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Confindustria. Il vicepresidente Ferrarini: «Serve un commissario anti-contraffazioni. Il nostro approccio a Bruxelles è da seconda linea»

Le cifre sono enormi: la contraffazione nel mondo pesa per 350 miliardi di dollari, un giro d’affari più alto di quello dello spaccio di stupefacenti. Per l’Italia, Paese manifatturiero, esportatore, la penalizzazione in termini di fatturato, elusione fiscale, posti di lavoro, è elevata. Siamo arrivati al paradosso che il fatturato del “parmesan” ha superato, nel 2014, quello del parmigiano reggiano.

Una situazione inaccettabile per Lisa Ferrarini, vice presidente di Confindustria per l’Europa, che fa la spola con Bruxelles per combattere la battaglia contro la contraffazione. «Ormai tutto è Europa. Altri Paesi mandano a Strasburgo e Bruxelles funzionari giovani, preparati, degli attaccanti. Noi siamo sempre in seconda fila. L’Italia ha un approccio alla Ue da cimitero degli elefanti, mandiamo personaggi non preparati. Mi piacerebbe invece vedere il nostro paese all’attacco», ha detto ieri alla trasmissione 2Next-economia e futuro, andata in onda su Rai2 e condotta da Annalisa Bruchi.

Dobbiamo fare di più noi italiani, bisogna fare di più a livello Ue: «C’è solo un organo di controllo europeo sulla contraffazione ed è un osservatorio. Servirebbe invece un’Authority europea, anzi un vero e proprio Commissario per una lotta efficace contro i falsi». Per un’azione più incisiva pesano probabilmente quelle divisioni che stanno ritardando l’approvazione del “Made In”, cioè l’etichettatura di origine. Una questione su cui la Ferrarini si è spesa moltissimo e continuerà a farlo: «Non è una battaglia persa, anche se ci sono grandi resistenze, della Germania e dei Paesi del Nord Europa. Continueremo a combattere», incalza la vicepresidente di Confindustria, sottolineando che per esempio l’associazione dei calzaturieri italiani ha stimato in 40mila posti di lavoro in più l’effetto dell’approvazione dell’etichettatura d’origine.

Su questa battaglia il governo avrebbe potuto fare di più, ma di contro è molto positivo che siano stati stanziati 230 milioni in tre anni per la promozione del nostro made in Italy. «È il primo anno, forse non sono abbastanza, ma in questo momento sono una benedizione perché queste risorse ci danno una grande mano contro la contraffazione in tutto il mondo», ha detto la vicepresidente di Confindustria, sottolineando che l’Italia è molto attenta e accurata sulla sicurezza alimentare.

A una domanda sul governo, la Ferrarini ha risposto: «Renzi sta facendo bene. È un soggetto da prendere con le pinze, un toscano con una bella forza. In questo momento è la persona giusta nel posto giusto, ha la spinta per gestire le riforme, anche quelle impopolari». Come per esempio il Job Act: «Mi piace, l’ho promosso. La riforma del lavoro è stata impopolare per il presidente del Consiglio. Ora bisogna andare avanti: mettere mano alle politiche attive e passive. Serve un centro di collocamento che funzioni davvero, organizzato come quello tedesco».

Quanto all’acquisizione di marchi italiani da parte delle multinazionali «gli investitori stranieri – ha detto – fanno bene a venire nel nostro Paese, l’internazionalizzazione è positiva. L’importante è che mantengano i livelli occupazionali e garantiscano la qualità dei prodotti. Non credo che vogliano venire a cannibalizzare il nostro made in Italy». Sulla ripresa, ha aggiunto di essere fiduciosa sull’effetto Expo e si aspetta segnali positivi specie nella seconda metà dell’anno. Bene il Quantitative easing da parte della Bce, «ma ora le banche facciano il loro mestiere, bisogna non fermarsi all’analisi dei numeri, ma vedere cosa c’è dietro le aziende».

Il Sole 24 Ore – 11 marzo 2015 

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