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Comparto sanità, siglata la pre-intesa sul contratto 2016-18. Ma il fronte sindacale è diviso e la protesta esplode sui social

Dopo 8 anni e 7 mesi dall’ultimo contratto e a 2 anni e 7 mesi dalla sentenza della Corte costituzionale n. 251/2015 è stato rinnovato il Ccnl del comparto Sanità. Tecnicamente si tratta della Ipotesi di contratto collettivo – la cosiddetta Preintesa – che dovrà ottenere l’integrazione di efficacia dal Comitato di Settore con l’autorizzazione alla sottoscrizione definitiva e dalla Corte dei Conti riguardo alla compatibilità dei costi

Dopo 28 ore di trattativa tra sindacati e Aran, mentre gli infermieri in sciopero protestavano sotto la pioggia della capitale, si è chiusa la pre-intesa per il rinnovo del contratto del comparto sanità 2016-18 alla presenza della ministra della Pa Marianna Madia. Un’intesa che interessa 550 mila lavoratori impegnati nel Ssn. Che però divide il fronte sindacale, con le sigle di categoria degli infermieri, Nursind e Nursing up, impegnati in uno sciopero nazionale (l’adesione è stata dell’80%) , che hanno deciso di non firmare. Mentre Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto l’accordo.

Lorenzin: «Passo importante per restituire dignità ai professionisti»
La ministra della Salute Beatrice Lorenzin valuta positivamente l’intesa: «Un passo importante per restituire la dignità a migliaia di professionisti – dichiara su twitter – che ogni giorno lavorano nel nostro Ssn e garantiscono la salute dei nostri cittadini. Adesso andiamo avanti anche per i medici». Le trattative sono infatti ancora in corso per il contratto dei Medici dipendenti ospedalieri e pe rla nuova convenzione con i medici di base.

Anche per Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni è una «Giornata positiva per la sanità italiana». «Un segnale importante dopo l’accordo raggiunto per il riparto del fondo sanitario che assicura comunque dal 1° gennaio 2019 l’incremento di un miliardo delle risorse destinate al servizio sanitario».

«Anche i lavoratori della sanità – ha aggiunto Massimo Garavaglia, presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità (ed assessore della Lombardia) avranno a partire dal 1° marzo 2018 un incremento delle retribuzioni, mediamente 85 euro al mese. Un risultato non scontato».

Una maratona di 28 ore
La firma è arrivata dopo una lunga e durissima trattativa no stop su una bozza che dalla versione di ieri, giudicata “irricevibile” , a quella di oggi ha comunque subito modifiche migliorative. «Dopo circa 10 anni di scioperi, mobilitazioni e iniziative, spesso da soli come Fp Cgil, oggi arriva un primo risultato. Il terzo tassello per ricomporre il quadro del lavoro pubblico, dopo il rinnovo del contratto delle Funzioni Centrali e la recente intesa su quello delle Funzioni Locali», afferma la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, al termine della trattativa, dopo la firma. «Finalmente – prosegue – sblocchiamo la contrattazione nel settore sanitario, primo passo per restituire la dignità a tutti coloro che lavorano prendendosi cura dei cittadini, ma non ci fermiamo: la strada è ancora lunga».

Intanto i primi obiettivi raggiunti, con aumenti retributivi fino a 95 euro mensili e gli arretrati del 2016 e 2017. E poi, spiega la Cgil «ripartirà la contrattazione per il trattamento accessorio». Insomma per Sorrentino si è «realizzato un reale e visibile aumento dei diritti con un avanzamento complessivo degli istituti dei rapporti di lavoro».

Sono previsti 91 euro pro capite per incrementare i fondi della produttività e rivalutare le indennità a seguito della contrattazione integrativa (a partire da notturno, pronta disponibilità e festivo). Altro miglioramento ottenuto è che sono stati inclusi nel calcolo del tempo lavorato 15 minuti di tempo di vestizione, innalzabili in contrattazione aziendale e i tempi del passaggio di consegne tra un turno e l’altro. Su tutti gli altri capitoli (assunzioni, formazione, risorse aggiuntive e riorganizzazioni) si apre un confronto regionale: «Più spazio per incidere dove si decide – continua la Cgil – niente deroghe sui riposi, rispettato l’orario di lavoro; estensione, da subito, del sistema indennitario agli operatori socio-sanitari e agli assistenti sociali; più ruolo alle Rsu: potenziata la contrattazione decentrata e semplificati i fondi per la contrattazione; entro luglio un nuovo sistema di classificazione; un nuovo sistema di incarichi di coordinamento, organizzativi, professionali e di formazione per valorizzare quelli esistenti e offrire opportunità; infine, escluso il Jobs Act, a partire dal mantenimento dell’articolo 18, ed eliminata la legge Brunetta».

Gli infermieri non ci stanno: la bozza è migliorata ma i nodi restano
Restano insoddisfatti i sindacati degli infermieri (i dipendenti sono 270mila, quasi la metà del totale di 530mila professionisti del comparto sanità). «Un infermiere a inizio carriera – sottolinea Antonio De Palma, presidente di Nursing up – avrà un aumento tabellare di 68 euro lordi. Alcune deroghe alle norme Ue sulle 11 ore di riposo continuativo restano in piedi. E le indennità restano quelle di dieci anni fa, con possibili aumenti del 10-20 per cento delegati alla contrattazione di secondo livello. Le questioni vere vanno ancora affrontate e noi come sindacato nei prossimi giorni ci confronteremo con i nostri professionisti».

«Oggi sono orgoglioso di essere un infermieri perché la bozza è migliorata grazie al nostro sciopero», sottolinea Andrea Bottega, segretario Nazionale Nursind, «Ma di fatto questo è un pre-accordo politico, peggiorativo rispetto al quadro attuale, che appesantisce le norme sulla pronta disponibilità e allarga il lavoro straordinario. Si usano i fondi contrattuali per sovraccaricare chi è già in organico e non fare le assunzioni».

Leggi anche su Quotidiano sanità “Infermieri, la rivolta esplode sui social. Dietro il dissenso sulla firma del contratto c’è soprattutto l’appiattimento stipendiale di una categoria che si sente tradita”

IL Sole 24 Ore sanità – 25 febbraio 2018

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