzera, ad esempio, la raccomandazione di lavarsi le mani quando si rientra in casa, ripetuta nelle scuole e nei mezzi di comunicazione, ha contribuito a ridurre di un terzo il numero di colpiti dall’ultima epidemia d’influenza. Per fermare agenti micidiali come l’Ebola e la Zika ci vuole ben altro.

Si spendono somme enormi nella costruzione di ospedali: sarebbe opportuno, dicono la Shah e la Sparrow, impiegare parte di quella somma nella prevenzione, consapevoli che senza difese preventive le prossime malattie infettive potrebbero essere più gravi delle antiche. Ne abbiamo facilitato la diffusione massacrando l’ambiente.

Sonia Shah Pandemic Tracking Contagions, from Cholera to Ebola

and Beyond , Farrar Straus & Giroux, New York , pagg. 271 € 30; Annie Sparrow, The Awful Diseases on the Way , New York Review

of Books, June 9, 2016

Arnaldo Benini – IL Sole 24 Ore . 5 febbraio 2017

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